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No plastic more fun, la movida milanese rinuncia alla plastica

I locali notturni milanesi si impegnano a fare a meno di bicchieri, cannucce e bottigliette in plastica. L'idea convince tutti, esercenti e pubblico.

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©Erik Reis / 123rf.com

La movida risponde all’appello di Milano Plastic Free

Era lunedì 18 febbraio 2019 quando a Palazzo Marino è stata presentata ufficialmente l’iniziativa Milano plastic free, lanciata dal Comune insieme a Legambiente e Confcommercio Milano. 

 

Questa campagna, pionieristica in Italia, vuole incoraggiare negozi, bar e ristoranti a sostituire la plastica usa e getta con alternative più rispettose dell’ambiente. Si parte con circa 200 esercizi commerciali disseminati nei quartieri di Isola e Niguarda, ma l’intento dichiarato è quello di innescare un contagio positivo.

 

Questa speranza si è concretizzata già dietro le quinte della conferenza stampa di febbraio. Tra gli invitati, infatti, c’era Andrea Pontiroli, ideatore e fondatore del circolo Magnolia e ora amministratore di Santeria Srl, factory con due sedi sul territorio milanese. 

 

E c’erano anche Mariasole Bianco e Virginia Tardella, anime di Worldrise, onlus che sviluppa progetti di sensibilizzazione, creatività ed educazione, finalizzati alla conservazione e valorizzazione dell’ambiente marino.

 

Dal loro incontro nasce un’idea: dare vita a uno spinoff di Milano plastic free, tutto incentrato sulla vita notturna. Dopo meno di due mesi quest’intuizione è diventata realtà con il progetto No plastic more fun, che è stato presentato proprio in Santeria Toscana 31 la sera del 10 aprile. 

 

Come funziona No plastic more fun

“Il mare inizia da qui”: il claim dell’iniziativa è molto di più di una bella frase a effetto. Ogni anno 8,8 milioni di tonnellate di plastica finiscono negli oceani, l’equivalente di un furgone della nettezza urbana al minuto. L’80 per cento di questa immensa mole di plastica arriva proprio dalla terraferma.

 

La sola città di Milano ne produce ogni anno 35mila tonnellate. Insieme al packaging degli alimenti, l’altro grande responsabile è il settore della nightlife, costituito dalle migliaia di locali in cui bere un drink, ballare o ascoltare un concerto.

 

No plastic more fun vuole creare una rete di locali che rinunciano a bicchieri, cannucce e bottigliette in plastica usa e getta, sostituendoli con la bioplastica oppure con alternative riutilizzabili (come le borracce).

 

A oggi, la rete comprende una trentina di locali tra Milano e Genova, dove il progetto parallelo di Worldrise è partito lo scorso settembre. Ma l’invito è aperto a tutti.

 

Rinunciare alla plastica conviene, in tutti i sensi

Ampliare la rete di locali aderenti significa anche allargare il bacino di clienti che inizieranno a prestare più attenzione agli oggetti in plastica monouso, scoprendo che in molti casi possono tranquillamente farne a meno senza troppe rinunce.

 

Oltre al tema della sensibilizzazione, entra in gioco anche una conseguenza di carattere molto più concreto. Costruendo un’alleanza, i locali guadagnano potere contrattuale nei confronti dei fornitori di articoli in bioplastica, comprando quantità maggiori a prezzi più bassi (è la logica dei gruppi di acquisto).  

 

Perché qualsiasi impresa, fa notare Andrea Pontiroli, per natura deve puntare innanzitutto alla sostenibilità economica. E un percorso di questo tipo ha senso soltanto se contribuisce in positivo ai risultati dell’azienda.

Nel caso di Santeria, numeri alla mano, rinunciare alla plastica funziona

 

Il totale delle voci di costo (acquisto di circa 200mila bicchieri in bioplastica, mille borracce, uso di 70mila litri di acqua del rubinetto ecc.) si aggira infatti intorno ai 37mila euro l’anno

 

Parte di questi costi, però, viene recuperata ritoccando leggermente alcuni servizi (come il coperto, che ora comprende anche l’acqua) o evitando l’acquisto di cannucce o altri oggetti in plastica. Poi ci sono gli sponsor. A conti fatti, il bilancio finale ha il segno più, con un piccolo margine di guadagno di circa 3mila euro. 

 

Senza contare le conseguenze positive in termini di reputazione: lo sciopero globale per il clima del 15 marzo ci ha insegnato che i giovani sono sempre più attenti alla salute del Pianeta, sempre più determinati a mettersi all’opera per un futuro migliore e sempre più pronti a premiare chi dà il buon esempio.