Economia circolare, di cosa si tratta

Troppo a lungo siamo rimasti ancorati a un modello economico insostenibile, in cui ci sembrava accettabile usare i prodotti e poi buttarli via senza remore. Per fortuna negli ultimi anni si è affermata una logica totalmente diversa, basata su quattro imperativi: riduci, riusa, ripara, ricicla. Questa rivoluzione si chiama economia circolare e ci permette di vivere, lavorare e consumare in modo più rispettoso delle risorse del Pianeta. Scopriamo insieme di cosa si tratta.

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©Portale web Parlamento europeo

 

Il fallimento del sistema economico lineare

Dalla rivoluzione industriale in poi, il sistema economico dominante è stato sempre lo stesso: prendere le risorse della natura e sfruttarle per realizzare prodotti di vario tipo, che vengono utilizzati per un certo
periodo e poi buttati via (takemakedispose). Con ogni probabilità, tutti noi siamo cresciuti nella convinzione che questo fosse l’unico procedimento possibile.

 

Eppure, il Pianeta non funziona così. In natura ogni fine è un nuovo inizio: pensiamo per esempio all’acqua, che evapora grazie al calore del sole, si condensa nell’atmosfera e poi scende di nuovo a terra sotto forma di pioggia, accumulandosi nei fiumi e nei mari (da cui tornerà a evaporare) e nel sottosuolo (dove dà nutrimento alle piante).

 

Quando è diventato evidente che le risorse che il Pianeta ci può offrire sono limitate e vanno incontro a un rapido esaurimento, è sorta l’idea di tornare a trarre ispirazione dai cicli naturali. Nasce così l’approccio
detto “economia circolare”.

 

Cos’è l’economia circolare

Anche se questa espressione è diventata ormai di uso comune, spesso ne viene data un’interpretazione un po’ troppo semplicistica. Lavorare sull’economia circolare, infatti, non significa soltanto riciclare i rifiuti.
Questo è un passaggio irrinunciabile, certo, ma è un tassello di qualcosa di ben più grande.

 

L’economia diventa circolare quando i prodotti vengono progettati e costruiti già con l’obiettivo di estenderne il più possibile il ciclo di vita, riducendo gli sprechi al minimo. Il che – sottolinea il Parlamento
europeo
– può avvenire attraverso la condivisione, il prestito, il riutilizzo, la riparazione, il ricondizionamento e il riciclo.

 

Quando il singolo prodotto ha esaurito la sua funzione, le sue componenti vengono recuperate e reintrodotte (ove possibile) nel ciclo produttivo. In questo modo non rappresentano più uno scarto, ma creano nuovo valore

 

I benefici per l’ambiente e l’economia

Seguire quest’approccio significa attingere il meno possibile alle risorse della natura, assicurandosi di ricavarne il maggior valore possibile. I benefici – ambientali, ma anche economici – sono immensi. 

 

Alcune stime autorevoli provano a tradurli in cifre:

  • Grazie a misure come la prevenzione dei rifiuti, l’ecodesign e il riutilizzo dei materiali, le imprese europee potrebbero ottenere un risparmio netto di 600 miliardi di euro, pari all’8% del loro fatturato annuo complessivo. Allo stesso tempo, ridurrebbero del 2-4% le emissioni totali annue di gas a effetto serra. Lo sostiene l’Unione europea, sottolineando che l’economia circolare è in grado di generare circa 580mila nuovi posti di lavoro.
  • L’Europa scende ancor più nello specifico, elaborando proiezioni relative ai singoli settori. Se per esempio il 95% dei telefoni cellulari venisse recuperato dopo l’uso, i costi di fabbricazione verrebbero ridotti di oltre un miliardo di euro. Rimettendo a nuovo i veicoli commerciali leggeri, invece, si risparmierebbero 6,4 miliardi l’anno in costi dei materiali e altri 140 milioni in costi dell’energia, evitando di emettere in atmosfera 6,3 milioni di tonnellate di gas serra.
  • Secondo la Ellen McArthur Foundation, l’economia circolare è in grado di ridurre del 48% le emissioni di CO2 entro il 2030 su scala globale. In Europa, può incrementare il reddito disponibile delle famiglie di 3mila euro l’anno.

 

Il piano d’azione europeo per l’economia circolare

La Commissione europea si è dimostrata particolarmente lungimirante, approvando nel 2015 un piano d’azione per l’economia circolare costituito da 54 misure per “chiudere il cerchio” del ciclo di vita dei prodotti.

 

Nel 2019 è stata pubblicata una relazione che fa il punto sui progressi raggiunti. Tra i principali possiamo citare i seguenti:

  • Nelle etichette di numerosi prodotti è obbligatorio specificare se si possono reperire pezzi di ricambio, quanto è facile ripararli e come comportarsi alla fine della loro vita utile.
  • Al Comitato europeo di normazione spetta il compito di elaborare criteri univoci che misurino la durabilità, riusabilità, riparabilità e la riciclabilità dei prodotti, oltre a segnalare la presenza di materie prime problematiche.
  • La Commissione sta sviluppando una sorta di “etichetta” sulla riparabilità dei prodotti, sulla scia di quella sulla classe energetica.
  • Entro il 2030 il 70% del packaging dovrà essere riciclato. Entro il 2035 soltanto il 10% dei rifiuti urbani potrà finire in discarica, mentre il 65% dovrà essere avviato a riciclo.
  • Dal 2021 sarà vietato mettere in commercio posate, bicchieri, cotton fioc e cannucce in plastica monouso

 

Esempi di economia circolare

A sentir parlare di numeri e definizioni teoriche, l’economia circolare ci può apparire come un mondo un po’ lontano. In realtà ciascuno di noi, quando telefona a un centro assistenza invece di portare immediatamente in discarica un elettrodomestico guasto, sta facendo la sua parte per un mondo un po’ più circolare e sostenibile.

 

In questi anni abbiamo assistito a un proliferare di progetti in questo campo, più o meno fantasiosi. Eccone alcuni:

  • Da tempo i cittadini giapponesi stanno donando i loro smartphone dismessi all’amministrazione, che ricava oro, argento e rame con cui costruire le medaglie per le olimpiadi di Tokyo 2020.
  • Due giovani catanesi nel 2014 hanno dato vita a una startup che si è fatta conoscere in tutto il mondo. Si tratta di Orange Fiber, che ha brevettato il primo tessuto realizzato con il pastazzo di agrumi, vale a dire il residuo umido della produzione di succo di frutta.
  • Diversi brand di abbigliamento invitano i clienti a riportare in negozio i vestiti che non indossano più, invece di abbandonarli in discarica. Una delle campagne più note è quella di H&M.
  • Prendere un caffè al distributore automatico è un gesto quotidiano per una larga fetta degli italiani. Grazie al progetto RiVending, la paletta e il bicchierino monouso vengono riciclati per crearne di nuovi, di qualità identica a quelli di partenza.  

 

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