Reinhold Messner, chi è

Oltre ad aver scritto un pezzo di storia dell'alpinismo e ad aver ispirato migliaia di sportivi e avventurieri, Reinhold Messner si è speso per trasmettere una concezione "pura" e spirituale della montagna.

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©lorenzot81 / 123rf.com

 

L’epoca d’oro dell’himalaismo

L’epoca d’oro delle grandi scalate (il cosiddetto himalaismo) è definitivamente passata. Oggigiorno quasi chiunque può permettersi di acquistare equipaggiamenti di ottima qualità e partire alla conquista delle cime più alte del mondo.

 

Questo perché, grazie agli sforzi sovrumani degli scalatori dell'età dell’oro, le vie sicure verso le vette sono aperte, battute e percorribili con sherpa e tour organizzati. Non solo, si è anche formata un’industria turistica delle scalate.

 

Anche sulla strada per il Base Camp del Monte Everest si trovano grandi facilitazioni, con tanto di lodge riscaldati e personale in grado di parlare in inglese. Ai tempi di Reinhold Messner era tutta un’altra storia.

 

Reinhold Messner, la leggenda

Reinhold Messner, alpinista ed esploratore bolzanese conosciuto in tutto il mondo, è entrato di diritto nel pantheon dei più grandi scalatori. È stato il primo in assoluto a raggiungere la cima del Monte Everest senza ausilio di ossigeno e scalare tutte le quattordici vette al mondo superiori agli 8.000 metri.

 

Ma non sono solo questi dati tecnici a fare di Messner una leggenda. A modo suo, ha rivoluzionato l’approccio all’alpinismo e alla scalata dei suoi tempi, grazie a una nuova attitudine basata sull’amore e sul rispetto per la natura.

 

Sulla base di questa scuola di pensiero, il suo stile si è rivelato minimalista in termini di ausili esterni. Nella sua visione, l’uso di bombole di ossigeno, eccessivo equipaggiamento e sherpa (portatori) è inaccettabile e antitetico al "vero" alpinismo, che deve invece raggiungere il livello di un’immersione mistica nella natura.

 

Le grandi sfide di Messner

Reinhold Messner comincia a scalare fin dall’età di circa 5 anni. Già da ragazzino era considerato uno dei migliori alpinisti in circolazione nel panorama europeo.

 

Negli anni Settanta che la sua carriera raggiunge livelli mondiali, quando comincia ad affrontare le vette dell’Himalaya e quando raggiunge la vetta del Monte Everest senza ossigeno, in un’epoca durante la quale persino la scienza medica dubitava che fosse possibile. Ci riesce non una ma due volte, la seconda in solitaria.

 

Ma questo non poteva bastare a saziare la sua sete. Oltre a scalare le cime più alte in tutti i Continenti, attraversa a piedi il deserto del Gobi, l’Artico (dalla Siberia al Canada) e l’intero continente antartico (percorrendo tremila chilometri tra i ghiacci in 120 giorni).

 

Ma la carriera di Messner non è solo fatta di trionfi. Nel 1970, in una spedizione di cui fa parte anche il fratello Günther, raggiunge la vetta del Nanga Parbat senza ossigeno. Durante la drammatica discesa, senza scorte di acqua, cibo e corde, Günther viene travolto da una valanga e scompare. Reinhold lo cerca invano per tre giorni, sopportando diversi congelamenti. 

 

Messner e la coscienza ambientalista

Da sempre Messner spende la sua visibilità a favore delle cause ambientaliste, in primis quella dei cambiamenti climatici ("Oggi dico che la priorità è salvare il Pianeta e che il prezzo da pagare è cambiare radicalmente stile di vita", dichiara in un'intervista a Repubblica).

 

Preziose anche le sue testimonianze su come il turismo di massa sta mettendo a repentaglio l'ecosistema dell'Himalaya ("Che si tratti di Alpi, Himalaya o Alti Tatra, tutte le regioni montane si sono trasformate in altrettanti parchi avventura. [...] Ma il risultato è quello di prosciugare in modo irrimediabile le risorse naturali e di snaturare gli ultimi luoghi selvaggi del pianeta", scrive nelle pagine di Salviamo le montagne). 

 

I libri di Reinhold Messner

Reinhold Messner è anche un prolifico autore di libri. In tutto sono circa una sessantina, tra cui si possono citare:

 

La mia vita al limite, in cui si racconta partendo dall'infanzia; 

La montagna nuda, in cui ripercorre la tragica scalata al Nanga Parbat dell'estate del 1970;

Settimo gradoche torna indietro fino alle prime esperienze di scalata nelle Dolomiti; 

> Cervino. Il più nobile scoglio, dedicato all'impresa dei due rivali Edward Whymper e Jean-Antoine Carrel;

> Salviamo le montagne, un accorato appello a tutelare dal turismo di massa gli ultimi luoghi selvaggi del Pianeta. 

 

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