Fit for 55, cos'è

La Commissione europea ha promesso di azzerare l'impatto climatico del Continente entro il 2050. Sì, ma come? A dare una risposta a questa domanda è il maxi-piano per il clima Fit for 55.

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© palinchak / 123rf.com

“La Commissione europea propone di portare almeno al 55 % l'obiettivo di riduzione delle emissioni entro il 2030”. Così la presidente Ursula von der Leyen, durante il suo primo discorso sullo Stato dell’Unione tenuto a settembre 2020, ha promesso di mettere il turbo al piano per decarbonizzare l’intero Continente entro il 2050. “Per noi l'obiettivo 2030 è ambizioso, raggiungibile e benefico per l'Europa”.

 

“Per arrivare alla meta dobbiamo cominciare a lavorare ora”, ha continuato. “Entro l'estate prossima rivedremo tutta la legislazione sul clima e l'energia in modo da renderla pronta per il 55%”. Dieci mesi dopo, la promessa è stata mantenuta con l’annuncio maxi-piano “fit for 55”, composto da 12 iniziative volte a conseguire gli obiettivi climatici sanciti con il Green deal europeo.

 

Per ora – è bene sottolinearlo – si tratta soltanto delle proposte avanzate dalla Commissione. Ci vorranno ancora mesi di negoziati per metterle in pratica, perché sarà necessaria l’approvazione da parte del Parlamento europeo e dei 27 Stati membri.

 

 

Energie rinnovabili

Nel 2004 le energie rinnovabili soddisfacevano il 9,6% del consumo lordo di energia dell’Unione; nel 2018 sono arrivate al 18,9%. Ma questa cavalcata deve continuare, visto che tuttora il 75% delle emissioni è dovuto alla produzione e all’uso di energia. Pertanto, la Commissione vuole apportare una revisione alla direttiva sulle energie rinnovabili, per fare in modo che esse rappresentino il 40% del mix energetico entro il 2030 (innalzando così di 8 punti percentuali l’obiettivo fissato in precedenza). 

 

Efficienza energetica

Oltre a produrre energia dalle fonti pulite, è indispensabile consumarne meno. Pertanto il pacchetto “fit for 55” chiede a tutti gli Stati membri di ridurre il proprio fabbisogno di energia primaria rispetto ai livelli del 1990 non più del 32,5%, bensì del 39%. L’efficienza energetica diventerà anche un criterio obbligatorio nelle politiche e nelle scelte d’investimento. 

 

Ristrutturazioni edilizie

Da tempo Ursula von der Leyen caldeggia una “renovation wave”, un’ondata di ristrutturazioni quanto mai necessaria, visto che in Europa tre edifici su quattro non sono efficienti a livello energetico. Il maxi-piano per il clima impone al settore pubblico di dare il buon esempio, ristrutturando il 3% degli edifici di sua proprietà ogni anno. L’Italia parte avvantaggiata, considerato il successo del superbonus 110%.

 

Trasporti stradali

Anche sul fronte dei trasporti stradali è attesa una rivoluzione. La Commissione vuole imporre limiti più stringenti sulle emissioni di CO2 di auto e furgoni nuovi, fino ad azzerarle entro il 2035: ciò equivale a vietare la vendita di modelli alimentati a benzina e diesel. Parallelamente, sarà indispensabile arricchire la rete di colonnine di ricarica per auto elettriche e di stazioni di rifornimento di idrogeno, arrivando a quota 16,3 milioni entro il 2050.

 

Carbon Border Adjustment Mechanism

Carbon Border Adjustment Mechanism, o meccanismo di adeguamento della CO2 alla frontiera: un sistema molto complesso che va a rispondere, in realtà, a un’esigenza lineare. Se l’Unione imporrà regolamentazioni ambientali più stringenti, ciò significa che le industrie dovranno sostenere dei costi e alcuni prodotti risulteranno più cari per il cliente finale. Per evitare di dover subire una concorrenza sleale dall’estero, l’Unione applicherà ai prodotti d’importazione una tassa proporzionale alle emissioni di CO2 che sono state necessarie per fabbricarli. 

 

Trasporto aereo e marittimo

Attualmente, il trasporto aereo e quello marittimo generano rispettivamente il 3,8% e il 4% delle emissioni di gas serra del Continente. Per renderli più verdi, l’Unione incentiverà l’uso di carburanti sostenibili e di tecnologie a zero emissioni

 

Sistema di scambio di emissioni Ets Eu

Era il 2005 quando ha fatto il suo debutto il sistema di scambio di quote di emissioni Ets Eu che si applica a 10mila centrali energetiche, industrie inquinanti e alle compagnie aeree che collegano i Paesi dell’Unione. Il meccanismo si chiama “cap and trade” perché fissa un tetto alle emissioni di gas serra che queste imprese possono generare ed entro questo limite – che si abbassa nel tempo – permette loro di scambiarsi quote di emissioni. In pratica, chi rende più green i suoi impianti si trova a disposizione delle quote in più da vendere a chi, invece, ha inquinato troppo e deve compensare. Il progetto finora ha funzionato, visto che tra il 2005 e il 2019 i partecipanti hanno sforbiciato le loro emissioni del 35%. Per questo motivo, l’Unione ha in programma di estenderlo a un maggior numero di soggetti e di abbassare ancora di più la soglia.

 

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