Intervista

Le vie della longevità felice: intervista a Franco Berrino

La longevità è un traguardo cui possiamo tendere tutti. L’epidemiologo Franco Berrino, già direttore del Dipartimento di Medicina preventiva e predittiva dell’Istituto nazionale dei tumori di Milano e oggi tra i fondatori dell’associazione La grande via, ci spiega come.

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©Cristina Panicali

È nei luoghi della sua pace e dei suoi desideri che un uomo esprime il suo profondo prima ancora di ricorrere ai suoi linguaggi. 

 

La sala da tè al primo piano de La mausolea, la sede toscana dell’associazione La grande via, è un luogo silenzioso e armonioso: le vibrazioni dei mantra recitati al piano terra sono l’unico gancio che tiene radicati a questo mondo mentre la vista si perde nel paesaggio appenninico quieto e ancora in buona salute. 

 

Franco Berrino e gli altri fondatori de La grande via hanno voluto fortemente far vivere questo luogo un tempo adibito alla preghiera dei monaci per continuare qui un percorso di studio, di cura, di consapevolezza e di benessere.

 

L’epidemiologo Berrino ha dedicato tutta la sua carriera alla ricerca per lo studio della sopravvivenza dei malati oncologici concentrandosi sull’individuazione di evidenze scientifiche che confermassero come lo stile di vita possa prevenire l’incidenza e la progressione dei tumori.

 

Oggi, è (anche) in questo luogo così accogliente ma discreto che il medico sente ancora forte la volontà di rendersi disponibile ad aiutare gli altri.

 

La longevità è qualcosa che la nostra società "si merita"? A quale prezzo stiamo pagando l'opportunità di vivere più a lungo?

La nostra ricchezza economica è basata sullo sfruttamento di altri popoli. La grande produzione di carne che serve per alimentare il mondo ricco comporta la deforestazione in cui si fa spazio a grandi monoculture di cereali e legumi per cibare i bovini. 

 

Le grandi monocolture nei Paesi del terzo mondo espropriano i contadini dalla propria terra. Le monocolture affamano. Dunque, non ci meritiamo un bel niente.

 

In Italia, la speranza di vita è aumentata di ben 10 anni negli ultimi 40 anni: questo è dovuto ai grandi progressi della medicina e alla tecnologia sanitaria meravigliosa di diagnosi e di cura. 

 

I farmaci - come quelli per la pressione che riducono la mortalità per ictus cerebrale e infarto, per scoagulare il sangue o per i trigliceridi - allungano la vita col risultato che oltre il 90% della popolazione anziana (sopra i 65 anni) sopravvive grazie ai farmaci ed è costretta a prenderne tutti i giorni (compresi quelli per controllare gli effetti collaterali degli altri farmaci). 

 

Il controsenso è che questa longevità è ottenuta artificialmente grazie ai successi della medicina per patologie che potrebbero essere perfettamente prevenibili nella maggior parte dei casi attraverso lo stile di vita. Quindi sì, la stiamo pagando cara questa longevità

 

Le raccomandazioni per una vita longeva e in salute delle maggiori istituzioni scientifiche internazionali trovano sempre più punti di accordo con molti precetti delle antiche sapienze. Scienza e tradizione spesso concordano, eppure aumenta l'incidenza dei tumori e delle malattie croniche, soprattutto nei Paesi occidentali. Come mai?

L’Organizzazione Mondiale della sanità, come l’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro, fornisce raccomandazioni puntuali ed effettivamente, dopo tanta ricerca e tanti sforzi, si scopre che andava bene come si faceva prima. La raccomandazione per la prevenzione dei tumori, che poi si è rivelata utilissima per la prevenzione delle malattie cardiache, respiratorie e della mortalità in generale, è che va bene mangiare tutti i giorni cereali integrali, legumi, verdure, frutta e frutta a guscio, come facevano tutti i popoli del mondo prima della rivoluzione industriale. 

 

Noi, ad esempio, mangiavamo pasta e fagioli, pasta e lenticchie, pasta e ceci o con le fave; in Nordafrica si mangiava il cous cous coi ceci; in Oriente il riso con la soia; in Messico i fagioli neri con tortillas di mais; nell’Africa nera le arachidi col miglio: le grandi tradizioni culturali hanno sempre raccomandato di mangiare poco, favorendo anche forme di digiuno

 

Gli studi degli ultimi 100 anni, inoltre, confermano che se diamo agli animali un po’ meno da mangiare rispetto a un’illimitata disponibilità, questi vivono di più e si ammalano di meno. Molte istituzioni economiche, però, purtroppo non hanno alcun interesse nella prevenzione perché c’è un business che deve crescere: la depressione, ad esempio, fa aumentare il Pil: le insicurezze e il malcontento spingono le persone ad acquisti di beni di cui molto probabilmente non avrebbero necessità. Anche il peso corporeo, rispetto ad alcune forme di obesità ad esempio, è ulteriore manifestazione di questo bisogno di accumulare.

