Buco nell'ozono

Il buco nell'ozono è una problematica ambientale che torna periodicamente a far parlare di sé per i catastrofici rischi che comporta. Ma di che cosa si tratta esattamente? Che cosa è stato fatto e cosa è necessario continuare a fare per contrastarlo?

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Ozono, composizione e segni particolari
Buco nell'ozono, di cosa si tratta
Cause
Conseguenze per la salute e per l'ambiente
Cosa è stato fatto per combatterlo
16 settembre, Giornata Internazionale per la Preservazione dello Strato di Ozono
 

Ozono, composizione e segni particolari

L'ozono è una molecola instabile composta da tre atomi di ossigeno. A bassa quota, nell'aria che respiriamo, risulta tossico perché molto reattivo e in grado di danneggiare i processi vitali degli organismi viventi.  Nella stratosfera, invece, si trasforma in un prezioso alleato, diventando una sorta di scudo protettivo contro la parte più energetica della radiazione ultravioletta del sole, altamente nociva.

 

Buco nell'ozono, di cosa si tratta

L'espressione “buco nell'ozonoindica una riduzione ciclica dello strato di ozono stratosferico (ozonosfera), che si verifica sopra le regioni polari, principalmente in primavera.

Capace di attirare l'attenzione della comunità scientifica già dagli anni 70, l'assottigliamento è stato denunciato ufficialmente da un team di studiosi britannici con un articolo sulla rivista Nature nel 1985, quando dati da satellite hanno permesso di confermare la presenza di un enorme squarcio nell'ozono sopra il Polo Sud e di ricondurne definitivamente le cause all'azione umana.


Le cause

 Entità dinamica e soggetta a mutazioni, lo strato di ozono ha subìto nel tempo delle variazioni per cause naturali, assottigliandosi in alcuni periodi senza destare particolare inquietudine.

Quando, negli anni 70, gli scienziati hanno notato che lo strato di ozono si era rarefatto ulteriormente- questa volta per ragioni antropiche- il fenomeno ha iniziato ad essere considerato con la preoccupazione che meritava.

Proprio in quel periodo si è infatti scoperto che alcune sostanze inquinanti -in particolare i gas clorofluorocarburi (CFC) utilizzati nelle bombolette spray e negli impianti refrigeranti-  sono in grado di danneggiare gravemente l'ozonosfera.

Chimicamente inerti a bassa quota, migrati ad alta quota tali componenti si degradano a contatto con i raggi del sole e rilasciano nell'atmosfera atomi di cloro e di bromo, che intaccano l'ozono.

Un atomo di cloro è in grado di distruggere mediamente 100.000 molecole d’ozono, con la diretta conseguenza di lasciare gli esseri viventi e l'intero ecosistema Terra indifesi, sovraesposti all'azione ultravioletta.  Poiché la reazione avviene più facilmente a basse temperature su piccoli cristalli di ghiaccio, il buco si apre essenzialmente sulle zone polari.
 

Conseguenze per la salute e per l'ambiente

A causa della sua pericolosità, al buco nell'ozono spetta di diritto il ruolo di sorvegliato speciale. Se il fenomeno dovesse aggravarsi, infatti, verrebbe a mancare il filtro naturale della stratosfera contro i raggi ultravioletti, con un conseguente probabile aumento dei tumori della pelle e rischi di mutazioni del DNA.

Dal canto suo, anche l'ambiente ne patirebbe grandemente. I raggi ultravioletti, infatti, sono in grado di inibire la fotosintesi clorofilliana, processo indispensabile per la vita sulla Terra perché responsabile della crescita delle piante e del fitoplancton oceanico, entrambi alla base della catena alimentare.

Per comprendere la gravità dello scenario, basti pensare che prima che si sviluppasse lo strato di ozono, la vita sul Pianeta non era possibile proprio a causa dei raggi UV. Non è un caso che le prime forme di vita della Terra si siano sviluppate in acqua: tale elemento è, infatti, in grado di filtrare la radiazione ultravioletta.


Cosa è stato fatto per contrastarlo

Se già nel decennio precedente il problema ha cominciato a essere discusso in maniera coerente, è stato nel 1985 che la Comunità Internazionale ha risposto con un sistema normativo di riferimento: la Convenzione di Vienna per la protezione della fascia dell’ozono.

L’obiettivo principale del trattato, realizzato anche grazie alle pressioni dell’UNEP (United Nations Environment Programme), era ottenere la cooperazione internazionale necessaria a definire norme vincolanti contro i CFC.

Il risultato divenne concreto nel 1987 con il Protocollo di Montreal, che nel 2009 ha raggiunto la ratifica universale di tutti i 196 paesi. Questo secondo documento contiene norme più precise in merito alla riduzione progressiva e all’eliminazione della produzione e del consumo dei gas nocivi, misure restrittive per il commercio dei prodotti contenenti le sostanze controllate e per i prodotti realizzati tramite l’uso di tali sostanze.

Il meccanismo di controllo della Convenzione e del Protocollo per la protezione della fascia d’ozono si è rivelato molto efficace. Le sue frequenti verifiche hanno contribuito a una lenta, ma notevole riduzione dell’assottigliamento dello strato d’ozono. Secondo le proiezioni scientifiche, l’atmosfera sta gradualmente riassorbendo i CFC ed entro il 2060 circa il buco dovrebbe richiudersi.

La chimica americana Susan Solomon- grande studiosa della perdita di ozono stratosferico e membro dell’IPCC-in un articolo pubblicato su Science nel 2016, prevede anzi che il buco si possa richiudere già nel 2050, a patto che il protocollo di Montreal venga scrupolosamente osservato. Parallelamente, tuttavia, sono comparse evidenze di emissioni abusive probabilmente provenienti dalla Cina.
 

Giornata Internazionale per la Preservazione dello Strato di Ozono

Onorare l'impegno vigilando sul rispetto degli accordi stipulati risulta dunque, ancora oggi, fondamentale.

La Giornata Internazionale per la Preservazione dello Strato di Ozono, istituita nel 1994 dall'Assemblea generale delle Nazioni Unite e celebrata ogni 16 settembre nella ricorrenza della firma del protocollo di Montreal, serve proprio a tale scopo: sensibilizzare l'opinione pubblica attorno al tema e mantenere alta la soglia di attenzione sui rischi legati all'immissione illegale di gas in grado di danneggiare l'ozonosfera.

 

Nel 2020 la Giornata è giunta alla sua trentacinquesima edizione. Al grido di “Ozon for life”, ha invitato il mondo intero, ancora una volta, a riflettere sull'importanza cruciale dello strato di ozono, sottolineando il forte legame che intercorre tra la vita sul Pianeta e il filtro solare naturale che la protegge.