Coronavirus

Nell'arco di poche settimane, la pandemia da coronavirus ha rivoluzionato le nostre abitudini quotidiane. Cerchiamo di capire come si sviluppa l'infezione virale e come possiamo difenderci, mediante le opportune misure di precauzione e uno stile di vita sano.

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©Satjawat Boontanataweepol / 123rf.com

Nelle ultime settimane la nostra vita è profondamente cambiata a causa della pandemia da coronavirus.

 

In questo articolo vediamo cosa sono i virus, perché in questo momento è importante rimanere a casa per prevenire il contagio e cosa possiamo fare per migliorare le nostre difese contro l’infezione da coronavirus, anche grazie alle piante.

 

Cosa sono i virus e cosa comporta un’infezione virale

I virus sono agenti infettivi privi di un metabolismo proprio: sono definiti come patogeni intracellulari obbligati e, per questo, per potersi replicare è necessario che infettino una cellula ospite e ne sfruttino le strutture biochimiche e biosintetiche.

 

Una particella virale, o virione, è costituita dal genoma virale che può essere costituito da una molecola di DNA o da una molecola di RNA. Il genoma è racchiuso in un rivestimento proteico detto capside e, in alcuni virus, può essere presente un secondo rivestimento esterno chiamato envelope.

 

In natura esistono virus capaci di infettare qualsiasi essere vivente, compresi funghi e piante: per quanto riguarda l’uomo, i virus possono entrare nel nostro organismo attraverso la pelle danneggiata, la congiuntiva, le mucose, il tratto gastrointestinale o quello respiratorio, via d’ingresso prediletta del coronavirus.

 

Il processo di infezione avviene generalmente attraverso il riconoscimento e successivo legame tra i recettori posti sull’involucro esterno del virus e gli antirecettori localizzati sulla superficie della cellula ospite.

 

Il virus viene poi internalizzato nella cellula ospite e ne sfrutta le strutture per poter replicare il proprio genoma e tradurre i propri geni. La nuova particella virale, una volta completa, esce dalla cellula infettandone un’altra.

 

L’infezione virale danneggia le cellule ospiti alterandone le normali funzioni: la malattia provocata da un virus dipende dal tipo di cellule infettate e dalla durata dell’infezione. La replicazione di un virus può non dare sintomi, se il danno cellulare non è significativo, ma in alcuni casi provoca invece alterazioni cellulari evidenti o morte delle cellule

 

Un’infezione virale si conclude in genere nell’arco di due o tre settimane con l’eliminazione del virus dall’ospite e il virus diffonde la propria progenie virale attraverso la trasmissione ad altri individui.

 

Il ruolo del sistema immunitario nelle infezioni virali

Quando un virus interagisce con un organismo vivente, quest’ultimo mette in atto una risposta grazie a meccanismi aspecifici e specifici del sistema immunitario.

 

I meccanismi non specifici rappresentano una difesa primaria contro qualsiasi agente esterno e includono barriere fisiche e chimiche tra cui la pelle e le mucose, le secrezioni e la flora batterica. A tali barriere si aggiunge l’attività di cellule fagocitiche e mediatori aspecifici che si attivano quando l’organismo entra in contatto con qualsiasi patogeno.

 

Oltre alla risposta aspecifica, esiste poi una risposta immunitaria specifica, che si basa prevalentemente sull’azione di linfociti T e B responsabili dell’uccisione delle cellule infettate e della produzione di anticorpi.

 

Coronavirus: come si è originato e diffuso e come si sta gestendo la pandemia

Il nuovo coronavirus appartiene a una famiglia di virus a RNA capaci di infettare diversi mammiferi, tra cui l’uomo, attaccando prevalentemente le cellule dell’epitelio del tratto gastrointestinale e respiratorio.  

 

I coronavirus possono provocare patologie che vanno dal raffreddore a malattie più gravi come la Sindrome respiratoria acuta grave e la Sindrome respiratoria mediorientale, rispettivamente note come SARS e MERS.  

 

Il nuovo coronavirus è stato segnalato per la prima volta nell’uomo a dicembre 2019 a Whuan, in Cina, e sembra che alla base della sua comparsa nell’uomo ci sia il salto di specie – o spill over – che ha consentito il passaggio da un animale selvatico all’essere umano. 

 

Dopo il salto dall’animale all’uomo, il nuovo coronavirus ha sviluppato la capacità di essere trasmesso da uomo a uomo: la maggior parte delle persone infettate risulta asintomatica o presenta sintomi lievi o moderati, simili a quelli influenzali. 

 

In una persona su cinque, però, il coronavirus causa difficoltà respiratorie gravi che richiedono il ricovero in ospedale in terapia intensiva e in alcuni casi, purtroppo, la malattia porta al decesso del paziente. Si tratta spesso, ma non sempre, di persone anziane o immunodepressi o che soffrono di patologie tra cui ipertensione, malattie cardiovascolari e diabete.

