Meditazione Aurobindiana

Con Sri Aurobindo, scopriamo la differenza tra meditazione e concentrazione per chi non si accontenta di realizzazioni spirituali interiori ma vuole, come il fondatore dello yoga integrale o purna yoga, trasformare le condizione della vita umana ad immagine dello spirito.

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© Michal Bednarek -123rf

 

Yoga e Meditazioni diverse

Esistono numerosi tipi di meditazione diversa, specialmente nella nostra epoca nella quale tutto deve essere accattivante e vendibile, con una interessante narrativa alle spalle. Ecco allora che ogni tipo di yoga crea il proprio tipo di meditazione.

Sri Aurobindo è riconosciuto come uno dei più grandi yogi degli ultimi secoli, impegnato non solo con le realizzazioni interiori, ma anche con la riscoperta degli antichi segreti, con la loro riformulazione, ed infine con una trasformazione delle condizioni della vita umana sulla Terra.

Per Sri Aurobindo infatti non era sufficiente unire la proprio coscienza con quella divina per continuare a vivere una vita comune, egli mirava ad una unione "in espressione", vale a dire una trasformazione dell’esistenza a misura delle vette divine realizzate interiormente.

 

Meditazione nello Yoga Integrale

Sri Aurobindo è noto come il fondatore dello yoga integrale, che nei suoi primi diari definisce come “uno yoga inestimabile”, la più alta sintesi tra yoga vedantino e yoga tantrico mai formulata, che ai suoi apici diviene lo yoga delle cellule, che mira all’immortalità fisica, e che supera anche le più alte forme di spiritualità.

Ed in tutto questo che ruolo ha la meditazione? Per scoprirlo dobbiamo studiare le biografia di Sri Aurobindo e di Mirra Alfassa, nota come la Madre, sua compagna spirituale, e tutte le loro opere e le loro corrispondenze coi discepoli.

 

Sri Aurobindo e Lelé

Anzitutto scopriamo che Sri Aurobindo, agli inizi della sua pratica yogica, si fece guidare per un breve periodo da un guru tantrico di nome Lelé, che lo aiutò a realizzare l’esperienza del Nirvana.

Sri Aurobindo non si estinse in questo annichilimento dell’essere nel quale lo stesso Buddha decise di annullarsi, ma imparò a svolgere tutte le sue attività a partire da quello stato interiore.

Lelé gli raccomando di spendere quotidianamente del tempo in meditazione, ma dopo un po' Sri Aurobindo smise di farlo, e quando Lelé se ne accorse, dichiarò che tutta la sua disciplina era stata compromessa.

Sri Aurobindo in proposito ebbe a dire che Lelé non si accorse che egli non doveva più sedersi a gambe incrociate qualche ora al giorno per meditare, perché quella era divenuta la sua condizione naturale e costante.

 

Meditazione e concentrazione

Leggendo le opere di Sri Aurobindo e della Madre scopiramo che essi suggerivano la meditazione solo ad alcuni dei loro discepoli, che evidentemente ne avevano ancora bisogno, ma, più in generale, tendevano ad avere una maggiore considerazione della concentrazione, più che della meditazione.

La Madre spiega a chiare lettere che la meditazione rappresenta un’attività mentale, che modifica le frequenze della mente, e che pertanto non ha una grande influenza sulle altri parti dell’essere: quella fisica, quella nervosa, quella emotiva, che rimangono non trasformate.

La concentrazione, per contro, può avvenire in ogni parte dell’essere e addirittura essere integrale, in modo da apportare dei veri cambiamenti della natura umana nel suo complesso.

E’ bene ricordare infatti che lo yoga integrale non mira ad una pacificazione interiore e ad una sensazione di benessere, quanto piuttosto ad una trasformazione della natura.

 

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