Artiglio del diavolo: proprietà, uso, controindicazioni

L'Artiglio del diavolo è una pianta erbacea perenne originaria dell'Africa meridionale e orientale. Le sue radici, essiccate, sono utilizzate per la preparazione di prodotti erboristici e fitoterapici. Le virtù più note della pianta riguardano il suo potere analgesico ed antinfiammatorio.

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©Marco Uliana -123rf

L'artiglio del diavolo (Harpagophytum procumbens) è una pianta perenne della famiglia delle Pedaliaceae utilizzata per la cura dei dolori reumatici grazie alle sue proprietà antinfiammatorie e analgesiche. Scopriamolo.

 

Descrizione della pianta

L’artiglio del diavolo è una pianta erbacea perenne, caratterizzata da fusti striscianti su cui si sviluppano foglie opposte lobate di colore verde-blu.

I fiori sono grandi e solitari con corolla a tubo giallo che si apre in lobi rosso violacei.  I frutti sono capsule legnose che presentano acute escrescenze che portano spine curve e taglienti a uncino, simili ad artigli.

Le radici tuberizzate, che rappresentano la droga della pianta, possono raggiungere i due metri di profondità. Si raccolgono in autunno da esemplari spontanei e, dopo essere state tagliate a rondelle ed essiccate, sono utilizzate per la preparazione di prodotti erboristici e fitoterapici.
 

Habitat

L’artiglio del diavolo è originario dell'Africa meridionale e orientale e cresce spontaneamente nei suolo ricchi di ossidi di ferro nelle zone semidesertiche delle savane.

La specie è diffusa in particolare in Namibia, Bostwana, Transvaal, regione del Capo.

 

Proprietà e utilizzo dell'artiglio del diavolo

L’artiglio del diavolo è impiegato da secoli nella medicina tradizionale dei popoli sud-africani per la cura di vari problemi del sistema osteo-articolari.  


L'efficacia analgesica e antinfiammatoria è data dalla presenza di glucosidi iridoidi – tra cui l’arpagoside - contenuti nella radice della pianta.


L'artiglio del diavolo si è dimostrato particolarmente attivo soprattutto nelle situazioni che causano dolore e infiammazione senza che vi sia grave compromissione articolare come tendiniti, osteoatrite, artrite reumatoide, mal di schiena, mal di testa da artrosi cervicale, dolori generici alla cervicale, contusioni, sciatica, artrite, artrosi, gotta.

All’artiglio del diavolo sono attribuite anche proprietà ipocolesterolemizzanti, ipotensive, antiaritmiche e digestive, queste ultime date dall’azione amaricante degli iridoidi, capaci di stimolare la produzione di succhi gastrici e bile.

Uso interno

L’artiglio del diavolo si trova in commercio in erboristeria sotto forma di droga grezza, tintura madre, capsule o compresse. 

Considerando prodotti di qualità standardizzati e titolati le dosi indicate sono:

  • In estratto secco: per problemi osteoarticolari e reumatici 300-600 mg al giorno da assumere in 3 momenti della giornata.
  • In tintura madre: 20-40 gocce diluite in acqua, 3 volte al giorno 
  • In infuso: 5 grammi di radice in 500 ml di acqua, da assumere in 3 volte al giorno.
     

Uso esterno

Pomate, unguenti e gel
a base di artiglio del diavolo sono indicati in tutte le forme di infiammazioni articolari.

 

Controindicazioni

L’artiglio del diavolo è generalmente ben tollerato e può essere assunto senza effetti collaterali gravi anche per lunghi periodi, ad esempio in caso di dolori cronici. 

Le proprietà digestive dell’artiglio del diavolo, date dalla presenza di sostanze amaricanti, rendono questa droga controindicata a chi è affetto da gastrite e ulcera peptica, poiché stimola la secrezione gastrica.

Questo rimedio interagisce inoltre con farmaci anticoagulanti, ipotensivi, ipoglicemizzanti orali, antiaritmici e FANS, dunque se ne sconsiglia l’uso a chi è sottoposto a questo tipo di terapia. 

L’artiglio del diavolo non va inoltre somministrato in gravidanza poiché può stimolare le contrazioni uterine.
 

Cenni storici

Le proprietà medicinali dell’artiglio del diavolo sembra siano state scoperte dalle varie popolazioni del sud dell'Africa, che utilizzavano la radice della pianta in decozione per trattare problemi digestivi, reumatismi, artriti e per ridurre la febbre.

Un aspetto curioso della pianta è la capacità dei frutti, dotati di spine uncinate, di intrappolare piccoli animali, che in taluni casi, rimanendo bloccati, muoiono di fame e sete.

Il nome volgare della pianta pare derivi dai movimenti frenetici compiuti dagli animali quando calpestano i frutti, a causa del forte dolore procurato dagli uncini.
 

Bibliografia e fonti

Wiley
Science Direct
Journal of Ethnopharmacology