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Packaging: le alternative alla plastica

Da un capo all'altro del Pianeta, si stanno moltiplicando le soluzioni per il packaging alternative alla plastica. Facciamo un piccolo viaggio alla scoperta di quelle più fantasiose e utili.

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©Perfect Homes Chiangmai / Facebook

Perché dobbiamo usare meno plastica

La plastica, con il suo enorme impatto ambientale, è da mesi al centro di un tam tam mediatico impossibile da ignorare. 

 

Fare la raccolta differenziata in modo corretto è il primo accorgimento che ciascuno di noi può mettere in pratica nella vita quotidiana. Purtroppo, però, non è sufficiente

 

Come dimostra il report L’Italia del Riciclo 2018 della Fondazione Sviluppo Sostenibile, infatti, nel 2017 solo il 43% degli imballaggi in plastica è stato avviato a riciclo.

 

Si tratta senza dubbio di un ottimo risultato, che cresce del 5% nell’arco di un anno e che ci colloca ai primi posti in Europa. Dall’altro lato, però, non possiamo dimenticare che tutto il resto finisce nei termovalorizzatori e in discarica.

 

Se vogliamo davvero fare la nostra parte per la salvaguardia del Pianeta in cui viviamo, dobbiamo compiere un passo in più: usare la plastica il meno possibile.

 

A prima vista può sembrare una scelta radicale, ma in realtà basta solo dedicare un briciolo di attenzione in più alla scelta dei prodotti. Prima di metterli nel carrello, diamo un’occhiata al packaging: si può riciclare? È sproporzionato rispetto alle dimensioni del prodotto? È biodegradabile? 

 

Per fortuna, da un capo all’altro del Pianeta si stanno affermando tante alternative al packaging in plastica: facciamo una carrellata di quelle più curiose e promettenti.

 

Thailandia: foglie di banano

Entrando nel Rimping Supermarket di Chiangmai, in Thailandia, si viene accolti da scaffali colmi di frutta e verdura avvolta dalle foglie di banano. Un’idea tanto semplice quanto efficace, che è diventata immediatamente virale nei social network. 

 

Il banano, d’altra parte, è una pianta estremamente comune in tutto il Sudest asiatico e le sue foglie trovano innumerevoli usi, in cucina e non solo.

 

Per ora si tratta soltanto di un primo test, che peraltro non ha del tutto azzerato l’impiego di plastica. Ma l’entusiasmo che ha riscosso questa idea fa ben sperare per successivi sviluppi.

 

Italia: Beoopak

Per scovare idee originali non dobbiamo per forza volare dall’altra parte del mondo. Proprio dall'Italia, per la precisione dall'ingegno di due amiche piemontesi, nasce Beoopak.

 

Si tratta di un telo colorato composto da cotone biologico certificato, cera d’api e olio di nocciole bio, che serve per conservare gli alimenti crudi o cotti, anche a diretto contatto con il cibo. 

 

Se viene lavato con cura, con acqua e sapone naturale, Beoopak resiste fino a un anno, permettendo di fare a meno di pellicole e contenitori usa e getta.  

 

Finlandia: Sulapac

I grandi marchi di cosmetici hanno già messo gli occhi su Sulapac, una startup finlandese pluripremiata, che ha brevettato un nuovo materiale che potrebbe rivoluzionare il mondo del packaging.

 

Il materiale è rigido e resistente all’acqua e all’olio, proprio come la plastica, ma con una fondamentale differenza: quando non serve più, basta gettarlo nel compost e si biodegrada nell’arco di tre settimane. In acqua, i tempi di decomposizione sono pari a circa un anno.
 

Il portfolio di Sulapac comprende già un’ampia gamma di contenitori (la cui capacità va da un minimo di 15 ml a un massimo di 200 ml) e da poco è stato arricchito dalle cannucce.

 

Indonesia: Evoware

Il segreto per sviluppare idee innovative è quello di guardarsi intorno, alla ricerca delle risorse rinnovabili offerte dal proprio territorio.

 

Da uno Stato insulare come l’Indonesia, dove la produzione di alghe è particolarmente radicata, nasce la startup Evoware che le trasforma in imballaggi.

 

Il packaging di Evoware si dissolve in acqua calda, è completamente biodegradabile, dura fino a due anni ed è in linea con gli standard Haccp.

 

Può essere utilizzato per confezionare il sapone o gli alimenti; in questo secondo caso può essere addirittura mangiato, garantendo un alto contenuto di fibre, vitamine e minerali.  

 

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