Virus respiratorio sinciziale: cos'è, i sintomi e la cura

Tra le principali paure che serpeggiano tra i genitori, senza dubbio c’è la bronchiolite: una malattia di cui si sente parlare perché genera piccoli focolai e, in alcuni casi, richiede il ricovero in ospedale. A scatenarla è il virus respiratorio sinciziale, molto comune e spesso innocuo, ma da tenere d’occhio soprattutto al di sotto dei due anni di età. Vediamo meglio di cosa si tratta.

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Cos'è il virus respiratorio sinciziale?

La prima cosa da sapere sul virus respiratorio sinciziale (VRS) è che si tratta di un agente patogeno comunissimo. Quasi tutti i bambini di età inferiore ai quattro anni lo contraggono, soprattutto nel primo anno di vita. 

 

Nella maggior parte dei casi, i sintomi del virus respiratorio sinciziale corrispondono a un banale raffreddore: tosse, naso che cola, qualche linea di febbre, mal di gola, al più otite. Più di rado, e soprattutto nei neonati o nei bambini al di sotto dei due anni, può evolversi in polmonite o bronchiolite e avere quindi un decorso più serio. 

 

Il virus respiratorio sinciziale circola molto facilmente tra i bambini, soprattutto in ambienti chiusi e affollati come gli asili, perché viaggia attraverso le goccioline di saliva infette, espulse con gli starnuti o trasportate con le mani. Di norma, i focolai sono concentrati tra la fine dell’inverno e l’inizio della primavera.

 

Non esistono metodi infallibili per evitare di contrarre il virus. Quello che si può fare è seguire le basilari norme igieniche: lavare spesso le mani con acqua e sapone (e lavarle ai propri bambini), arieggiare gli ambienti, starnutire nel gomito o in un fazzoletto, pulirsi il naso con i fazzolettini di carta e gettarli via quando sono sporchi.

 

Dopo aver contratto il virus la prima volta, è possibile infettarsi di nuovo; in genere, però, i sintomi sono meno gravi. 

 

I sintomi del virus respiratorio sinciziale negli adulti

Il virus respiratorio sinciziale negli adulti, o nei bambini di età superiore ai 4 anni, può essere asintomatico o provocare sintomi molto blandi: naso che cola, mal di gola, tosse, poca febbre, respiro sibilante, otite media. 

 

In questo caso non espone a rischi e non richiede terapie particolari, salvo i comuni farmaci antipiretici e antinfiammatori che il medico può consigliare per qualsiasi raffreddore. Gli antibiotici sono inutili, perché combattono i batteri e non i virus: il medico li può prescrivere soltanto se contestualmente riscontra un’infezione batterica, come l’otite.

 

Le conseguenze e i rischi per i bambini

Finché i sintomi sono quelli di un lieve raffreddore, non c’è motivo di preoccuparsi per il virus respiratorio sinciziale. Se invece il bambino è piccolo, bisogna contattare il pediatra (o recarsi al pronto soccorso) se la tosse non passa, il respiro è difficoltoso, accelerato o sibilante, se il piccolo ha difficoltà a prendere il latte dal seno o dal biberon, se appare disidratato, cianotico o privo di forze.

 

In questo caso c’è infatti la possibilità che l’infiammazione si sia estesa alle vie aeree inferiori, cioè ai polmoni (polmonite) o alle diramazioni bronchiali (bronchiolite). 

 

Sempre sotto l’attenta supervisione del pediatra, il piccolo paziente può essere curato e domicilio, attraverso frequenti lavaggi nasali, aerosol ed eventualmente farmaci broncodilatatori. Per invogliare il piccolo a mangiare e idratarsi, è bene proporgli il latte, l’acqua o gli alimenti (se è già svezzato) a dosi piccole e frequenti. Di norma, così facendo la malattia si risolve spontaneamente nell’arco di 7-12 giorni.

