5G, cos’è

Siamo alla vigilia di una rivoluzione tecnologica chiamata 5G, che permetterà a miliardi di dispositivi intelligenti di connettersi in tempo reale con performance incomparabili a quelle di oggi. Ma c’è anche chi teme che le innumerevoli antenne disseminate sul territorio possano mettere a repentaglio la nostra salute.

5G

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©Sasin Paraksa / 123rf.com

 

Cos’è il 5G

5G è una sigla che significa fifth generation, quinta generazione di telefonia mobile. Si tratta della nuova tecnologia a cui in futuro si connetteranno tutti i nostri dispositivi, anche quelli che oggi hanno bisogno di allacciarsi a una rete fissa (ADSL o fibra ottica). 

 

La prima rete analogica (0G) risale addirittura agli anni Ottanta; la rete 2G ha introdotto l’invio e la ricezione degli SMS, mentre quella 3G (che in Italia potrebbe essere “spenta” nei prossimi mesi) prevedeva il traffico sia di dati “voce” (cioè le telefonate) sia di dati “non voce” (cioè messaggi, file, e-mail). In questo momento è ancora in uso il 4G, che ha fatto notevoli passi avanti in termini di velocità e prestazioni.

 

Concretamente dobbiamo immaginare l’infrastruttura come una serie di macro e micro celle, connesse tra loro da una rete in fibra ottica, che lavorano su diverse bande di frequenza. In questi mesi lo Stato ha già iniziato a liberare quelle a 700 MHz, che finora erano occupate dal segnale televisivo, per darle in concessione alle compagnie telefoniche. Questo processo sarà completato nel 2022. 

 

Alcuni operatori hanno iniziato a sperimentare il 5G nelle grandi città italiane, con l’obiettivo di renderlo gradualmente disponibile a tutti nell’arco dei prossimi cinque anni. In questo percorso l’Italia è in netto anticipo rispetto a tutti gli altri Paesi europei.

 

Le performance del 5G

Rispetto al 4G, che è la rete che ad oggi usano i nostri smartphone, qual è la differenza?

 

> velocità: se il 4G ha una velocità massima di 100 Mbit al secondo in download a 40 Megabit in upload, il 5G potrebbe arrivare fino a 2Gbit al secondo in download. Un esempio pratico? Per scaricare un film di due ore basteranno dieci secondi, contro i 6-7 minuti di una connessione 4G;

 

> capacità: il 4G può tenere collegati 100mila dispositivi per chilometro quadrato, il 5G arriverà a un milione. Bisogna ricordare che i dispositivi non sono soltanto i telefoni cellulari, ma anche tutte le versioni “smart” di televisioni, frigoriferi, orologi, POS e via dicendo. Ogni persona, dunque, ne può possedere decine;  

 

> latenza: oggi come oggi passano circa 40-50 millisecondi tra il momento in cui il nostro smartphone invia una richiesta di dati alla rete 4G e quello in cui inizia a riceverli. Con la rete 5G il tempo di latenza scenderà fino ad appena 10 (o addirittura 5) millesimi di secondo; 

 

> affidabilità: secondo l’analisi di Libero Tecnologia, è su questo fronte che la rete 5G mostra il suo lato debole. Queste performance infatti sono garantire solo se il dispositivo resta nel perimetro d’azione di una cella ad alta frequenza. Le opzioni dunque sono due: o ci si rassegna a una copertura “a macchia di leopardo”, o si tappezzano le città di ripetitori ad alta frequenza.

 

Quali dispositivi useranno il 5G

Agli occhi dei non addetti ai lavori, probabilmente una domanda sorge spontanea: è così importante che i nostri smartphone diventino più veloci? A tal punto da investire miliardi di euro per una rivoluzione tecnologica e infrastrutturale su scala globale?

 

Andiamo per ordine. I nostri cellulari, spiega il docente dell’Università Bocconi Francesco Sacco, effettivamente funzioneranno meglio. Avremo una maggiore banda a disposizione e potremo usare tante app contemporaneamente, senza andare alla ricerca di un WiFi a cui agganciarci. 

 

In realtà, però, le nostre videochiamate e i nostri messaggi sono soltanto alcuni tra gli innumerevoli esempi di uso della rete 5G. A dirla tutta, non sono nemmeno i più importanti della lista. TuttoAndroid ha identificato otto ambiti destinati a cambiare volto:

 

> internet delle cose, cioè gli oggetti interconnessi che raccolgono, elaborano e comunicano dati in tempo reale: dal frigo che ci avvisa quando stiamo finendo il latte, al climatizzatore che si programma a distanza, fino allo smartwatch che monitora le calorie bruciate durante una corsa;

 

> auto a guida autonoma, che potranno muoversi in sicurezza per le nostre città restando aggiornate su incidenti e lavori in corso; 

 

> aerei: i sensori usati al giorno d’oggi lasceranno il posto a una rete 5G locale molto più leggera, funzionale e semplice da riparare in caso di guasto;

