Vulvodinia, cause e trattamento

Esistono condizioni cosiddette "invisibili", che manifestano una sintomatologia dolorosa ma possono non presentare evidenze agli esami clinici. Difficili da spiegare, da far capire al medico e, soprattutto, da curare. Per la vulvodinia forse si sta iniziando a considerare i suoi aspetti invalidanti.

vulvodinia

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Anatomia dei genitali esterni femminili

La vulva è l’area che circonda l'accesso alla vagina e corrisponde ai genitali esterni femminili.


Le strutture che rientrano nel sistema vulvare sono:

  • Pube: localizzato al centro nell' area pelvica e costituito da un  rilievo di cute al di sotto del quale si trova tessuto adiposo
  • Grandi e piccole labbra: pliche esterne ed interne che circondano l'orifizio esterno della vagina.
  • Vestibolo vaginale: area delimitata dalle piccole labbra che porta al meato della vagina e dell'uretra.
  • Clitoride: piccolo organo erettile situato di fronte al vestibolo.
  • Ghiandole di Bartolini: coppia di piccole ghiandole che secernono un fluido lubrificante funzionale alla vagina.

 

Cos'è la vulvodinia

Vulvodinia è un termine composto da vulvo”, parte anatomica femminile che interessa l’apparato genitale esterno (grandi labbra ed introito vaginale) e il suffisso “-dinia” che indica “dolore”.
Il termine vulvodinia significa dunque, “dolore vulvare”.

 

La vulvodinia è una patologia che colpisce l’organo genitale femminile e si manifesta attraverso un “dolore cronico localizzato nell’area vulvare e persistente da 3 a 6 mesi”. Questo dolore cronico può essere continuo o intermittente, spontaneo o provocato, e può rivelarsi invalidante compromettendo di molto la qualità della vita di chi ne soffre.

 

Circa il 15% delle donne potrebbe avere questo problema, cioè una ogni sette-otto”, spiega a Cure-naturali il dottor Roberto Bernorio, specialista in ginecologia, psicoterapeuta, sessuologo clinico e presidente di AISPA (Associazione Italiana Sessuologia Psicologia Applicata).
Se sembra una prevalenza alta è perché solo di recente si è iniziato a parlare pubblicamente di questo problema. Molte pazienti ne riconoscono i sintomi e la richiesta di aiuto, quindi, è aumentata in maniera vertiginosa”.

 

Nonostante questa sua notevole diffusione, la vulvodinia è una malattia invisibile e anche per questo motivo il Servizio Sanitario Nazionale fatica a riconoscerla. È lo stesso Istituto superiore di sanità a evidenziare la complessità di diagnosticare nelle pazienti una forma di vulvodinia, con tutti i risvolti burocratici che ne conseguono:

  • Gli esami diagnostici sono a pagamento, e anche le terapie sono interamente a carico delle pazienti, comportando spese a volte difficili da sostenere.

 

Il Comitato Vulvodinia e Neuropatia del Pudendo ha quindi avviato l’iter per il riconoscimento istituzionale di tale patologia, presentando una proposta di legge per il riconoscimento di vulvodinia e neuropatia del pudendo come malattie croniche e invalidanti da inserire nei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA).
 

Classificazione

Il dolore vulvare cronico può essere suddiviso in diverse tipologie:

  • Vulvodinia spontanea: si percepisce dolore o fastidio in continuazione, anche in assenza di stimoli esterni;
  • vulvodinia provocata: il dolore è dovuto al contatto, allo sfregamento o alla penetrazione vaginale;
  • vulvodinia localizzata: il disturbo interessa solo alcune zone, come il clitoride (clitoridinia) o il vestibolo vulvare (vestibulodinia); 
  • vulvodinia generalizzata: il dolore pelvico è più diffuso perché riguarda l’area vulvare, il perineo e la zona perianale:
  • vulvodinia disestetica: frequente nella post menopausa, consiste in un dolore pelvico che si estende anche alla zona uretrale e al retto.

 

Le cause

La causa precisa non è nota però sono state registrate alcune condizioni correlate:

  • Il nervo pudendo che interessa il vestibolo vaginale e la vulva, presenta delle fibre aumentate di volume e di numero, con alterazioni del processo sensoriale. La neuropatia del pudendo può essere influenzata probabilmente da un’iperattività dei mastociti, cellule periferiche localizzate nel derma, che rilasciano sostanze infiammatorie e alterano le strutture nervose
  • storia di ripetute infezioni vaginali e/o vescicali;
  • perdita di elasticità del pavimento pelvico: come reazione difensiva al dolore, quest’ultimo tende a stare costantemente contratto.

 

In sintesi si può quindi ipotizzare che la vulvodinia sia causata da una ipersensibilità delle terminazioni nervose, dovuta a possibili alterazioni di natura infiammatoria e accompagnata da una ipercontrattilità della muscolatura vulvare.
 

 

La predisposizione

Il dottor Roberto Bernorio, citando gli studi condotti in merito, spiega che sono stati identificati diversi fattori di rischio e correlati:

  • Una predisposizione di tipo genetico;
  • l’assunzione in età giovanile (15-16 anni) di pillole contraccettive a basso-bassissimo dosaggio di estrogeni;
  • le infezioni vaginali ricorrenti non adeguatamente curate. 

 

L’ipertono del pavimento pelvico

Un problema molto comune, soprattutto dopo il parto o durante l’invecchiamento, è l’ipotono del pavimento pelvico. In sostanza, i muscoli e i legamenti che vanno a chiudere la parte bassa della cavità addominale si indeboliscono e tutto ciò comporta delle conseguenze, come mancanza di sensibilità durante i rapporti e incontinenza urinaria. In questi casi è opportuno intervenire attraverso la riabilitazione del pavimento pelvico, con gli esercizi di Kegel o la ginnastica posturale.

 

In caso di vulvodinia, invece, di solito il problema è opposto. Come reazione al dolore (inteso come vaginismo oppure dispareunia, cioè durante i rapporti sessuali), i muscoli della zona vaginale tendono a contrarsi. Questo spasmo, diventando permanente, diventa esso stesso causa di dolore. 

 

Tale condizione, chiamata ipertono del pavimento pelvico, riguarda molte donne che soffrono di vulvodinia ed endometriosi. Ha come conseguenze la ritenzione urinaria e rettale, con senso di svuotamento incompleto; la secchezza vaginale; il dolore durante i rapporti sessuali; le frequenti cistiti; la nevralgia del pudendo.

 

Come si manifesta

Il dolore vulvare è ascritto a una condizione infiammatoria delle terminazioni nervose a livello dei genitali esterni, che determina una contrazione dei muscoli del pavimento pelvico.

  • La presenza del dolore può essere costante o intermittente, episodica o può durare per mesi o anche per anni.
  • La natura del dolore vulvare può essere spontanea o causata dai rapporti sessuali, dalla postura seduta o dall’attività fisica; può essere un dolore sordo o pungente, o un bruciore.
  • Se coinvolge tutta la vulva si parla di vulvodinia, se localizzato nel vestibolo vaginale di definisce vestibolodinia, se coinvolge il clitoride, clitoralgia.

 

Il dolore vulvare può manifestarsi nelle donne in diverse età:
 

  • Bambine che ne soffrono a causa di infezioni;
  • adolescenti che manifestano dolore con i primi rapporti;
  • donne dopo il parto o dopo la menopausa.

 

I disturbi associati

La vulvodinia può associarsi a disturbi concomitanti, cronici o episodici, che limitano ulteriormente la normale gestione della quotidianità e possono essere invalidanti. Può essere aggravata dalla contemporanea presenza di disturbi urinari e ginecologici, specialmente di tipo infiammatorio, che possono accompagnarsi all'ipertono muscolare.

  • Sintomi vescicali, come la disuria (in assenza di segni di laboratorio relativi a un'infezione urinaria), cistite post-coitale e cistite interstiziale;
  • Vestibolite vulvare e vestibolodinia: la prima è un'infiammazione della mucosa dei tessuti all'esterno della vagina, dovuta a germi e a microtraumi. Porta arrossamento, bruciore e dolore durante i rapporti sessuali. La vestibolodinia invece è la forma più comune di vulvodinia, cioè un dolore o bruciore all’ingresso della vagina.
  • Tra i sintomi urinari della vulvodinia c’è una maggiore frequenza nella minzione associata a bruciore. 
  • Endometriosi: si tratta di proliferazione del tessuto dell'endometrio all'esterno dell'utero che porta dolore e spasmi.
  • Sindrome del colon irritabile;
  • Fibromialgia
  • Cefalea.

 

In ambito sessuale, la vulvodinia può portare a dispareunia, dolore durante i rapporti con conseguente:

  • Perdita di desiderio;
  • Secchezza vaginale;
  • Difficoltà a raggiungere l'orgasmo;
  • Insoddisfazione sessuale.

 

Vulvodinia e rapporti 

Di per sé chi ha la vulvodinia può avere rapporti sessuali, ma molto spesso la penetrazione provoca dolore (dispareunia) che può diventare anche insopportabile. Tutto ciò può tradursi in un forte disagio di carattere psicologico, compromettendo l’autostima e la relazione di coppia.

 

In circostanze così delicate, è indispensabile chiedere aiuto a un ginecologo esperto, coadiuvato da un sessuologo. Il dolore non va mai sminuito, nascosto né considerato come qualcosa di inevitabile: al contrario, è un segnale che merita di essere ascoltato.

