Women Empowerment, cos'è

L'empowerment non va confuso con la ricchezza, la fama o il potere: si parla di women empowerment quando una donna è consapevole delle proprie abilità e ha la possibilità di farle crescere, scegliendo liberamente il proprio futuro.

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Donne da cui prendere esempio

L’attivista svedese Greta Thunberg che, appena adolescente, ha dato vita a un movimento giovanile per il clima che ha portato in piazza milioni di studenti in tutto il mondo.

 

La star hollywoodiana Jane Fonda che a più di ottant’anni manifesta per il clima e non esita a farsi arrestare, proprio come faceva all’epoca della guerra in Vietnam.

 

Michelle Obama, pronta a mettere il suo carisma di first lady al servizio di cause come la salute e la corretta alimentazione.

 

La superstite dell’Olocausto Liliana Segre, ora senatrice a vita, che ha condiviso la sua preziosa testimonianza con migliaia di alunni nelle scuole di tutt’Italia.

 

Alexandria Ocasio-Cortez, la più giovane parlamentare mai eletta al Congresso americano. Volto dell’ambizioso piano ambientale Green New Deal e speranza della sinistra americana, è stata riconfermata per il suo secondo mandato.

 

Fa il bis anche Jacinda Ardern, prima ministra della Nuova Zelanda, osannata a livello internazionale per il suo stile pragmatico, empatico e inclusivo, nonché per la sua incisiva gestione dell’emergenza coronavirus.

 

Samantha Cristoforetti, la prima donna italiana negli equipaggi dell’Agenzia spaziale europea (Esa), che ha trascorso 199 giorni a bordo della Stazione spaziale internazionale.

 

Questo elenco potrebbe continuare ancora a lungo, ma dà un’idea tangibile di cosa significhi empowerment femminile. 

 

L’impegno dell’Onu per la parità di genere

Nel 2015 193 paesi membri delle Nazioni Unite si sono impegnati a perseguire un grande e ambizioso piano d’azione per le persone, il Pianeta e la prosperità. Si tratta dell’Agenda 2030, costituita da i 17 Obiettivi di sviluppo sostenibile (Sdgs).

 

Il quinto si focalizza proprio sulla condizione femminile e prevede di “raggiungere l’uguaglianza di genere e l’autodeterminazione di tutte le donne e ragazze”. 

 

Un proposito molto vasto, che si articola su diverse dimensioni. Non si può prescindere dal benessere fisico e psicologico delle donne: il che significa porre fine a violenze, discriminazioni e pratiche dannose che le vedono come vittime e salvaguardare la loro salute sessuale e riproduttiva.

Ma non è tutto qui, perché l’Onu vuole un futuro in cui le donne siano valorizzate su vari fronti:

 

  • riconoscere il lavoro, ad oggi non retribuito, di cura della casa e della famiglia
  • garantire una piena ed effettiva partecipazione alla vita politica, economica e pubblica;
  • assicurare pari accesso alle risorse economiche, alla proprietà privata, ai servizi finanziari e alle risorse naturali;
  • migliorare l’uso della tecnologia;
  • rafforzare le normative a tutela della parità di genere e l’empowerment di donne e ragazze.

 

Cosa significa empowerment femminile

Il termine empowerment, che non ha un corrispettivo diretto in italiano, è un processo di crescita che si basa sull’autodeterminazione, sull’autoefficacia e sulla stima di sé

 

Non va confuso con la ricchezza, la fama o il potere: si parla di empowerment quando un individuo è consapevole delle proprie abilità e ha la possibilità di farle crescere, intraprendendo la strada che gli corrisponde di più. 

 

Poco importa se quella strada lo porterà ai vertici del consiglio di amministrazione di una multinazionale o ad accudire i suoi bambini: quello che conta è la facoltà di scegliere, senza sentirsi intrappolato nel ruolo che la società gli ha già cucito addosso. Una possibilità che ad oggi, in tanti contesti sociali, alle donne è negata

 

Empowerment femminile, alcuni dati

Seppure in miglioramento, i dati riportati dall’Onu chiariscono che su questo fronte c’è ancora molto da fare:

 

  •  la percentuale di donne che siedono nei parlamenti nazionali è pari appena al 23,7% e supera il 30% solo in 46 Stati;
  • solo il 52% delle donne sposate o fidanzate ha la libertà di decidere in merito alla propria vita sessuale, all’uso di contraccettivi e alla propria salute;
  • le legislazioni di 104 Stati vietano alle donne di svolgere alcuni lavori;
  • in 18 Paesi un marito è legittimato a proibire alla moglie di avere un impiego; 
  • nella fascia 25-54 anni il tasso di occupazione femminile è pari solo al 63 per cento, contro il 94 per cento degli uomini;
  • il gender pay gap, cioè la differenza tra la retribuzione media di un uomo e quella di una donna, è pari al 23%;
  • è donna solo il 13% dei proprietari di terreni agricoli.

 

Women’s empowerment principles

Per scendere maggiormente nello specifico, il Global Compact delle Nazioni Unite e Un Women hanno messo nero su bianco i Principi per l’Empowerment Femminile (Wep). Si tratta di sette princìpi incentrati sul mondo del lavoro, a cui viene attribuita una grande responsabilità per l’uguaglianza di genere e l’empowerment femminile nel suo complesso. Le aziende sono invitate a sottoscriverli in via del tutto volontaria.

 

1. Stabilire una leadership aziendale di alto livello a favore della parità di genere.

2. Trattare tutte le donne e tutti gli uomini con equità, rispettando e sostenendo i diritti umani e di non discriminazione.

3. Assicurare salute, sicurezza e benessere a tutti i lavoratori, indipendentemente dal loro genere.

4. Promuovere l’educazione, la formazione e lo sviluppo personale delle donne.

5. Implementare lo sviluppo dell’impresa, della catena di fornitura e delle pratiche commerciali che promuovono l’autonomia delle donne.

6. Promuovere l’equità attraverso iniziative per le comunità e advocacy.

7. Misurare e riportare pubblicamente i progressi verso il conseguimento della parità di genere.

 

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