Desomatizzazione®: trovare la cura a partire dalle emozioni

Noi reagiamo a stimoli precisi con meccanismi codificati da migliaia di anni di evoluzione e chiamiamo queste reazioni “malattie”: la Desomatizzazione® è una tecnica che consente di risalire all'origine del sintomo, codificandolo e trattandolo con rimedi appositi di derivazione naturale.

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Mario racconta di tensioni al collo nell’area delle vertebre cervicali: è un uomo giovane e sano ma soffre da tempo di questo disturbo e dopo tanti esami e terapie senza apprezzabili risultati, pensa che per risolvere il suo problema sia necessario un importante cambio di rotta.

Le storie di Mario e di altri miei pazienti, mi forniscono l’opportunità di introdurvi ai concetti della Desomatizzazione.

Prima, però, dobbiamo rapidamente capire come si giunge a somatizzare un disturbo e come questo si trasformi in malattia.

 

Come ci si ammala?

Faccio il medico da più di 30 anni e le esperienze fatte mi consentono di affermare che noi esseri umani, ci ammaliamo perlopiù di malattie sociali.

 

Siamo persone sensibili, nasciamo sensibili e desiderosi di stare in gruppo: purtroppo, queste caratteristiche tendono a modificarsi a causa dei traumi che viviamo o che subiamo.

 

Quando andiamo in stress perché non siamo all’altezza della situazione, non ci sentiamo amati o apprezzati, il giudizio che diamo del mondo che ci circonda non è più così sereno.

 

Nel momento in cui crediamo di aver dato molto per una persona o un progetto e non riceviamo quello che riteniamo il corretto riconoscimento o il giusto compenso potremmo sviluppare rancore, risentimento, insoddisfazione.

 

Se Mario non si rilassa e decide invece di “portare il mondo sulle sue spalle” continuerà a soffrire di dolori nell’area del collo: dovremmo capire come abbia deciso di caricarsi di responsabilità, quale voce interiore lo spinga a farlo.

 

Per comprendere più profondamente le suggestioni che il cervello ha su di noi pensate alla Rubber Hand Illusion: l’illusione della mano di gomma. Mettete le vostre mani sul tavolo e a fianco di una di esse ponete una mano di gomma coperta da un lenzuolino in modo che le due, la mano vera e quella finta, quasi si confondano ai vostri occhi.
 

Se l’esperimento è messo in scena adeguatamente, un pennellino passato sulla mano finta scatenerà comunque una sensazione di prurito creata in modo autonomo dai neuroni del vostro cervello.

 

La mano è finta ma la sensazione di prurito è percepita come reale: ragionate quindi sugli inganni che inconsciamente il nostro cervello mette in atto e a quanto spesso questi “inganni” possano trasformarsi in disturbi.
 

 

Riconoscere lo stress cronico e i meccanismi di adattamento 

Quando le difficoltà si sommano o si susseguono avviene la “cronicizzazione”: la parola cronico sottolinea un disturbo presente con una certa costanza o ripetitività da 3-6 mesi.

 

La cronicizzazione è un meccanismo di adattamento e risponde alle stimolazioni della vita: visto che non riesco a risolvere una questione mi adatto. Meccanismo perfetto, almeno nel breve termine.

 

Ma il tempo di adattamento non dovrebbe essere troppo lungo altrimenti questo sano meccanismo si trasforma in circolo vizioso.

 

Dobbiamo sempre imparare ad adattarci ai cambiamenti, questo è quello che viene chiamato “resilienza” ma con la stessa forza dovremmo impegnarci nella risoluzione dei problemi.
O meglio, adattarsi va bene, ma solo per un periodo definito e questo periodo dovremmo stabilirlo individualmente.
 


La somatizzazione come risposta di adattamento

Qual è in linea di massima uno dei modi più semplici di adattarsi allo stress? Quello di spostarlo.

 

La tecnica di spostamento è molto buona e può essere un’ottima soluzione nel breve termine, mentre alla lunga diventa un meccanismo a doppio taglio.