 

Dieta macrobiotica, dieta mediterranea. Quali schemi alimentari dovremmo conoscere e seguire (davvero) contro l'iper-alimentazione e per un'alimentazione più sana?

La dieta mediterranea tradizionale basata sui cereali non raffinati, frutta e verdura, frutta a guscio, pesce nei luoghi di mare e carne come alimento occasionale si è dimostrato che si associ a un minor rischio di ammalarsi delle principali malattie croniche, riduca l’incidenza del cancro, di infarto e di alcune malattie degenerative.

 

La dieta mediterranea tradizionale è molto simile alle raccomandazioni della macrobiotica che richiedono un equilibrio tra le energie yin e yang, energia del cibo vegetale e del cibo animale, energia maschile e femminile, energia scaldante e rinfrescante. 

 

Anche qui si prediligono cereali, verdure, legumi e frutta andandoci piano col cibo animale: le proteine le prendiamo prevalentemente dai legumi, poi può andare bene il pesce (ci si sposta verso lo yang) e in misura ridotta anche la carne bianca (ancora più yang) mentre le carni rosse sono da limitare decisamente (molto yang) e gli insaccati non andrebbero mangiati perché sono ancora più yang. 

 

Le informazioni della scienza oggi concordano. Il codice europeo contro il cancro, ad esempio, dice di evitare bevande zuccherate e alcoliche, che per la macrobiotica sono squilibrati verso lo yin. Anche la frutta è più sbilanciata verso lo yin, ma è uno sbilanciamento tollerabile. 

 

In cosa consiste, ancora, la dieta antinfiammatoria?

La dieta mediterranea tradizionale, infine, è una dieta antinfiammatoria. Il cibo animale, eccetto il pesce, aumenta l’infiammazione e il cibo che aumenta l’infiammazione è quello che fa aumentare la glicemia: glicemia alta significa la formazione degli Advanced glycation End-products che sono un fattore dell'infiammazione e agiscono attivando l’NFkB, il principale mediatore dell’infiammazione. 

 

L’infiammazione cronica, ancora, è un fattore di rischio per i tumori. La dieta antinfiammatoria è prevalentemente vegetale (cipolle, mele, curcuma, tè verde e zenzero hanno maggiore azione antinfiammatoria) eccetto quei vegetali ad alto indice glicemico, come le patate.

 

Come praticare saggiamente una forma di digiuno adatta ai ritmi di vita metropolitani con efficacia per la nostra salute?

La forma di digiuno più semplice è saltare la cena, che oggi però corrisponde al pasto principale della giornata perché si tende al mattino a bere un caffè al volo, a pranzo si mangia al bar mentre la sera è l’unico momento in cui si riunisce la famiglia.

 

E’ difficile conciliare il digiuno coi ritmi metropolitani: neanche digiunare un giorno alla settimana, come sarebbe sensato fare, è facile. Bisogna scegliere il proprio ritmo ed è bene che comprenda una cena molto leggera. 

 

Alcune ricerche sono chiarissime a riguardo. Uno studio condotto in Israele ha suddiviso un campione di donne in sovrappeso in due gruppi sottoponendole a una dieta ipocalorica che prevedeva lo stesso numero di calorie da consumare in un giorno: un gruppo faceva una colazione molto abbondante e una cena leggera mentre il secondo gruppo poteva mangiare di più a cena invece che al mattino. Il primo gruppo è dimagrito migliorando anche diversi parametri ematici come la riduzione dell’insulina. 

 

In pazienti con cancro alla mammella, più è lungo l’intervallo c’è tra l’ultimo pasto del giorno e la colazione del mattino e meno ci sono recidive. Nelle ragazze con ovaio policistico è risultato molto efficace saltare la cena per ridurre l’insulina.  

 

Abbandonare le abitudini. La longevità non si conquista soltanto a tavola, riguarda anche il corpo e la mente: le tre vie per una salute duratura coinvolgono l'uomo in tutte le sfere dell'essere (comprese le relazioni interpersonali, lo sviluppo delle diverse intelligenze e il rispetto per l'ambiente). Come si può rinascere?

Non siamo fatti solo di intestino e organi da nutrire. Nel libro “Ventuno giorni per rinascere” si spiega come il vero cambiamento delle abitudini debba coinvolgerci in pieno, facendo un vero lavoro su di noi e sul cervello limbico in cui sono scritte le nostre abitudini: il cervello limbico desidera che si ripetano esperienze ed emozioni piacevoli, è attratto dalla bellezza esteriore. 

 

Occorre allora sradicare certe vie e consolidarne di nuove: ad esempio, se a un periodo di dieta non corrisponde anche una presa di coscienza sull’alimentazione consapevole, allora presto torneremo a mangiare come prima. 

 

Qui a La mausolea, nel mese di giugno 2019 faremo un seminario di 21 giorni con esami del sangue all’inizio e alla fine del percorso, faremo dei test fisiologici per vedere come le cose cambiano quando ci si dedica a un cibo sano, a un’attività fisica adeguata e a una meditazione laica costante ogni giorno. 

