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Allevamenti intensivi, la denuncia di Farmageddon

Farmageddon: fermare l'apocalisse degli allevamenti intensivi è ancora possibile, attraverso una scelta quotidiana consapevole e sostenibile, ecco come fare

Allevamenti intensivi, la denuncia di Farmageddon

L’allevamento intensivo non è sostenibile, produce carne di bassa qualità e ha impatti ambientali devastanti.

Questo è ciò che sostiene il gruppo CIWF (Compassion in World Farming) International e che ribadisce il suo direttore Philip Lymbery, autore della recente pubblicazione, il libro-inchiesta “Farmageddon, il vero prezzo della carne economica”, uscito di recente anche in Italia.

 

Il libro inchiesta sugli allevamenti intensivi

Mangiare carne. C'è chi non lo fa per svariati motivi, ma c'è chi lo fa e non ne sente il peso, né fisico, né morale, né spirituale. Allunga la mano tra gli scaffali del banco frigo del supermercato e spesso, senza neanche saperlo, mette nel carrello un pezzetto di devastazione. Non è la scelta in sé che si vuole qui approfondire o sindacare, ma cosa essa comporta, come può causare il male minore al Pianeta, come questa scelta ci cambia effettivamente nella vita di tutti i giorni.

Sì, perché, secondo l'inchiesta in questione, l’allevamento intensivo, oltre ad essere la prima causa di crudeltà sugli animali, ha impatti devastanti su salute pubblica e ambiente, e non risolve la crisi alimentare globale ma, al contrario, contribuisce ad aggravarla.

Il libro viene pubblicato ora in Italia, dove, per quanto la situazione venga dipinta migliore rispetto all’estero, il modello zootecnico intensivo descritto tra le pagine di Farmageddon domina indiscusso, dati alla mano: sarebbero circa 800 milioni di animali che vengono allevati ogni anno per produrre cibo, a cui sono destinati il 71% degli antibiotici venduti; in più solo gli allevamenti di suini, ogni giorno, producono 52mila tonnellate di letame, potenzialmente nocivo per l’ambiente.

 

libro farmageddon

 

Il sogno di Mao si avvera: i mega allevamenti in Cina

Il libro è il risultato di un viaggio-inchiesta durato tre anni e condotto in diversi paesi da Philip Lymeberly e Isabel Oakeshott, giornalista del Sunday Times.

I due si sono recati in Cina, Perù, Argentina, Stati Uniti e Francia per indagare gli impatti, a lungo andare devastanti, degli allevamenti intensivi: il diffondersi incontrollato delle malattie, una velocissima perdita di biodiversità e una crisi alimentare che minaccerebbe seriamente la vita di miliardi di persone.

Smaltimento del letame, deforestazione, mangimi fatti di sostanze che potrebbero sfamare l'essere umano, l'inquinamento delle acque, l'uso di antibiotici per mantenere in vita gli animali e di pesticidi nelle coltivazioni OGM per i mangimi: questi sono solo alcuni dei pericoli di cui si fa menzione nel libro.

Impressionante ed emblematico è il video girato in Cina (vedi infondo all'articolo), per cui Philip afferma: "Cina: il paese più popoloso del pianeta, in cui vivono la metà dei suini del mondo ed epicentro di un’impennata senza precedenti di mega-allevamenti. Ho dovuto rivestire il ruolo di un giornalista investigativo per scoprire cosa sta succedendo davvero. È stato un viaggio che mi ha portato nelle fauci della tigre asiatica; una potenza che sta già esercitando un’influenza importante su come sarà la zootecnia di domani".

 

Leggi l'intervista a Philip Lymbery sugli allevamenti intensivi

philip lymbery

 

Farmageddon: si può fermare l'apocalisse?

Cambiare è ancora possibile? Risponde Philip: "Cambiare è ancora possibile e tutti possiamo essere parte della soluzione. I governi, ad esempio, possono decidere di supportare una produzione che riporti gli animali nelle fattorie invece che rinchiuderli negli allevamenti intensivi. Consentire ai ruminanti come le vacche di pascolare farebbe sì che il cibo derivasse da qualcosa di non commestibile per le persone. Invece, nutrire le vacche con grano e soia come si fa ora è uno spreco di cibo. I consumatori rivestono un ruolo fondamentale: essi possono fare la differenza per ben tre volte al giorno, ad ogni pasto, tramite l’acquisto di prodotti derivati da animali cresciuti sui pascoli, all’aperto.


Note
CIWF Italia è l'unica associazione no profit italiana che lavora esclusivamente per migliorare le condizioni di vita degli animali “da reddito”. Si tratta di un approccio pluridisciplinare, che mette in evidenza i legami esistenti tra benessere animale, salute pubblica, sicurezza alimentare e problematiche ambientali, proponendo alternative percorribili all'allevamento intensivo. È affiliata a CIWF International, la maggiore ONG internazionale per la protezione ed il benessere degli animali da allevamento, con cui condivide gli obiettivi.

La mission di CIWF è quella di promuovere pratiche di allevamento rispettose del benessere degli animali, dell'ambiente e delle persone.

 

L'educazione ambientale arriva nelle scuole

 

Per approfondire:

> Vai al sito di CIWF


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