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Comprano una palude che diventa oasi

Due tecnici ambientali in provincia di Bologna acquistano un'ex-riserva di caccia e la trasformano in un'oasi naturalistica.

Oasi a Persiceto

Credit foto
©Fb Paola Balboni

Una vecchia postazione di caccia diventa un’oasi naturalistica: è l’iniziativa condotta a Crevalcore, campagna bolognese, dai coniugi Andrea Morisi e Paola Balboni.

I due tecnici ambientali hanno acquistato tre ettari di terreno, chiamati ‘Possessione Baciocca’, nei pressi della frazione di Palata Pepoli, ex-proprietà della parrocchia.
 

Da area venatoria a zona con divieto di caccia

Dopo anni di coltivazione, il terreno era stato dato in affitto a un gruppo di cacciatori i quali, dopo aver scavato e riempito d’acqua la zona centrale del terreno, avevano formato una sorta di palude che attirava anatre e altri uccelli selvatici.

Grazie a quella modifica, l'area umida era considerata adatta al ristoro dei volatili e selvaggina migratoria che venivano però al contempo cacciati attraverso diversi appostamenti fissi. Solo la scadenza imminente del contratto d’affitto riolto ai cacciatori ha permesso di rimettere in discussione la destinazione d'uso dell'intera superficie su cui era previsto anche un progetto di trasformazione a scopo di coltivazione industriale.

Ma è in questo frangente che intervengono Andrea e Paola. Venuti a conoscenza del luogo, i due tecnici prima lo affittano e poi, a proprie spese, delimitano l’area con dei pali e una rete.

L’idea è quella di non permettere ai cacciatori di sparare alla fauna locale e l’unica via percorribile si è rivelata istituire un divieto di caccia.
 

Paola Balboni, Oasi a Persiceto

Credit foto
©Fb Paola Balboni

Andrea Morisi, Oasi a Persiceto

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©Fb Paola Balboni

A Crevalcore un'oasi di biodiversità

Ottenuto il divieto, la possessione Baciocca diventa un’oasi a tutti gli effetti, dove gli animali selvatici possono vivere indisturbati. La passione per la fauna selvatica e per quel progetto nato da poco spinge Andrea e Paola a compiere un passo ulteriore.

Come ha raccontato lo stesso Morisi ai media locali, dopo la morte di una sua zia, i due coniugi investono l’eredità appena disposta nell’acquisto dell’appezzamento. Da quel momento, i tre ettari possono considerarsi al sicuro. E così inizia a crescere un folto canneto con pozze d’acqua, giovani pioppi e salici che si stagliano verso il cielo.

Ma soprattutto “volano le farfalle, cantano le cannaiole, trovano rifugio caprioli, famiglie di folaghe allevano i piccoli, abbondano le cavallette, fioriscono l’aristolochia e il cardo pallottola, la donnola marca i sentieri, il falco di palude sorvola rasente le canne: è tornata la biodiversità. Ma non solo, perché stiamo preparando sentieri per le visite” hanno raccontato ancora i due coniugi a Il resto del Carlino.

 

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