Karkadè, proprietà e benefici

Il karkadè è una bevanda dissetante e rinfrescante, dalle proprietà diuretiche, lenitive e antinfiammatorie.

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Il karkadè (Hibiscus sabdariffa) è una pianta della famiglia delle Malvaceae. Dai fiori di ibisco si ottiene una bevanda dissetante e diuretica.

 

 

Proprietà del karkadè

Il karkadè o carcadè, noto anche come tè rosa di Abissinia, è una bevanda che si ottiene dall'infusione dei calici e degli epicalici dei fiori di ibisco, l'Hibiscus sabdariffa.

Le principali proprietà attribuite al karkadè sono:

  • Diuretiche;
  • antinfiammatorie;
  • antiossidanti;
  • emollienti
  • blandamente lassative
  • lenitive
  • rinfrescanti
  • toniche

I benefici del karkadè sono attribuiti alla presenza di acidi organici, polisaccaridi, composti fenolici (flavonoidi, antociani), tannini, mucillagini, fitosteroli e vitamina C presenti nella droga della pianta.

 

Benefici del karkadè

Grazie alle proprietà dell'ibisco, il consumo di karkadè ha azione antinfiammatoria e antiossidante ed è utile per proteggere i vasi sanguigni e a contrastare la fragilità capillare varici, le emorroidi, la couperose e la cellulite.

Le proprietà diuretiche dell'infuso di karkadè, contribuiscono ad abbassare la pressione sanguigna e, unite all'azione antinfiammatoria e antiossidante i possono migliorare il decorso delle infezioni e delle infiammazioni a carico delle vie urinarie come la cistite e aiutare a combattere la ritenzione idrica.

Inoltre, il karkadè ha azione emolliente e blandamente lassativa, dunque il suo consumo può aiutare ad alleviare la stipsi cronica.

Diversamente dal tè, il karkadè non contiene caffeina, ma presenta comunque un'azione tonica che aiuta a combattere stanchezza e astenia.

 

Tisana al karkadè

Dall'infusione fiori di ibisco si ottiene una bevanda rinfrescante e dissetante, lievemente acidula, gradevolmente agrumata e dall'inconfondibile colore rosso intenso.

La tisana al karkadè si prepara con 1-2 grammi di fiori di ibisco essiccati in 150 millilitri di acqua bollente. Dopo aver lasciato in infusione i fiori per circa dieci minuti, si filtra e si può consumare. L'infuso di karkadè può essere gustato anche freddo con aggiunta di succo di limone o dolcificato con miele. Se ne possono bere diverse tazze al giorno in qualsiasi momento della giornata; non contenendo caffeina, è possibile bere il karkadè prima di dormire.

 

Modalità d'uso

Il karkadè, oltre a essere consumato come infuso, si trova anche sotto forma di estratto secco in capsule e come tintura madre. L'estratto di karkadè si assume a dosaggi che variano da 150 a 600 milligrammi al giorno suddivisi in tre somministrazioni, mentre la quantità di tintura madre è di 40 gocce da una a tre volte al giorno.

 

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Karkadè in gravidanza

Il karkadè non è controindicato in gravidanza ma deve essere consumato con moderazione, soprattutto durante il primo trimestre.

 

Controindicazioni del Karkadè

Il karkadè non presenta particolari controindicazioni o effetti collaterali e il suo uso è sconsigliato solo in caso di allergie o sensibilità individuale. Meglio non abusarne in caso di pressione bassa.

 

Descrizione della pianta

La pianta del karkadè è un arbusto perenne che può raggiungere i tre metri di altezza. Le foglie sono verdi con margine leggermente dentato e lamina trilobata. I fiori del karkadè hanno cinque petali riuniti in un calice rosso e carnoso. Il calice viene raccolto dopo la fecondazione, quando aumenta di dimensione e diviene carnoso.

 

Habitat del karkadè

La pianta del karkadè è originaria dell’India occidentale e coltivata nelle zone subtropicali di Asia e Africa.

 

Cenni storici

La parola karkadè deriva dal nome karkadeb con cui la pianta è chiamata nel dialetto Tacruri, in Etiopia. Conosciuto anche con altri nomi come "tè rosso" (per le affinità di preparazione con il tè), tè rosso d'Abissinia, tè Nubiano, Acetosa Giamaicana, il karkadè è una bevanda molto diffusa soprattutto nei paesi caldi, e in Egitto, dove viene consumato sia caldo che freddo, perché molto rinfrescante e dissetante, per questo, tradizionalmente nei lunghi viaggi, gli africani ne tengono in bocca un fiore secco.

In Italia la bevanda è arrivata nel XVIII secolo grazie ai vari imperi coloniali occidentali dell'epoca. La fama del karkadè ha subito alti e bassi. Durante il fascismo, fu importato nella nostra penisola solo allo scoppio della guerra contro l’Etiopia (1935), quando la Società delle Nazioni inflisse all’Italia alcune sanzioni economiche e il governo fascista organizzò il sabotaggio dei prodotti stranieri. Fu così che il tè, prodotto nelle colonie inglesi, venne sostituito con il karkadè (accolto con scarso entusiasmo).

In America nel periodo del proibizionismo fu usato al posto del vino (per l'aspetto esteticamente simile), in altri luoghi, come in Jamaica, divenne per il colore rosso rubino la bevanda di Natale.

 

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