Tridevi, le tre dee del pantheon induista

Saraswati, Parvatie Lakshimi: questi tre volti sono le maschere di una Dea assoluta primordiale nello shaktismo, della quale ogni madre, ogni compagna, ogni amante e ogni figlia sono uno specifico.

Tridevi

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Una trinità femminile, come tre sono i punti necessari per disegnare il triangolo, la Yoni, simbolo femmineo per eccelleza, che rappresenta non solo l’organo femminile ma tre precise funzioni: la conoscenza, l’armonia e il potere. Scopriamo qualcosa di più a riguardo.

 

 

Trimurti e Tridevi

Tutte le grandi religioni hanno a turno presentato diverse immagini e concetti della divinità. E’ essa incommensurabile o meno? Trascendente o immanente? Una, doppia o trina? Maschile, femminile, androgina o asessuata? 

 

In questa arena delle idee, l’induismo dimostra una plasticità unica, in quanto tale tradizione presenta una realtà divina unica, suddivisa però in 33 crore (un crore è una unità di misura equivalente a 10.000.000) di divinità. 

 

La Trivedi dello Shaktismo

Di queste rappresentazioni molte sono femminili ed esistono scuole che si concentrano quasi esclusivamente su di esse, come lo shaktismo

 

Secondo questa scuola, l’essere primordiale sarebbe femmineo, Adi Parashakti, la grande energia primordiale indivisa, assoluta e irrappresentabile. Questa Madre Primordiale si manifesta in alcuni aspetti principali prima di suddividersi ulteriormente in un’infinità di rivoli.  E’ lei stessa a creare e rendere attiva la famosa Trimurti composta di Brahma, Vishnu e Shiva.

 

Secondo i testi tantrici dello shaktismo, Adi Parashakti descrive se stessa alla Trimurti come Signora dell’Universo, femminea quando attiva e masculina quando statica. E’ lei a incaricare Brahma di iniziare la creazione cosmica, è sempre lei a imporre a Krishna (Vishnu) di assumere una forma e supportare la creazione, ed è ancora lei a invocare Rudra (Shiva) comandandolo di mettere in moto il tempo. 

 

Durante questo processo, essa assume tre forme specifiche e tramite esse si concede come consorte ai tre dei della Trimrti. Diviene così Saraswati per Brahma, Lakshmi per Vishnu e Parvati per Shiva. Altrove troviamo il nome di Kali a sostituire quello di Parvati. 

 

Questa Tridevi, aspetto trino della divinità assoluta concepita nel suo aspetto femminile, è l’origine di tutto, il primo dinamismo che da vita al processo di estrazione dell’infinito a partire dallo zero primordiale.

 

Saraswati

Cominciamo da Saraswati. E’ una dea legata all’arte, alla conoscenza e all’apprendimento, e spesso è rappresentata con una vina (uno strumento simile ad un liuto), per rimarcare il suo rapporto con l’arte, ma anche quello con la vibrazione e con la matematica alla base della realtà, concetto base della scuola pitagorica. 

 

Il nome vedico Saraswati deriva dalla radice Saras, che indica lo scorrimento dell’acqua. Quando il sole si riflette nell’acqua, la sua luce statica e indivisa si frammenta in infiniti riflessi che acquistano dinamismo, muovendosi, apparendo e sparendo. Questo rappresenta il potere creativo di Saraswati.

 

Lakshmi

Lakshmi è la compagna di Vishnu e quando questi si manifesta in forma di avatar anche lei discende in forma umana, divenendo sempre una donna archetipo, come nel caso di Sita, la moglie ideale, o nel caso di Radha, l’amante ideale. 

 

Lakshmi è la dea della prosperità e della moltiplicazione. Il suo nome indica una grande unità di misura ed è associato alla fortuna (lakh come in inglese luck). La sua prosperità non è un accaparrare e accumulare risorse, ma deriva da un perfetto e continuo interscambio, l’armonia della condivisione che accresce ogni polo coinvolto. 

 

Ciò che non è condiviso perde vita e valore, e solo colui che sa quanto, come e quando dare riceverà la prosperità di Lakhsmi l’armoniosa.

 

Parvati

Parvati è la reincarnazione della prima moglie di Shiva, Sati, che immolò se stessi dividendosi in infiniti aspetti femminili della divinità. Parvati e’ la figlia dell’asse terrestre ed ha infiniti aspetti: pur essendo
moglie di Shiva e madre dei suoi figli essa è anche bambina, donna celibe e indipendente ed in alcuni casi vedova. 

 

Se Saraswati crea e Lakshmi armonizza, Parvati è quella che nutre ma che si permette anche di esprimere la distruzione, assumendo la forma di Kali, espressione del pieno potere trasformatore. Saraswati è la conoscenza e la coscienza, Lakshmi è l’armonia e la beatitudine, Parvati è il potere supermo. 

 

Ma non lasciamoci confondere da queste divisioni, perché questi tre volti sono le maschere di una Dea assoluta primordiale, della quale ogni madre, ogni compagna, ogni amante e ogni figlia sono un aspetto. 

 

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