 

Vi sono momenti in cui Elisa sopporta e sorride mentre in altre situazioni tollera a fatica il comportamento della collega che talvolta sembra diventare, probabilmente senza accorgersene, piuttosto invadente.
Si instaura fra loro un meccanismo di vittima – carnefice che non fa bene a nessuna delle due.

 

Nonostante Elisa abbia deciso di cercare di ignorare la situazione, in realtà la questione le rode parecchio e come quasi sempre accade, si scatenano delle risposte interne.

 

I primi studi sulle reazioni di stress furono portati avanti dal Dr. Beaumont che ebbe l’occasione nel 1822, di osservare in diretta la forte reazione di arrossamento della mucosa gastrica durante dolore o arrabbiatura.

Lui poteva vedere direttamente la reazione dello stomaco attraverso un buco mai cicatrizzato sulla parete addominale del suo paziente.
Quando ci arrabbiamo dentro, anche se fuori potremmo non vedere nulla, dentro appunto avvengono molte cose delle quali parzialmente non siamo consci.

Elisa sviluppa strani gonfiori e dolori di pancia che, anche per lei, sono una reazione di disagio che vive sul piano fisico ma che parte dai livelli emotivi.

 

Il suo intestino si agita e contorce e produce anomale fermentazioni e risposte dolorose quasi a dire…questa situazione non mi piace.
Come molte persone che hanno disturbi intestinali Elisa pensa che siano i cibi il problema e quindi, sposta su di loro la responsabilità.

 

La fermentazione che lei percepisce a livello addominale potrebbe essere reazione al grande fermento che avviene nel suo complesso mondo emozionale.
 

Somatizzare: cosa significa?

somatiżżare v. tr. [der. di somatico]. – Nel linguaggio medico, proiettare un conflitto psichico inconscio nella sfera somatica, con manifestazioni a carico spec. dell’apparato respiratorio, gastrointestinale e cardiocircolatorio: s. un’angoscia, una fobia; anche con uso assol.: un paziente che somatizza. (fonte: Treccani)
 

Esempi di somatizzazione

Esempi classici sono: il mal di pancia del bambino che non vuole andare a scuola.
Il mal di testa dell’adulto troppo impegnato, ma anche:

  • dispnea indipendente da sforzo;
  • disturbi gastro-intestinali (specialmente colite, diarrea, nausea e vomito);
  • cefalea, mal di schiena e dolori alle articolazioni;
  • disturbi mestruali;
  • deficit della coordinazione o dell'equilibrio, vertigini e difficoltà a deglutire;
  • alterazioni del tono dell'umore, quali depressione, ciclotimia e bipolarismo;
  • ansia e disturbi psicologici da alterata percezione corporea;
  • ipocondria, disturbo algico, di personalità e di conversione;
  • disturbi del sonno;
  • stanchezza mattutina


Come si Desomatizza: cos'è la Desomatizzazione®?

Se Mario ed Elisa fossero più combattivi potrebbero rispondere a tono alle persone che li stressano e quindi potrebbero avere un bello sfogo con successiva pacificazione.

 

Guardate due bambini che si azzuffano: prima se le danno di santa ragione poi le cose si placano. Una volta stabilite le gerarchie e le proprie ragioni, i due potrebbero anche diventare ottimi amici.
Ma Mario ed Elisa non ce la fanno e quindi spostano.

 

Eppure, esistono versioni molto reattive di Mario ed Elisa che sanno difendersi piuttosto bene e tuttavia subiscono delle somatizzazioni: ogni persona ha sue specifiche debolezze, uno o più “talloni di Achille”, che vanno cercati in profondità.

 

Vi sono molti modi differenti e diverse tecniche per desomatizzare lo stress: molto spesso la gente che vedete correre nei parchi cittadini non lo fa solo per tenersi in forma ma per “scaricare” le tensioni.

 

Chi ama meditare, chi fare yoga o stretching, chi pratica arti marziali, chi necessita di una buona psicoterapia e chi pratica rebirthing o allineamento cardiaco: ottimi mezzi per toglierci di dosso le tossine da cattivi rapporti sociali.

