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Per colpa del clima, le api fanno fatica a volare

Tra gli innumerevoli modi in cui il clima influenza gli equilibri del nostro Pianeta, ce n'è anche uno che riguarda molto da vicino gli insetti impollinatori; e, con loro, il nostro sistema alimentare.

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©ivanbuex / 123rf.com

Il clima e il volo delle api

Ci sono cose che diamo per scontate, come se fossero sempre esistite e fossero destinate a durare in eterno. L’azzurro del cielo, le onde che si infrangono sugli scogli, le api che ronzano volando di fiore in fiore. Eppure, anche le nostre apparenti certezze iniziano a scricchiolare a causa degli sconvolgimenti del clima.

 

I ricercatori dell’Imperial College di Londra si sono dedicati proprio ad api e bombi, pubblicando le loro scoperte nella rivista scientifica Functional Ecology. All’aumentare della temperatura esterna, partendo da un minimo di 12 gradi centigradi e arrivando a un picco di 25-27, crescono sia la motivazione degli insetti a volare sia la durata del loro tragitto. Superata questa soglia, però, entrambe iniziano a calare.

 

È una buona notizia, ma soltanto per i paesi alle latitudini più settentrionali. In buona parte del Pianeta i 27 gradi centigradi vengono abbondantemente superati per diversi mesi all’anno, come abbiamo imparato a nostre spese quest’estate con i 48,8 gradi registrati nel Siracusano. In tal caso c’è motivo di essere preoccupati visto che il volo delle api è connesso all’impollinazione, un servizio ecosistemico inestimabile.

 

L’effetto delle ondate di caldo e di freddo

C’è di più. “Un maggior numero di eventi meteorologici estremi, ad esempio le ondate di gelo o di calore senza precedenti come quelle a cui abbiamo assistito negli ultimi anni, potrebbero spingere regolarmente le temperature oltre al range che consente un volo confortevole ad alcune specie di bombi”, dichiara il primo autore del paper, Daniel Kenna.

 

“Questi rischi risultano particolarmente rilevanti per gli impollinatori dalle colonie stanziali, come i bombi, che non possono cambiare posizione nel corso della stagione se le condizioni non sono più favorevoli. Potenzialmente questi rischi ci danno una spiegazione in più sul motivo per cui sono state osservate perdite ai limiti dell'areale meridionale delle specie”.

 

Ne va dell’impollinazione. E non solo

Ci sono diversi validi motivi per dedicare tutta quest’attenzione agli insetti. Pochissime specie vegetali riescono a impollinarsi da sole; tutte le altre hanno bisogno del lavoro di api, bombi, ma anche pipistrelli, falene, vespe. Si stima che circa il 5-8% della produzione alimentare globale sia da attribuire direttamente agli animali impollinatori. Senza di loro scomparirebbero dalle nostre tavole mele, arance, fragole, albicocche, fagioli, camomilla, pomodori, peperoni e decine di altri cibi.

 

Lo studio dell’Imperial College quindi permette di fare stime su questa funzione cruciale, ma non solo. “Il modo in cui diversi insetti volanti rispondono all’aumento delle temperature potrebbe anche influenzare la diffusione delle malattie trasmesse dagli insetti e le epidemie di parassiti agricoli che minacciano i sistemi alimentari”, ha dichiarato Richard Grill, anch’egli autore della ricerca.


“Applicare il nostro setup sperimentale e i risultati ad altre specie può aiutarci a comprendere le tendenze future degli insetti importanti per la gestione della fornitura di servizi o dei metodi di controllo dei parassiti”.

 

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