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Smettiamo di prendere antibiotici come caramelle: tutti i rischi

Quando un medico dice "non si preoccupi, non è necessario prendere antibiotici, passerà da sè" strabuzziamo gli occhi, convinti che non passerà mai! Del resto per il 60% degli italiani gli antibiotici sono efficaci contro i virus... Smettiamola di prendere antibiotici come caramelle! Rappresentano un vero rischio per la salute dell'umanità, ecco cosa dicono le ricerche

Smettiamo di prendere antibiotici come caramelle: tutti i rischi

Un recente sondaggio commissionato a Eurobarometer dalla Commissione Europea, come riporta Ansa, fa rispondere a 6 italiani su 10: "sì, gli antibiotici uccidono i virus".

Speriamo non ne discenda che 6 italiani su 10, quando hanno un banale raffreddore o un'influenza, si affidano direttamente alla pillola ammazzatutto...

I dati allarmano seriamente, pensando quanto, anche a livello europeo, la conoscenza del meccanismo di azione degli antibiotici rimane bassa.

Antibiotico, dal greco "contro la vita", è un termine assurto ad indicare comunemente un farmaco di origine naturale o di sintesi, in grado di rallentare o fermare la proliferazione dei batteri, non avendo alcun effetto contro i virus.

L'antibiotico non dovrebbe quindi essere la prima soluzione e l'unica possibile: si mette qui in rilievo quanto sia importante la prevenzione, come anche banalmente lavarsi spesso le mani, l'adozione di comportamenti più consapevoli e l'uso di antibiotici naturali o a soluzioni alternative, ove possibile, prima di ricorrere a quelli di sintesi.

 

Batteri antibiotico resistenti

Come riportato da Repubblica, secondo un report di "Review on Antimicrobial Resistance" , la situazione sarebbe davvero allarmante: arriveremo nel 2050 con 10 milioni di morti a causa di infezioni per cui non ci sarebbero più farmaci a disposizione.

Secondo quanto riportato dallo studio inglese, i futuri batteri saranno sempre più resistenti agli antibiotici, e non solo in paesi lontani da noi: l'Europa, e l'Italia in cima alla classifica, tra le zone a bollino rosso.

Come riportato in un recente convegno medico, patrocinato dal Ministero della Salute e dall'Istituto Superiore di Sanità, l'Italia sarebbe addirittura il paese europeo con le più elevate percentuali di resistenza verso gli antibiotici.

 

No agli antibiotici come caramelle

Se un vero e proprio stop non è possibile, almeno una riduzione. Questo il monito lanciato dall'autore della ricerca in questione, Jom O'Neil, secondo il quale, per ovviare a una situazione catastrofica, sarebbe auspicabile un uso più consapevole degli antibiotici, che non renda la medicina un'abitudine, o peggio un abuso o eccesso "dobbiamo smettere di prendere antibiotici come caramelle", afferma lo stesso autore, sottilineando quanto anche nel mondo animale vengano utilizzati a sproposito, per poi essere consumate carni che sono il risultato di siringhe su siringhe iniettate.

Del resto già nel 2014 l'Organizzazione Mondiale della Sanità aveva lanciato l'allarme “L’era post-antibiotici (...) è diventata una reale possibilità del XXI secolo”. Così il vice direttore per la Sicurezza Sanitaria del WHO  Keiji Fukuda aveva aperto il Primo Rapporto Globale sulla resistenza antimicrobica (AMR).

 

Come sconfiggere i superbatteri

La questione è più che all'ordine del giorno, e si gioca tra nuovi batteri super resistenti, nuovi nomi e sigle mediche e viene portato avanti in tempi recentissimi, per cui anche la rivista specializzata Review on Antimicrobial Resistance spiega come affrontare le infezioni antibioticoresistenti a livello globale, fornendo utili raccomandazioni.

Il documento illustra le possibili soluzioni per limitare l'uso di antibiotici; tra queste si mette in evidenza il ruolo delle compagne di sensibilizzazione verso la popolazione, l’importanza di assicurare pulizia e igiene laddove è scarsa, che include il semplice gesto di lavarsi spesso le mani, il bisogno di implementare la sorveglianza globale sulla questione, l'uso di solluzione alternative agli antibiotici in campo agricolo, ma anche la necessità di studiare e creare nuove medicine.

 

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