 

> smart city: con questa espressione si indicano tutti quei sistemi (di gestione dell’energia, monitoraggio del traffico, illuminazione, videosorveglianza) che rendono le città più efficienti e a misura d’uomo;

 

> medicina, agevolata dai robot e dai visori in realtà aumentata che aiutano i medici, così come dalle tecnologie che rilevano in tempo reale i parametri vitali dei pazienti; 

 

> amministrazione pubblica, destinata a diventare molto più fluida, efficiente e comprensibile grazie a una migliore gestione dei database; 

 

> protezione delle risorse ambientali: sarà possibile monitorare da remoto gli ecosistemi a rischio o gli animali selvatici, senza necessità di inviare persone sul posto; 

 

> connessioni internet sempre più stabili e performanti. 

 

Gli effetti del 5G sulla salute

Di fronte a un tema così tecnico, è comprensibile sentirsi un po’ spaesati e dubbiosi. Una rete così capillare, attiva 24 ore su 24, è davvero innocua per la salute umana? Il dibattito nella comunità scientifica è ancora aperto, quindi è impossibile rispondere con un “sì” o un “no”. Quello che possiamo fare è passare in rassegna gli studi più autorevoli, in attesa che si raggiunga un consenso.

 

Molto critica per esempio è Fiorella Belpoggi, direttrice del Centro di ricerca sul cancro Cesare Maltoni presso l'Istituto Ramazzini. In un lungo editoriale pubblicato da LifeGate sostiene che “l’evidenza che le radiazioni a radiofrequenza (Rfr) siano dannose per gli organismi viventi è chiara” e dimostrata da migliaia di articoli scientifici, basati su studi epidemiologici e prove sperimentali. 

 

“Nessuna persona, nessun animale, nessun uccello, nessun insetto e nessuna pianta sulla Terra sarà in grado di evitare l’esposizione, 24 ore al giorno, 365 giorni all’anno, a livelli di radiazione a Rfr decine o centinaia di volte maggiori di quelli esistenti oggi, senza alcuna possibilità di fuga”.

 

L’Istituto Superiore di Sanità ammette che ci saranno più antenne, ma sottolinea che saranno molto più piccole rispetto a quelle che vengono usate oggi per i telefoni cellulari. Se quindi oggi abbiamo poche grandi antenne che creano dei picchi di emissioni nelle loro immediate vicinanze, in futuro l’esposizione sarà più uniforme e moderata

 

“Le onde millimetriche sono riflesse o assorbite solo superficialmente a livello della pelle, senza quindi penetrare all’interno del corpo”, continua l’Istituto Superiore di Sanità, che però avverte: “Le conoscenze scientifiche sugli effetti a lungo termine delle onde millimetriche provengono da un numero di studi molto più limitato rispetto alle frequenze attualmente utilizzate in quanto le applicazioni sono finora state più rare”.

 

5G e coronavirus

Il 5G si è inaspettatamente tramutato in un trending topic tra marzo e aprile 2020, quando nel Regno Unito è iniziata a circolare la voce per cui le antenne avessero contribuito alla diffusione del coronavirus. D’altra parte, sostiene la teoria complottista, la pandemia ha preso origine in Cina per poi trasferirsi in Italia: proprio i due paesi più all’avanguardia nella sperimentazione del 5G.

 

Gli scienziati però ci insegnano che una semplice correlazione non può essere interpretata automaticamente come un rapporto di causa-effetto. Per giunta il Covid-19 ormai è approdato anche in Paesi – come l’Iran – dove del 5G non c’è traccia.

 

E se le onde elettromagnetiche trasportassero il virus? Per ora i medici ci dicono che il coronavirus viaggia insieme alle goccioline del respiro delle persone infette, con cui si può entrare in contatto tramite tosse e starnuti, la vicinanza eccessiva o toccando con le mani superfici contaminate. Le onde elettromagnetiche, viceversa, non trasportano materia ma energia.

 

Originatasi nei social network, la polemica ha assunto subito ripercussioni molto concrete, sotto forma di atti vandalici contro le antenne di telefonia mobile nell’area di Birmingham e del Merseyside. 

 

Immediata la levata di scudi da parte del governo, del servizio sanitario e degli operatori di telecomunicazioni d’Oltremanica, che hanno negato con forza le accuse. Ricordando, peraltro, che boicottare la connessione a internet nel bel mezzo di un periodo di distanziamento sociale significa mettere in difficoltà la popolazione, che ne ha bisogno per lavorare da casa e per tenersi in contatto con la famiglia.

 

Marc Owen Jones, ricercatore della Hamad bin Khalifa University esperto di disinformazione online, ha preso in analisi 22mila interazioni su Twitter che menzionavano “5G” e “corona”. A detta sua non si può parlare di semplici fake news circolate sull’onda dell’emotività, ma di una vera e propria campagna orchestrata da qualche Stato.

 

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