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Il mercurio nel pesce: facciamo chiarezza

Stiamo portando in tavola un possibile frutto del nostro inquinare: tanta paura per il mercurio nel pesce, facciamo un po' di chiarezza, tra livelli ammessi e tollerati e pericoli reali

Il mercurio nel pesce: facciamo chiarezza

Per chi consuma pesce, la paura di essere intossicato dal mercurio è direttamente proporzionale alle raccomandazioni che ne danno di volta in volta organi ufficiali in materia di alimentazione e alla non sicurezza circa i controlli e la provenienza del pescato.

Ecco come ci si può salvaguardare e come fare attenzione.

 

Come si contamina il pesce

Il pesce viene contaminato dall'elemento mercurio per 2 ragioni principali:

  1. la prima può essere definita "naturale", ovvero connessa a meccanismi di "dilavamento" ed erosione del terreno da parte dell'acqua del mare; chiaramente ove i minerali presentano una maggiore ricchezza di mercurio, in quelle aree il mare ne presenterà una più alta concentrazione;
  2. la seconda ragione è invece del tutto "innaturale", connessa ai processi inquinanti di fabbriche, industrie e in ultimo dell'uomo che sversano in mare acque contaminate.

Gli animali marini che vengono in contatto con questa sostanza, la assimilano e la trasformano in metilmercurio, presente in essi in varie concentrazioni, che differiscono a seconda del periodo di vita e della posizione nella loro catena alimentare.

Il metilmercurio del pesce diventa così mercurio biodisponibile per l'uomo, che, consumando pesci contaminati, lo diffonde nei propri organi e tessuti, dove, soprattutto a livello nervoso, può esercitare la sua azione tossica.

 

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Limiti di tossicità del mercurio

Giappone, metà degli anni cinquanta: qui molte persone che avevano consumato pesce proveniente da un'area marina contaminata da un'industria, si ammalarono e manifestarono lesioni a livello neurologico.

Da allora vennero prese serie misure e fu deciso di organizzare procedure di controllo sugli alimenti e imporre limiti di tolleranza di mercurio. Tali limiti si collocano da 0,5 e 1 mg di mercurio per ogni kg di pesce.

Più recentemente la FDA (Food and Drug Administration ) e l’EPA (Enviromental Protection Agency) hanno emanato delle raccomandazioni per il consumo di pesce durante la gravidanza, la lattazione e per il bambino. Raccomandazioni che vanno a braccetto con il buon senso e con il fare proprio una dieta equilibrata.

L’indicazione di massima è infatti quella di consumare circa 225-340 grammi di pesce a settimana, il corrispettivo di due o tre porzioni. In particolare le agenzie americane raccomandano di evitare pesci con possibile elevato contenuto di mercurio, come squalo, sgombro reale e pesce spada, limitando anche il consumo di tonno bianco.

Tra i pesci che contengono meno mercurio vi sono indicati il merluzzo, la tilapia e il pesce gatto. Va ricordato anche che un tonno o un pesce spada, essendo più in là nella catena alimentare, avranno una concentrazione di mercurio superiore rispetto alla sardina.

 

Sicurezza e alimentazione

Grazie ai controlli esistenti, tendenzialmente si direbbe che il pesce in commercio sia privo di pericoli connessi al mercurio, in quanto vengono sistematicamente controllati prima di essere sottoposti alla lavorazione.

Un pericolo potrebbe invece derivare dal consumo di pesci provenienti da mercati illegali, di cui non è chiaramente certificata la provenienza, o pescati in zone particolarmente inquinate.

 

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