 

Non esistono farmaci specifici per la bronchiolite: il pediatra può prescrivere antidolorifici oppure il cortisone, anche se la sua efficacia in questo caso è dibattuta. Gli antibiotici invece non sono previsti, tranne in caso di infezione batterica. È utile ricordare che l’aspirina (acido acetilsalicilico) è vietata al di sotto dei 12 anni di età; e, in generale, non bisogna mai somministrare farmaci che non siano stati espressamente consigliati del pediatra curante.

 

Se invece il neonato con bronchiolite ha la saturazione dell’ossigeno bassa, non riesce ad alimentarsi a sufficienza o presenta altri fattori di rischio, si rende necessario il ricovero. In ospedale, di norma si somministra l’ossigeno al piccolo paziente e lo si mantiene idratato attraverso le soluzioni glucosaline per via endovenosa.

 

Con una terapia corretta, la bronchiolite nei neonati guarisce nell’arco di una settimana o poco più. I bimbi che hanno avuto forme gravi e sono stati ricoverati in ospedale, però, vanno seguiti più da vicino dal loro pediatra nel corso del tempo: i dati dicono infatti che il 30-40% può manifestare episodi di broncospasmo fino all’età scolare e aumenta anche la loro predisposizione all’asma.

 

Il vaccino contro il virus respiratorio sinciziale 

Il primo vaccino contro il virus respiratorio sinciziale, approvato prima dall’Agenzia europea per i medicinali (Ema) e poi dalla Commissione europea, si chiama Abrysvo. È indicato sia per le donne in gravidanza, che lo passano al feto attraverso la placenta immunizzandolo fino ai sei mesi di età, sia per gli adulti dai sessant’anni in su.

 

I rigorosi trial clinici condotti dimostrano che è sicuro. Gli effetti collaterali sono banali e transitori: lieve dolore nella sede dell’iniezione, mal di testa e dolori muscolari. 

 

Al momento, però, l’Agenzia italiana del farmaco (Aifa) non l’ha ancora approvato: ciò significa che non è ancora disponibile nel nostro Paese. Il motivo di questo ritardo è prettamente economico: sono in corso alcuni negoziati con le aziende produttrici per renderlo rimborsabile dal Servizio sanitario nazionale.

 

Esiste anche un’altra forma di profilassi che i medici consigliano ai neonati particolarmente a rischio, perché nati prematuri oppure affetti da altre patologie cardiache a polmonari. Si tratta del palivizumab, un anticorpo monoclonale che viene somministrato per via intramuscolare: sono previste cinque iniezioni, da novembre a marzo. Così facendo, il lattante può comunque contrarre il virus ma manifesta sintomi più lievi.

 

L’Agenzia europea per i medicinali (EMA) nel 2023 ha approvato poi un altro anticorpo monoclonale, Nirsevimab. In futuro potrebbe consentire una copertura più vasta, perché basta una singola iniezione per proteggere il neonato per almeno cinque mesi (cioè durante il picco dei contagi).

 

Come curare l'infezione da VRS in modo naturale

L’unica cosa da fare, se si sospetta un’infezione da virus respiratorio sinciziale in un neonato o un bambino, è rivolgersi al pediatra e seguire scrupolosamente le sue indicazioni. Se i sintomi sono seri e hanno carattere di urgenza, bisogna andare al pronto soccorso.

 

Se invece la persona affetta da virus respiratorio sinciziale è adulta e manifesta i sintomi di un banale raffreddore, può alleviarli attraverso alcuni semplici rimedi naturali. 

 

Per curare il raffreddore è utile innanzitutto liberare dal muco le vie aeree superiori, per attenuare il fastidioso senso di congestione ed evitare che si venga a creare una sovrainfezione batterica. Per questo, sono molto utili i lavaggi nasali con la soluzione salina (che si può preparare anche in casa con acqua, sale e bicarbonato): basta semplicemente riempire una siringa, togliere l’ago e irrigare una narice per volta.

 

Danno molto sollievo anche i suffumigi. Per prepararli è sufficiente far bollire l’acqua in un pentolino, toglierla dal fuoco, aggiungere qualche goccia di oli essenziali e avvicinare la testa al pentolino, con un asciugamano sul capo per non disperdere il vapore.

 

Tra le tisane per i disturbi respiratori, sono utili quelle a base di: