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Carne al bando per il bene del pianeta

La nostra alimentazione ha un prezzo: non soltanto economico. C’è un costo molto più grande che riguarda ambiente e risorse. Come far andare di pari passo scelte alimentari intelligenti e sostenibilità? Una soluzione, c'è.

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©123branex / 123rf.com

Lo studio condotto dall'Università di Oxford

Di quali alimenti si compone una dieta che voglia dirsi sostenibile

 

La rivista Il Guardian riporta di uno studio dello scorso anno condotto da ricercatori dell'Università di Oxford e pubblicato sulla rivista Nature, ha dimostrato che carne e prodotti lattiero-caseari producono il 60% delle emissioni di gas serra dell'agricoltura e assorbono l'83% dei terreni agricoli, ma forniscono solo il 18% di calorie e il 37% di proteine. 

 

Evitare carne e prodotti lattiero-caseari è il modo più grande per ridurre l'impatto ambientale sul pianeta, secondo gli scienziati alla base dell'analisi più completa fino a oggi del danno che l'agricoltura provoca al pianeta. 

 

La nuova ricerca mostra che senza il consumo di carne e latticini, l'uso globale dei terreni agricoli potrebbe essere ridotto di oltre il 75% - un'area equivalente a Stati Uniti, Cina, Unione Europea e Australia messi insieme - e riuscendo comunqua a nutrire ancora il mondo.   

 

Joseph Poore, il ricercatore che ha guidato questa ricerca, ha un’idea ben chiara in merito: l’approccio vegano è probabilmente il modo più grande per ridurre l’impatto sul pianeta Terra, non solo i gas serra, ma l'acidificazione globale, l'eutrofizzazione, l'uso del suolo e dell'acqua. 

 

Posizioni attuali e possibili azioni

Per la FAO, l’Organizzazione delle Nazioni unite per l’alimentazione e agricoltura, una dieta che garantisca la massima sostenibilità ambientale deve presentare un ridotto impatto sull’ambiente e deve essere adeguata dal punto di vista nutrizionale, rimanendo nello stesso tempo economicamente sostenibile, facilmente accessibile e culturalmente accettabile. 

 

Obiettivi ambiziosi se si pensa che entro il 2050 la popolazione complessiva del pianeta supererà i 9 miliardi, la maggior parte dei quali in Asia e Africa. L’approccio suggerito sarebbe, inizialmente, quello di cambiare le leggi agricole in modo tale che la produzione di carne abbia un impatto minore, piuttosto che vietarne subito a tutti il consumo. 

 

Una scelta più che logica: agire in modo graduale per far approcciare le persone a uno stile alimentare più improntato al consumo di verdura, cereali e legumi

 

La clessidra ambientale

Garantire a tutti cibo nutriente nel pieno rispetto dell’ambiente è una delle sfide più grandi per il futuro. Ovvio che l’impatto maggiore lo avranno politiche su larga scala che mirino ad ottimizzare l’utilizzo delle risorse con riduzione degli sprechi. 

 

Migliorare la produttività è fondamentale per garantire rese migliori con il minimo impegno di terreno e risorse possibile. Per farlo dobbiamo ricorrere a quelle tecnologie che a tutti i livelli ci consentano di ottimizzare i processi, andando a operare soprattutto nei Paesi in via di sviluppo e in quelle aree in cui i cambiamenti climatici potrebbero portare ad un collasso delle produzioni esistenti.

 

Dalla piramide alimentare, rappresentativa della Dieta mediterranea, alla clessidra ambientale, per dimostrare come mangiare carne nelle giuste quantità garantisca l’equilibrio fra salute, tutela ambientale e sostenibilità economica. 

 

Un’immagine che fotografa l’impatto ambientale delle produzioni agroalimentari, dimostrando come in una dieta settimanale bilanciata, basata sulle porzioni consigliate dai nutrizionisti del CRA-NUT, carne e ortofrutta impattano sull’ambiente in modo praticamente analogo. 

 

Di conseguenza, mangiare carne nelle giuste quantità risulta sostenibile per l’ambiente, per la salute e per il portafoglio.  

 

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