 

Dalla sua identificazione a oggi, il virus si è ampiamente diffuso nella popolazione globale a causa dei flussi di persone: all’inizio di marzo del 2020 l’Organizzazione mondiale della Sanità (OMS) ha valutato la diffusione del Covid-19 come una pandemia

 

Da quel momento, diversi Paesi con un numero di contagi elevato – tra cui l’Italia – hanno iniziato ad adottare misure di contenimento simili a quelle intraprese in varie zone della Cina già a gennaio, imponendo il distanziamento sociale, limitando gli spostamenti delle persone e chiudendo attività commerciali e produttive non essenziali allo scopo di prevenire, limitare e rallentare le infezioni.

 

Perché dobbiamo rimanere a casa e come affrontare l’isolamento

Il nuovo coronavirus si è dimostrato altamente contagioso e, trattandosi di un virus nuovo, pochi di noi hanno al momento sviluppato anticorpi. È indispensabile dunque limitare il più possibile i contatti con altre persone, poiché potrebbero essere infette anche se prive di sintomi evidenti. 

 

Per questo motivo ci è richiesto di rimanere a casa, evitando assembramenti o luoghi affollati: un grande numero di contagi in breve tempo potrebbe determinare l’incapacità da parte del sistema sanitario di riuscire a offrire cure adeguate per tutti coloro che dovessero presentare sintomi gravi.

 

Lo scopo è quello di rallentare il contagio: avere a disposizione più tempo, consentirà di scaglionare gli eventuali ricoveri negli ospedali mentre si studiano cure, terapie e vaccini contro il coronavirus. A migliorare la situazione dovrebbe poi intervenire anche l’immunità di gregge, data dalle persone contagiate e guarite. 

 

L’isolamento forzato e la modifica spesso radicale del proprio stile di vita possono però avere importanti ripercussioni emotive e psicologiche. Per affrontate meglio l’ansia e lo stress derivanti da questa situazione ci possono venire in soccorso piante e oli essenziali.

 

Le essenze di lavanda e di melissa, ad esempio, aiutano a rilassarsi e a calmare l’agitazione, mentre quella di limone è utile a trovare concentrazione per chi lavora da casa: gli oli essenziali possono essere diffusi nell’ambiente, versandone 10-20 gocce nel diffusore e sono utili anche per purificare l’aria degli ambienti domestici.

 

Se l’ansia provoca disturbi del sonno e del riposo, è possibile ricorrere a tisane a base di melissa, tiglio, passiflora, luppolo, da assumere almeno mezz'ora prima di andare a letto.

 

Come prevenire le infezioni virali

Per prevenire le infezioni virali, oltre al distanziamento sociale e a migliorare le nostre abitudini igieniche, può essere di grande aiuto mantenere intatte le barriere dell’organismo che costituiscono la prima difesa aspecifica contro le infezioni.

 

Questo si traduce nel mantenere pelle, mucose e flora batterica intatte e in salute: una corretta alimentazione, evitare fumo di sigaretta e mantenere uno stile di vita sano sono dunque le prime cose da fare per fare in modo che il nostro corpo riesca a difendersi dall’attacco di agenti patogeni.

 

Una corretta alimentazione apporta tutti i macronutrienti e micronutrienti – vitamine e minerali – indispensabili perché il nostro organismo riesca a svolgere le proprie funzioni. È dunque molto importante in questo periodo assumere almeno cinque porzioni di frutta e verdura al giorno, consumare regolarmente legumi e cereali integrali e limitare invece alimenti di origine animale, alimenti trasformati e alcool

 

Un organismo sano non solo è meno vulnerabile alle infezioni, ma è anche in grado di rispondere meglio nel caso in cui entri in contatto con agenti patogeni.

 

Ricordiamo poi di svolgere una regolare e costante attività fisica e di esporci al sole: in queste settimane siamo costretti a rimanere a casa, ma chi ha a disposizione un balcone, un terrazzo o un giardino può sfruttarlo per svolgere esercizio.

 

Piante immunostimolanti per prevenire le infezioni virali

La natura ci offre numerose piante capaci di stimolare il sistema immunitario, ampiamente utilizzate per prevenire le infezioni non complicate del tratto respiratorio superiore.

 

Le piante immunostimolanti agiscono attraverso meccanismi aspecifici attivando cellule e fattori umorali dell’immunità aspecifica.
Tra queste ricordiamo l’echinacea (Echinacea purpurea), l’astragalo (Astragalus membranaceus) e l’andografis (Andrographis paniculata).

 

A queste piante si aggiungono quelle definite adattogene, cioè capaci di aumentare la resistenza dell’organismo a stimoli nocivi, dotate anche di proprietà immunostimolanti, come l’eleuterococco (Eleutherococcus senticosus), il ginseng (Panax ginseng) e l’uncaria (Uncaria tormentosa), piante utili ad affrontare meglio lo stress che può derivare dall’isolamento forzato.

 

Si tratta di piante i cui estratti sono facilmente reperibili in erboristeria e in farmacia sotto forma di tisana o di estratti secchi, acquosi o idroalcolici che possono contenere una sola tra queste erbe o una miscela sinergica.

 

Fonti: Patologia generale e fisiopatologia, F. Celotti, Edises / Fitoterapia, F. Capasso, G. Grandolini, A.A. Izzo, Spinger / Ministero della Salute.

 

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