Articolo

15 piante con azione antibiotica e antivirale

Molte piante producono sostanze con attività antimicrobica, ma tra laboratorio e uso reale c’è una differenza importante che spesso viene sottovalutata.

di Redazione

piante-erbe-officinali

Credit foto
©nataliaderiabina - 123rf


 

Perché alcune piante hanno attività antimicrobica

Che le piante abbiano attività antimicrobica non è così raro, poiché sono diverse le specie in grado di produrre composti antimicrobici come strategia di difesa contro batteri, funghi e virus presenti nell’ambiente.

Queste sostanze includono polifenoli, flavonoidi, terpeni e alcaloidi, molecole che possono interferire con la crescita dei microrganismi o danneggiarne le strutture cellulari.

Dato che potenzialmente l'attività microbica potrebbe essere sfruttata anche dall'uomo, numerose specie vegetali sono state studiate per la loro attività antibatterica e antivirale.

Tra queste, le 15 piante probabilmente più studiate sono:

  • aglio
  • timo
  • origano
  • tea tree
  • cannella
  • chiodi di garofano
  • rosmarino
  • salvia
  • echinacea
  • sambuco
  • liquirizia
  • zenzero
  • curcuma
  • eucalipto
  • melissa 

L'attività di queste piante è però spesso dimostrata in vitro, cioè in laboratorio, e non sempre si traduce in un effetto clinico nell’uomo.

Erbe con evidenze contro batteri specifici

Tra le piante più studiate per l’attività antibatterica troviamo quelle ricche di oli essenziali come timo (Thymus vulgaris) e origano (Origanum vulgare) i cui componenti principali, timolo e carvacrolo, hanno mostrato attività contro batteri come Staphylococcus aureus ed Escherichia coli in diversi studi in vitro.

Anche il tea tree (Melaleuca alternifolia) ha azione antibatterica, specialmente per uso topico, mentre l’aglio (Allium sativum) contiene allicina, una sostanza con attività antibatterica studiata in laboratorio.

Altre piante come rosmarino, salvia, cannella e chiodi di garofano mostrano attività antimicrobica grazie alla presenza di composti fenolici e terpenici, ma anche in questo caso le evidenze più solide derivano da studi preclinici.

Piante con attività antivirale documentata

Per quanto riguarda l’attività antivirale, le evidenze sono più limitate ma alcune piante sono state studiate per la loro capacità di interferire con la replicazione di virus o di modulare la risposta immunitaria.

L’echinacea è sicuramente tra le più utilizzate per le infezioni respiratorie e come immunostimolante durante i cambi di stagione e alcuni studi suggeriscono un effetto su virus del raffreddore.

Anche il sambuco (Sambucus nigra) è stato studiato per il supporto nei sintomi influenzali, dovuto probabilmente grazie ai suoi polifenoli.

La liquirizia (Glycyrrhiza glabra) ha mostrato attività antivirale in modelli sperimentali per il contenuto glicirrizina, mentre la melissa (Melissa officinalis) è stata studiata per uso topico contro virus come l’Herpes simplex.

Infine, anche zenzero e curcuma sono stati oggetto di studi per il loro potenziale effetto antivirale e antinfiammatorio, ma i dati clinici sull’uomo sono ancora limitati.

Differenza tra attività in vitro e nell’organismo

Purtroppo, quando un composto naturale isolato dalle piante mostra una determinata attività farmacologica in vitro, non è detto che quella attività si verifichi anche sull'uomo e questo può avvenire per svariati motivi.

Innanzitutto bisogna considerare che negli studi in vitro si utilizzano spesso dosi molte elevate che possono essere difficili da utilizzare nell'uomo.

Inoltre,  per poter avere un'attività, la sostanza deve essere biodisponibile, quindi deve poter essere assorbita, entrare in circolo in dosi adeguate e raggiungere il target.

Molte sostanze naturali possono non essere assorbite a livello intestinale oppure essere metabolizzate a livello del microbiota o del fegato e trasformate in altre sostanze inattive o meno attive prima di poter raggiungere i tessuti; l’effetto osservato in vitro può essere quindi ridotto, modificato o annullato dopo il metabolismo.

Le attività antimicrobiche osservate nei test di laboratorio devono dunque sempre essere confermate da studi clinici sull’uomo, che però sono ancora relativamente pochi rispetto alla quantità di studi preclinici.

Preparazioni più efficaci (oleoliti, estratti, infusi)

L’efficacia di una pianta o di un composto naturale dipende anche dalla forma di preparazione, perché le sostanze attive sono solubili in solventi diversi e le preparazioni possono regolare la biodisponibilità di un composto.

Gli infusi e decotti estraggono ad esempio soprattutto composti idrosolubili come flavonoidi e mucillagini e sono generalmente più adatti a un uso quotidiano e a disturbi lievi.

Gli estratti alcolici o tinture permettono di estrarre una gamma più ampia di composti rispetto all’acqua, mentre gli estratti secchi possono offrire una maggiore standardizzazione e concentrazione dei principi attivi.

Gli oleoliti si ottengono per macerazione in olio della parte di pianta di interesse, sono utili soprattutto per uso topico e potrebbero avere un'azione antimicrobica a livello dell'apparato gastrointestinale quando assunti per via orale.  

Gli oli essenziali sono generalmente ricchi di composti antimicrobici e vengono utilizzati per uso topico diluiti in olio vegetale o per inalazioni quindi per un'azione antimicrobica sulla pelle e sull'apparato respiratorio. Esistono anche formulazioni a base di oli essenziali per uso orale, generalmente capsule, per avere un'azione sull'apparato gastrointestinale o sistemica.

 

 

Fonti

  • Sim J.X.F. et al. (2019). Antimicrobial activity of thyme oil, oregano oil, thymol and carvacrol. Veterinary Dermatology.
  • Vassiliou E. et al. (2023). Anti-inflammatory and antimicrobial properties of thyme oil. International Journal of Molecular Sciences.
  • Nazzaro F. et al. (2020). Antimicrobial and antiviral properties of herbal materials. Pathogens.
  • Puškárová A. et al. (2017). Antibacterial activity of essential oils (oregano, thyme, clove). Scientific Reports.