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Freddo fin nelle ossa? Il pediluvio revulsivante alla senape che riscalda tutto il corpo

Il pediluvio alla senape è un rimedio tradizionale utilizzato per contrastare la sensazione di freddo, ma quanto è efficace e sicuro?

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Quando la tisana non basta: la differenza tra scaldare lo stomaco e riattivare il microcircolo sistemico

Quando le temperature si abbassano, mani e piedi sono spesso le prime parti del corpo a diventare fredde.

L'esposizione al freddo provoca una vasocostrizione periferica, cioè una riduzione del calibro dei piccoli vasi sanguigni della pelle che contribuisce a limitare la dispersione di calore e a conservare la temperatura degli organi interni.

Si tratta di una normale risposta dell'organismo che però in alcune persone risulta più marcata, spesso a causa di problemi circolatori. In questi casi bere una tisana calda può essere piacevole e influenzare la percezione del freddo ma a volte non è sufficiente. 

Il pediluvio caldo o tiepido, agendo per contatto diretto, aumenta temperatura della pelle e può favorire la vasodilatazione locale, aumentando l'afflusso di sangue ai tessuti superficiali. Questo può ridurre la sensazione di piedi freddi e contribuire al rilassamento, migliorando il sonno. 

In realtà il pediluvio non aumenta in modo sensibile il microcircolo sistemico e non è in grado di riscaldare tutto il corpo ma, insieme a una tisana, può contribuire a tollerare meglio il freddo. 

 

La fitoterapia "revulsivante": come richiamare il sangue verso l'esterno per abbassare la congestione interna

Nella medicina tradizionale il termine revulsivante indica un trattamento applicato sulla superficie del corpo con lo scopo di provocare un'irritazione locale e un aumento dell'afflusso di sangue alla pelle. L'idea è quella di richiamare il sangue verso l'esterno per alleviare una presunta congestione degli organi interni.

In realtà, cioè che succede è che alcune sostanze vegetali irritanti stimolano le terminazioni nervose sensoriali della pelle provocando arrossamento, calore e una risposta vascolare locale, quindi hanno un'azione rubefacente, dal latino rubefacere, cioè rendere rosso.

Tradizionalmente, veder comparire rossore sulla pelle, era interpretato come segno dell'efficacia di un trattamento ma oggi sappiamo che un arrossamento intenso può indicare anche un'irritazione eccessiva.

Farina di senape e zenzero: sostanze rubefacenti che dilatano i capillari 

Le sostanze rubefacenti possono modificare localmente la percezione sensoriale e il flusso sanguigno superficiale ma il loro uso non è privo di rischi.

La senape, ad esempio, comprende diverse specie appartenenti alla famiglia delle Brassicaceae, tra cui Brassica nigra, la senape nera, e Brassica juncea, la senape bruna. I semi contengono glucosinolati, composti che possono essere trasformati in sostanze biologicamente attive quando i tessuti vegetali vengono danneggiati e messi a contatto con l'acqua.

Nella senape nera e bruna uno dei glucosinolati più importanti è la sinigrina, che per azione dell'enzima mirosinasi può liberare isotiocianato di allile, una molecola volatile responsabile dell'odore pungente e di buona parte dell'effetto irritante della senape.

L'isotiocianato di allile è noto anche per la capacità di attivare uno specifico canale ionico presente in numerose terminazioni nervose sensoriali e coinvolto nella percezione di stimoli chimici irritanti, la cui attivazione può provocare bruciore e arrossamento della pelle.

Attenzione perché l'effetto irritante della senape può essere molto intenso. e l'esposizione prolungata alla farina di senape bagnata può provocare dermatiti irritative e vere e proprie ustioni chimiche.

Lo zenzero (Zingiber officinale) contiene invece gingeroli e shogaoli, sostanze pungenti che possono interagire con recettori sensoriali e canali ionici coinvolti nella percezione del calore e degli stimoli irritanti, quindi utlizzalo può dare una temporanea una sensazione di calore, ma non è detto che l'azione si rifletta sulla circolazione.

Come preparare il pediluvio (e perché non devi mai farlo se hai le vene varicose)

Come abbiamo visto, i pediluvi a base di senape e zenzero possono avere un effetto riscaldante ma possono anche risultare irritanti, soprattutto se queste sostante rimangono a lungo a contatto con la pelle.

Per contrastare la sensazione di piedi freddi, meglio preparare un pediluvio caldo senza sostanze irritanti, utilizzando una bacinella sufficientemente ampia e acqua a una temperatura tra 37 e 39 °C. Si immergono poi i piedi per circa 10-15 minuti, controllando che l'acqua non provochi fastidio o arrossamento eccessivo.

Dopo il pediluvio, bisogna asciugare bene la pelle soprattutto tra le dita e indossare calze asciutte. Questo semplice trattamento permette di sfruttare l'effetto termico dell'acqua senza esporsi ai rischi delle sostanze revulsivanti.

In caso di vene varicose, insufficienza venosa o gonfiore delle gambe, attenzione al calore intenso, perché può aumentare la vasodilatazione e aggravare temporaneamente la sensazione di pesantezza e il gonfiore in chi soffre di disturbi venosi. 

L'acqua molto calda andrebbe evitata anche in caso di diabete con neuropatia, ridotta sensibilità ai piedi, arteriopatia periferica, lesioni cutanee o problemi importanti della circolazione e geloni. 

Se poi mani e piedi sono costantemente freddi o se il disturbo si accompagna a dolore, cambiamenti di colore, formicolio o perdita di sensibilità, è opportuno parlarne con il medico.