 

La meditazione, come la preghiera, è una strada importantissima e sempre più studi riconoscono un potenziale benefico della meditazione, dello yoga, delle arti marziali nella biologia dell’infiammazione e del sistema immunitario.  È sensato seguire tutte e tre le vite – il cibo sano, il movimento e la meditazione – per rinascere e cambiare stile di vita.

 

Nel suo ultimo libro parla di "Giorno leggero" e "Giorno perfetto": quali sono le caratteristiche per vivere una routine gratificante?

La gente è drammaticamente appesantita oltre che pesante. Anche i magri sono pesanti (ridiamo, ndr). Tante persone sono così lontane da quel modo di vivere nel giorno perfetto che è il Giorno della gratitudine e della consapevolezza, come è definito nel libro “La via della leggerezza”, scritto da un esperto internazionale di meditazione come Daniel Lumera e con il mio contributo nella selezione degli arricchimenti scientifici.

 

La gratitudine è importante, essere grati di quello che abbiamo è un prerequisito per la felicità ed è un prerequisito per difendersi dalle trappole della pubblicità, comprese quelle che compariranno accanto a questo articolo. Chi è felice non consuma. 

 

La pesantezza del corpo la possiamo gestire col cibo e l’attività fisica e sappiamo benissimo come fare. Ma la pesantezza dell’anima data dall’insoddisfazione e dalla frustrazione non sappiamo gestirla, è qualcosa di funzionale alla nostra organizzazione sociale. 

 

La società dei consumi vive se si consuma e muore se non si consuma, deve fare continuamente pubblicità per fare in modo che la gente comperi qualcosa di cui non ha bisogno ma chi è felice non ha bisogno di acquistare e anche con questo libro vogliamo scardinare il meccanismo della società dei consumi basato sull’advertisement. 

 

Nel giorno perfetto ti alzi ringraziando consapevole che sei vivo, perché la vita, spesso, è quella cosa che passa mentre sei impegnato a fare altro e rischi di accorgerti che esisti soltanto in punto di morte. Il giorno perfetto è essere sempre presenti a se stessi ed essere consapevoli di quello che stiamo facendo in ogni istante. È avvicinarsi alle altre persone e rendersi conto della meraviglia che è l’essere umano. Non possiamo avvicinarci a nessuna persona senza un senso di meraviglia e commozione per la sua bellezza. Il giorno perfetto ci fa vivere meglio. 

 

Evitiamo le trappole: anche la televisione è un continuo messaggio pubblicitario. Dobbiamo difenderci da questa aggressione e possiamo farlo con la consapevolezza. Sviluppiamo la compassione. Nel libro è descritto un bellissimo rituale da seguire al mattino che ci aiuta a iniziare la giornata con questo passo.  

 

Autostima, gratitudine, lasciare andare: il nostro punto di vista sul nostro vissuto incide sul nostro benessere. Quanto è importante lavorare sul perdonare aspetti della nostra storia per sperare in una vecchiaia serena? A quali momenti della sua storia personale lei è maggiormente grato?

Nel corpo fisico il grasso in eccesso e la sensazione di pesantezza possono derivare da molti fattori, ossia “codici del grasso” che includano aspetti emozionali, psichici e spirituali secondo meccanismi di compensazione e rappresentazione. 

 

Rendiamoci consapevoli dei meccanismi che ci hanno incastrato in un corpo pesante e una volta consapevoli ringraziamo e perdoniamoci. Consideriamo quanto ci è successo come un dono per superarci e risolvere i problemi.

 

Anche nella storia di una malattia ci può essere qualche grave sofferenza su cui bisogna lavorare, di cui è utile liberarsi. C’è bisogno di una vicinanza affettiva e compassionevole e le persone devono e possono sempre chiedere aiuto.

 

Io, personalmente sono grato per tantissime cose: esprimo la gratitudine per i miei maestri. Sono grato che alla fine della mia vita mi è stata concessa la meraviglia di questo posto, La mausolea, dove potere vivere, lavorare e aiutare le persone in una struttura in cui i monaci hanno pregato per centinaia di anni e dove si può fare ricrescere uno stile di vita sano, l’amore per la terra attraverso un’agricoltura economicamente sostenibile

 

Qui le persone vengono e stanno bene ricevendo un incoraggiamento profondo. Quando alla fine della carriera di ricercatore ti ritrovi un dono come questo, è immenso. Sono grato all’universo e grato ai monaci che ce l’hanno messo a disposizione. Sono grato alla mia socia Enrica Bortolazzi attraverso la sua intuizione e spiritualità questo miracolo è stato possibile.

 

Sono grato di aver incontrato persone bellissime. Sono grato di tante cose del passato, profondamente grato alla mia sposa che mi ha aperto gli occhi. Sono grato per queste relazioni.