 

C’è chi consiglia di applicare creme anestetiche prima dei rapporti, ma così facendo si elimina il sintomo, non la causa; oltretutto, l’anestetico compromette la sensibilità e quindi la possibilità di provare piacere. C’è inoltre il rischio di non essere consapevoli della reazione del proprio corpo, trovandosi così – dopo il rapporto – alle prese con danni e irritazioni ai tessuti.

 

Piuttosto, per salvaguardare la sessualità anche quando si soffre di dolore pelvico cronico, può essere utile: 

  • Svuotare la vescica prima e dopo il rapporto;
  • se si avverte bruciore dopo il rapporto, sciacquare la vulva con acqua fredda e applicare ghiaccio;
  • utilizzare un gel naturale per contrastare la secchezza;
  • prediligere i profilattici senza lattice perché, di solito, meglio tollerati;
  • se il dolore diventa insopportabile, non forzarsi ad accettare comunque la penetrazione

 

Quando rivolgersi al ginecologo

Quali sono i sintomi della vulvodinia che devono suonare come campanelli d’allarme? “Nella vulvodinia spontanea, la donna prova bruciori, pizzicori e fastidi importanti a livello vulvare, indipendentemente dal fatto che ci sia uno stimolo. Se questi disturbi persistono per più di un paio di mesi nonostante le terapie, bisogna sospettare la vulvodinia”, spiega il dottor Roberto Bernorio.

 

Nella vulvodinia provocata, invece, la donna riferirà dolori durante i rapporti sessuali, quando indossa jeans troppo stretti, mentre va in bicicletta e così via. Tipicamente, le vengono date delle terapie. Anche in questo caso, il persistere del dolore per più di due mesi è da indagare”, continua.

 

In generale, sottolinea il dottor Bernorio, “provare dolore occasionalmente, per esempio durante i rapporti sessuali, può essere normale. Se il dolore diventa continuativo, allora non è normale e bisogna rivolgersi a un medico”.

 

La diagnosi

La vulvodinia viene diagnosticata sulla base della sintomatologia emersa durante la raccolta dei dati in corso di visita ginecologica. Generalmente si parte con l’esclusione di alcune patologie della zona vulvare come la vaginite atrofica, il lichen scleroso, distrofie vulvari, malformazioni congenite, herpes genitale. 

 

La diagnosi di vulvodinia è confermata dall'aumento della sensibilità alla pressione sulla vulva e dalla positività al test per l'allodinia (o swab test). Questo test viene effettuato con un cotton-fioc che va a toccare alcuni punti precisi della zona vestibolare: se la reazione è di manifestazione del dolore, con lo swab test vengono identificate le aree compromesse. Il dolore viene così mappato anche in termini di intensità.

 

L'elettromiografia è un ulteriore esame che può essere applicato per valutare il coinvolgimento del muscolo elevatore.

 

Gli approcci terapeutici

Trattandosi di un disturbo multifattoriale, la vulvodinia necessita di un approccio mutidisciplinare. In base alla gravità e alla durata dei sintomi, con un percorso terapeutico mirato è possibile migliorare la propria condizione e arrivare a una remissione del dolore acuto.

  • Approccio farmacologico: sulla regione vulvare, si possono applicare dei farmaci topici, come la lidocaina  a effetto anestetizzante o il sodio cromoglicato  che stabilizza le membrane dei globuli bianchi, comprese quelle dei mastociti. Vengono prescritti anche farmaci antinfiammatori e analgesici per zittire il dolore per alcune ore.
  • Approccio fisioterapico: la riabilitazione del pavimento pelvico, la ginnastica pelvica e il biofeedback elettromiografico della muscolatura pelvica: si tratta di una tecnica di auto-rilassamento per controllare meglio le contrazioni dei muscoli.
  • Approccio chirurgico: in qualche caso si interviene per rimuovere le terminazioni nervose proliferate. Un trattamento sperimentale prevede l'iniezione locale di tossina botulinica di tipo A che blocca il dolore ed inibisce temporaneamente la contrazione muscolare locale.

 

Semplici norme comportamentali possono prevenire l’insorgenza di stati infiammatori:

  • Indossare biancheria intima di cotone e bianca;
  • evitare vestiti stretti;
  • evitare detergenti intimi aggressivi che non rispettano il pH.

 

Trattamento e cura

Come si guarisce dalla vulvodinia? Senz’altro, il problema è in massima parte curabile”, puntualizza il dottor Roberto Bernorio.

“Al momento, su dieci donne affette da vulvodinia, nove guariscono entro un anno dall’inizio della terapia. Bisogna avere pazienza: ci vogliono diversi mesi perché i trattamenti abbiano effetto. Resta poi un altro 10% di casi più complessi, che richiedono tempi più lunghi. Anche noi che da anni ci occupiamo di questo problema facciamo ancora fatica a capire come mai determinate terapie funzionino bene su alcune donne e non su altre”.