Che cos’è l’ortoressia: definizione e caratteristiche

Mangiare sano è una cosa positiva, ma se il controllo sull’alimentazione diventa rigido e totalizzante può sfociare in un comportamento disfunzionale: l'ortoressia.

ortoressia

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Differenza tra alimentazione sana e ortoressia

Un'alimentazione sana si basa quindi su un intake calorico appropriato rispetto alle proprie esigenze, sul consumo adeguato di cibi vegetali e sulla varietà degli alimenti, limitando l'eccesso di cibi confezionati o ricchi di sale, zucchero e grassi saturi.

Mangiare sano significa sostanzialmente seguire le linee guida ma un'alimentazione sana deve essere, per definizione, flessibile, adattabile e compatibile con la vita quotidiana, poiché va portata avanti per tutta la vita.

L'ortoressia nervosa manca di flessibilità e adattabilità perché consiste nell'ossessione per il mangiare sano, "puro" e "pulito" ed è caratterizzata da un’eccessiva attenzione alla qualità degli alimenti e da comportamenti alimentari rigidi e restrittivi.

A differenza di disturbi del comportamento alimentare come l'anoressia o la bulimina, in questo caso l’attenzione non è focalizzata sul senso di inadeguatezza di sé e sull'immagine corporea ma su un controllo eccessivo degli alimenti consumati.

Nell'ortoressia i cibi vengono suddivisi buoni e cattivi e alcuni alimenti sono percepiti come impuri, dunque eliminati completamente dalla propria dieta.

Il comportamento alimentare diventa quindi rigido, fatto di regole molto restrittive e, anche se l'ortoressia può partire dall'intento positivo di migliorare la propria salute, generalmente evolve in una dieta che può portare a carenze nutrizionali importanti.

Oltre all'aspetto puramente nutrizionale, tale comportamento alimentare interferisce anche con il benessere psicologico e con la vita sociale.
 

Segnali comportamentali da osservare

Diversi studi hanno osservato segnali ricorrenti nell'ortoressia tra cui la costante preoccupazione per la qualità degli alimenti e degli ingredienti, che può tradursi in molte ore dedicate alla raccolta di informazioni, alla scelta, alla pianificazione e alla preparazione dei pasti.

Un altro segnale è la progressiva eliminazione di alimenti o intere categorie di alimenti perché contengono zucchero, sale o grassi, oppure perché confezionati o ricchi di additivi. Queste restrizioni tendono ad aumentare nel tempo, magari eliminando anche cibi contenenti glutine o lattosio senza una necessità reale, oppure eliminando alcune modalità di cottura.

La dieta diventa sempre più limitata e non rispettare le regole autoimposte diventa fonte di ansia, vergogna, senso di colpa e disagio mentre rispettare la dieta dà una sensazione di sicurezza, controllo e benessere. 
 

Effetti sulla vita sociale e relazionale

Ovviamente l’ortoressia ha un grande impatto sulla vita quotidiana perché un’alimentazione così rigida, porta a evitare situazioni sociali che coinvolgono il cibo, come cenare fuori, partecipare a eventi o condividere pasti con gli altri.

Chi ha comportamenti ortoressici tende a evitare contesti in cui non ha il pieno controllo di ciò che mangia, oppure a vivere questi momenti con forte disagio, ansia e stress.

Questo può portare a difficoltà relazionari, a un isolamento progressivo per evitare il disagio e può anche generare conflitti o incomprensioni con chi si ha vicino.
 

Perché può nascere un’ossessione per la “purezza”

L’ortoressia è il risultato di più fattori che si combinano tra loro, tra cui tratti come perfezionismo, bisogno di controllo e ansia. In questi casi, il controllo del cibo può diventare un modo per gestire insicurezze o stress, dando una sensazione temporanea di ordine e prevedibilità.

Probabilmente dietro questa ossessione per il cibo sano ci sono componenti legate all'ansia che si sfogano su una maggiore attenzione all'alimentazione e alla salute che può poi sfociare in un disturbo.

Oggi vi è poi una continua esposizione a contenuti su questi temi, che può contribuire a costruire convinzioni errate sul cibo. Negli ultimi anni si è infatti diffusa una certa attenzione verso il concetto di “clean eating”, spesso accompagnata da messaggi semplificati su ciò che è sano e ciò che non lo è e questo può favorire una visione rigida dell’alimentazione, soprattutto in persone già predisposte.