Ministero della transizione ecologica

Tra le principali novità con cui il governo guidato da Mario Draghi ha dato il via al suo incarico c’è l’istituzione del ministero della transizione ecologica, un’assoluta novità per l’Italia (ma non per altri Paesi europei). Scopriamo insieme il significato di questo cambiamento e le competenze del dicastero affidato a Roberto Cingolani.

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©Patiwat Sariya / 123rf.com

 

Transizione ecologica, la definizione

Qual è il significato di transizione ecologica? Che differenza c’è rispetto al tradizionale ministero dell’ambiente? Per chiarire questi comprensibili dubbi, è bene iniziare con alcune definizioni.

 

Se oggi ci troviamo sull’orlo di una catastrofe climatica ed ecologica è anche perché, per troppo tempo, la tutela dell’ambiente è stata relegata a un ruolo marginale. Da un lato c’erano le politiche economiche, agricole, infrastrutturali, tecnologiche, scolastiche e così via; dall’altro lato c’era un dicastero che si faceva carico di quella che in Costituzione viene definita “tutela del paesaggio”, con un termine un po’ desueto, ci fa notare la presidente di Enpa Carla Rocchi.

 

Ora siamo arrivati a un bivio. Possiamo andare avanti con un modello di sviluppo che ha mostrato tutti i suoi limiti e lasciare che il riscaldamento globale sfondi il tetto degli 1,5 gradi centigradi già tra il 2030 e il 2050, come paventa l’Ipcc (Gruppo intergovernativo di esperti sui cambiamenti climatici). Oppure possiamo invertire la rotta, inserendoci nel cammino del Green deal europeo, che vuole azzerare le emissioni nette del Continente entro il 2050.

 

Appare evidente però che obiettivi ambiziosi come quelli fissati dall’Unione coinvolgono il sistema paese a tutto tondo, dal mondo delle imprese a quello delle amministrazioni, passando per l’università e la ricerca scientifica. Da qui l’idea di allargare i confini del ministero dell’ambiente, attribuendogli un potere decisionale più vasto. 

 

Le competenze del ministero della transizione ecologica

Nello specifico, il ministero della transizione ecologica del governo Draghi ingloba anche alcune competenze in materia energetica e climatica che finora erano state appannaggio del ministero dello sviluppo economico.

 

Tra quelle elencate nel decreto legge n.22 del 1° marzo 2021 possiamo citare: 

  • politica energetica e mineraria;
  • autorizzazione agli impianti di produzione di energia da fonti rinnovabili;
  • stoccaggio delle scorie nucleari;
  • reti per la ricarica dei veicoli elettrici;
  • politiche di contrasto ai cambiamenti climatici;
  • finanza sostenibile;
  • pianificazione sulle emissioni di diversi settori economici, compresi i trasporti;
  • gestione, riuso e riciclo dei rifiuti;
  • economia circolare;
  • politiche nazionali e internazionali per lo sviluppo sostenibile.

 

Più in generale, l’azione del ministero si articola su tre focus che corrispondono poi ai suoi dipartimenti:

  • la tutela della natura, del territorio e del mare; 
  • la transizione ecologica; 
  • l’interdipendenza della sfida climatica e di quella energetica.

 

Per questo incarico di primo piano il presidente del Consiglio Mario Draghi ha designato Roberto Cingolani, fisico e accademico, già direttore scientifico dell'Istituto italiano di tecnologia di Genova e poi responsabile dell'innovazione tecnologica per Leonardo.

 

Quali Paesi hanno un ministero della transizione ecologica

Il ministero della transizione ecologica non è un unicum italiano. Tra i Paesi che l’hanno già adottato possiamo citare:

 

  • Francia. I nostri cugini d’Oltralpe avevano dato vita a questo dicastero già nel 2017, quando il primo ministro era Edouard Philippe e il presidente sempre Emmanuel Macron. Il suo intento era quello di aggregare le competenze relative a sviluppo sostenibile, ambiente e clima, energia, prevenzione dei rischi, biodiversità, trasporti e affari marittimi.

    Le sue redini erano state affidate a Nicolas Hulot, figura autorevole, giornalista e profondo conoscitore del mondo ambientalista. Ben presto però ha rassegnato le sue dimissioni, lamentando di essersi sentito “da solo a remare” durante i 14 mesi del suo incarico. L’attuale ministra è Barbara Pompili.  

 

  • Spagna. Anche in Spagna esiste un ministero della transizione ecologica che si occupa di clima, biodiversità, questione demografica, acqua, mare e aree costiere, valutazioni ambientali, educazione ambientale e transizione equa. Per il secondo governo Sánchez, attualmente in carica, la ministra è la giurista e accademica Teresa Ribera Rodríguez.

 

  • Svizzera. Si chiama dipartimento federale dell’ambiente, dei trasporti, dell’energia e delle comunicazioni (o, più brevemente, Datec) il super-ministero svizzero guidato da Simonetta Sommaruga. Una delle sfide più rilevanti che lo attendono è l’ambiziosa strategia climatica che mira ad azzerare le emissioni entro il 2050.

 

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