Caraffe filtranti, come orientarsi nella scelta

Le caraffe filtranti sono una presenza molto comune nelle case degli italiani, ma funzionano davvero? Quali sono i vantaggi e gli svantaggi per l'ambiente e per la salute?

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©Sebnem Ragiboglu / 123rf.com

 

Cosa sono le caraffe filtranti

Le caraffe filtranti sono a tutti gli effetti piccoli impianti chimici composti da due parti collegate tra di esse da un filtro rimovibile. L'acqua viene versata nella parte superiore della caraffa e scende nella parte inferiore passando attraverso un filtro che ha la capacità di trattenere alcune sostanze.

 

Come riporta Il Post, ne esistono due tipologie:

  1. Filtri a carbone attivo: si tratta di una sostanza a base di carbonio che ha una struttura molto porosa a cui si attaccano le particelle contenute nell’acqua.
  2. Filtri con resine a scambio ionico: si tratta di polimeri in cui sono intrappolati gli ioni, che “catturano” altre particelle cariche come gli ioni di calcio e magnesio, demineralizzando l’acqua.

 

Grazie a questo meccanismo, le caraffe filtranti promettono di eliminare cloro e calcare dall’acqua di rubinetto, riducendo anche la presenza di nitrati, pesticidi e metalli pesanti. Così facendo, ne migliorano il gusto e la rendono più sicura

 

Vanno usate solo su acqua potabile: non vanno quindi assolutamente confuse con i sistemi di purificazione come le pastiglie a base di iodio o cloro che, al contrario, servono per tutelarsi quando si ha a che fare con acqua proveniente da pozzi o altre fonti non sicure.

 

Questi dispositivi sono una presenza comune nelle case degli italiani. Gli ultimi dati di mercato attendibili sono stati elaborati da una ricerca di Gfk, che nel 2010 stimava 820mila vendite in Italia e prevedeva un ulteriore incremento in futuro.

 

L’indagine di Altroconsumo sulle caraffe filtranti

Ma le caraffe filtranti sono in grado di mantenere le loro promesse? Soprattutto, è davvero necessario filtrare l’acqua di rubinetto e perché? Quali sono le possibili conseguenze per la salute? La rivista Altroconsumo da diversi anni svolge analisi periodiche per rispondere a queste domande.

 

Rispetto ai primi test, spiega Altroconsumo, le caraffe filtranti oggi disponibili sul mercato si limitano a un “blando addolcimento” dell’acqua, rimuovendo calcio e magnesio e sostituendoli con sodio e potassio. Così facendo, migliorano quel gusto – un po’ duro o tendente al cloro – che di per sé non costituisce un rischio, ma per molte persone risulta sgradito. 

 

Un’azione troppo incisiva, al contrario, finirebbe per impoverire l’acqua di quegli elementi che sono preziosi per la salute. 

 

“Tutte le caraffe fanno bene il loro lavoro di filtrazione e trattengono facilmente le molecole più grosse e persistenti. Più difficile la rimozione di elementi inquinanti più piccoli e solubili, come l’arsenico e altri metalli. Ma alcune caraffe sono in grado di rimuovere davvero bene anche questi”, si legge nell’indagine.

 

Le migliori caraffe filtranti 

Per aiutare il consumatore nella scelta, Altroconsumo ha condotto una serie di test sulle caraffe filtranti disponibili sul mercato italiano, fino a stilare una classifica delle migliori.

 

Per consultare la graduatoria è necessario abbonarsi alla rivista.
Interessante notare come, di fianco ai marchi specializzati nel trattamento dell’acqua come Laica, Brita e Bwt, ci siano anche grandi brand più generalisti come Coop e Amazon

 

Si tratta di dispositivi molto economici: solo i modelli più avanzati superano un costo di 100 euro. 

 

Manutenzione e pulizia delle caraffe filtranti

Per evitare che l’uso della caraffa filtrante possa diventare addirittura controproducente, è indispensabile prendersene cura in modo corretto. I residui di acqua sul fondo, infatti, sono terreno fertile per il proliferare di batteri e muffe. È quindi buona norma svuotare la brocca – soprattutto se si prevede di non usarla nell’immediato – per lavarla e asciugarla minuziosamente.

 

Il filtro invece non può essere lavato, ma va sostituito a intervalli regolari. Dopo un certo numero di usi, infatti, perde le sue capacità e rende di fatto inutile il dispositivo. La tempistica precisa di sostituzione dipende dalla durezza dell’acqua e dalla frequenza d’uso, ma le case produttrici danno sempre un’indicazione di massima sulla confezione.

 

Se quindi è vero che la caraffa filtrante per molti è un’alternativa rispetto all’acqua in bottiglia, è vero anche che non può essere ritenuta come una vera e propria soluzione zero waste. Il filtro, infatti, non può essere riciclato.

 

L’acqua di rubinetto è sicura

Come emerge chiaramente dai test, addolcire l’acqua aiuta a conferirle un sapore più gradevole, ma nella stragrande maggioranza dei casi non è una garanzia in più in termini di salute.

 

In Italia infatti l’acqua di rubinetto è tra le migliori d’Europa. Questo perché viene regolarmente sottoposta a controlli addirittura più rigidi rispetto a quelli previsti per l’acqua minerale. 

 

Eppure, secondo i dati del Censis, otto nostri connazionali su dieci bevono almeno mezzo litro di acqua in bottiglia al giorno, arrivando a una media di in media 206 litri pro capite l’anno. Solo il Messico ci supera, con 244 litri pro capite. 

 

Una questione soprattutto culturale, quindi, che però ha un impatto ambientale pesantissimo. Come si legge in un report di Legambiente, solo un risicato 5-10% dell’acqua viene venduta in bottiglie di vetro. Il che significa che in Italia, ogni anno, si usano tra i 7,2 e gli 8,4 miliardi di bottiglie di plastica. Bottiglie che per la stragrande maggioranza sono state prodotte a partire da materie prime fossili vergini, vengono trasportate per centinaia di chilometri su gomma e devono essere poi smaltite.

 

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