Terra dei fuochi, cos'è

Periodicamente si torna a parlare della terra dei fuochi, quel territorio tra le province di Napoli e Caserta che da decenni è deturpato dalle discariche illegali. Capiamo meglio dove si trova, cos’è e quali sono i dati sull’incidenza di tumori e altre malattie.

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©gennarga / Wikimedia Commons

 

Ecomafia, fare profitto danneggiando l'ambiente

Salvaguardare il nostro pianeta dovrebbe essere il nostro obiettivo comune; se non altro perché è l’unico che abbiamo, l’unico adatto a ospitare la nostra specie. Eppure, non è così. C’è anche chi, scientemente, crea danni e viola le normative per il proprio tornaconto personale. 

 

La cosiddetta ecomafia è un termine ombrello dentro il quale ricadono numerosi reati, come il traffico e lo smaltimento illegale di rifiuti (anche pericolosi), la compravendita di finte buste biodegradabili, gli incendi boschivi dolosi, l’abusivismo edilizio, lo sversamento di sostanze tossiche nelle acque e molti altri.

 

Il rapporto sulle ecomafie di Legambiente fa sapere che nel 2021 sono stati accertati più di 30mila reati ambientali in Italia, per una media di quasi 84 al giorno, circa 3,5 ogni ora. Il dato vede una flessione del 12,3% rispetto al 2020, mentre gli arresti crescono dell’11,9% arrivando a quota 368.

 

La principale filiera illegale è quella del cemento che, da sola, rappresenta il 31% dei reati accertati (9.490). A chiudere il podio, i rifiuti (8.473 reati con ben 287 arresti e 3.745 sequestri) e i reati contro la fauna (6.215 in un anno).

 

Terra dei fuochi, cos'è

Tra i simboli delle ecomafie c’è senza dubbio la terra dei fuochi. Con questo nome ci si riferisce a un vasto territorio, compreso tra le province di Napoli e Caserta, costellato di discariche abusive dove vengono abbandonate tonnellate di rifiuti (sia urbani, sia pericolosi). Quando non c’è più spazio, ignoti danno fuoco ai rifiuti per permettere di depositarne altri; ecco perché si chiama "la terra dei fuochi".

 

Trattandosi di un insieme di pratiche illegali condotte su un territorio così vasto, è quasi impossibile dire con certezza quando è nata la terra dei fuochi. Quel che è certo è che l’espressione fu usata per la prima volta nel 2003 dalla già citata Legambiente, nel rapporto Ecomafie, e fu poi scelta da Roberto Saviano come titolo dell’ultimo capitolo del suo libro più celebre, Gomorra.

 

L'incidenza di alcune patologie

Come spesso accade, danneggiare l’ambiente significa anche danneggiare noi stessi. L’Istituto superiore di sanità ha assegnato ai comuni un punteggio che va da 1 a 4, sulla base della quantità di rifiuti depositati illegalmente. Ebbene, nei comuni di fascia 3 e 4 ha riscontrato una maggiore incidenza di leucemie, asma, tumore alla mammella, parto pretermine e malformazioni congenite. Ecco perché si sente così tanto parlare di terra dei fuochi e tumori.

 

Come contrastare la terra dei fuochi? Per un problema di sistema serve una risposta di sistema, fatta di bonifiche, corretto smaltimento dei rifiuti rinvenuti, analisi ambientali ed epidemiologiche, sistemi di sorveglianza, indagini sui colpevoli di questo disastro ambientale, confisca dei fondi alla criminalità organizzata. Le soluzioni alla terra dei fuochi non possono essere messe in campo dall’oggi al domani, richiedono risorse e competenze e possono rivelarsi fruttuose soltanto se coinvolgono la collettività.

 

Roberto Mancini, lo scopritore della terra dei fuochi

Uno dei primi a far luce su questa brutta pagina della storia italiana fu Roberto Mancini. Commissario di polizia, nel 1994 iniziò a indagare sul clan dei casalesi e si imbatté nelle discariche di rifiuti pericolosi che avevano disseminato sul territorio campano. Due anni dopo consegnò alla direzione distrettuale antimafia di Napoli una lunga informativa. Fu lui a chiamare in causa l’avvocato Cipriano Chianese, ritenuto un intermediario tra le aziende e i casalesi, poi condannato a 18 anni di reclusione. 

 

Le indagini di Roberto Mancini gli costarono la vita perché, a furia di visitare luoghi così insalubri, si ammalò di tumore e morì il 30 aprile 2014, lasciando la moglie e la figlia.

 

Chi ne vuole sapere di più sulla sua storia può guardare la miniserie Rai “Io non mi arrendo” in cui è interpretato da Beppe Fiorello, con il nome di Marco Giordano. Esiste anche un libro edito da Chiarelettere, intitolato “Io, morto per dovere. La vera storia di Roberto Mancini, il poliziotto che ha scoperto la terra dei fuochi”.

 

Comuni della terra dei fuochi

Quali sono i paesi che fanno parte della terra dei fuochi? Ecco un elenco parziale: Santa Maria Capua Vetere, Masseria Monti, Frignano - Villa di Briano, Casal di Principe, Casandrino, Casapesenna, San Cipriano di Aversa, Villa Literno, Trentola – Ducenta, Lusciano, Frignano, Casaluce, Caivano, Orta di Atella, Crispano, Aversa, Frattamaggiore Nevano, Afragola, Giugliano in Campania, Cesa, Mugnano di Napoli, Marano di Napoli, Villaricca, Casoria, Calvizzano, Arzano, Somma Vesuviana, Pollena Trocchia, Marigliano, Camposano, Palma Campania, San Giuseppe Casilli, Nola, Acerra.

 

In tutto i comuni coinvolti sono 90, di cui 56 nella provincia di Napoli e 34 nella provincia di Caserta, con una popolazione complessiva rispettivamente di 2,4 milioni e di 621mila abitanti.

 

Questa è la terra dei fuochi propriamente detta; ciò non toglie che di discariche abusive in Italia ce ne siano molte altre, anche in altri territori. Si è sentito molto parlare per esempio di una terra dei fuochi vicino Roma per riferirsi a una gigantesca area di 6 ettari a Tor di Quinto ma anche alla zona di Rocca Cencia, a Roma Est.

 

La mappa della terra dei fuochi

Per chi vuole capire meglio dove si trova la terra dei fuochi, la testata Fanpage ha messo a punto una mappa interattiva dei 51 siti ritenuti “sospetti”.