 

In qualità di medico, ho messo a punto delle semplici ma efficaci terapie di desomatizzazione basate su prodotti naturali con qualità di “facilitatori”, prodotti che rendano più profittevole la qualità del lavoro svolto. E ho fatto alcune importanti osservazioni che ho chiamato le regole della Desomatizzazione.

Questa tecnica entra a pieno diritto nelle strategie di Medicina Integrata.

 

Le 4 regole della desomatizzazione

  1. Mai mandare in allarme l’organismo
  2. Evitare l’effetto stampella
  3. Evitare lo spostamento di branca
  4. Non confondere la malattia con la risposta

 

La prima regola sottolinea il fatto che non dovremmo mai mandare in allarme l’organismo, costringendolo a fare cose che lui non sembra disponibile a fare o compiti che non vorrebbe svolgere perché gli appaiono inutili o gravosi.

Per carità, stimolare il corpo va bene, ma qui si discute solo di misura e di quantità.

 

Fare sport, ad esempio, è un sacrosanto dovere ma farne troppo per alcune persone potrebbe risultare un carico eccessivo, mangiare “sano” è un altro must del nostro vivere ma l’eccessiva ricerca del benessere potrebbe trasformarsi in ortoressia che è uno dei tanti disturbi del comportamento alimentare.

 

In linea generale potremmo dire che la prima regola sinteticamente dice questo:
Non fare cose o attività che aumentino il livello di stress, il livello va abbassato non alzato. Mai fare più del necessario! 

 

La seconda regola, evitare l’effetto “stampella”, spiega che noi dovremmo aiutare l’organismo a trovare le sue soluzioni, sostenerlo e non sostituirci a esso.

 

Molte cose della quotidianità potrebbero essere una stampella: un farmaco o un integratore non così indispensabili, ad esempio.
La stampella dovrebbe servire solo in fase acuta o comunque per brevi periodi poiché essa sostiene ma non porta a risoluzione e, comunque, le soluzioni troppo sbrigative nel lungo periodo perdono valore ed efficacia.

 

Clara, ad esempio, sta assumendo da molti anni erbe lassative per regolarizzare il suo intestino: soluzione molto efficace nell’immediato, mentre nel tempo questo prodotto sta abituando e forse anche un po' intossicando il suo fragile intestino.

 

Sinteticamente: non ricorrere immediatamente a metodi drastici. Se foste un fisioterapista che valuta un dolore ad una gamba prima provereste a fare un massaggio o un trattamento, non consegnereste subito il bastone al paziente.


 
La terza regola
Le problematiche non vanno spostate ma risolte, evitando lo schema della “polvere sotto al tappeto”.
 

In realtà si tenta sempre di spostare l’attenzione del corpo su qualcos’altro, senza risolvere il problema originario e palleggiando il paziente fra un terapeuta e il successivo. Nella lecita speranza che il processo di malattia perda forza nel tempo, come un uragano che spostandosi, dovrebbe perdere forza.

 

Purtroppo, un corpo compresso tende in realtà a divenire più esigente e a rinforzarsi nello schema di malessere.

 

Elisa è convinta che il suo gonfiore addominale dipenda da qualche cibo che mangia: siamo davvero certi che sia così?
Attenzione a non fare cose che risolvano il problema solo apparentemente correndo il rischio, per avere un po’ di beneficio iniziale, di spostarlo su altri organi o apparati.
 
 

La quarta, più che una regola è una osservazione o presa di coscienza: quelle che noi definiamo malattie sono in realtà forme di reazione.
Sinteticamente:

 

Noi reagiamo a stimoli precisi con meccanismi codificati da migliaia di anni di evoluzione e chiamiamo queste reazioni “malattie”: quindi diamo loro una accezione di cattivo, un brutto segnale, cose che succedono senza senso apparente.

 

Buono e cattivo in natura non esistono, abbiamo dato noi queste valenze alle cose che ci circondano.