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Che cos'è la Dieta della longevità di Valter Longo

“La dieta della longevità” primo volume del ricercatore Valter Longo, non è solo il titolo di un libro, ma uno stile di vita. Il testo è basato su solide basi scientifiche che derivano dalla ricerca personale dell’autore presso la University of Southern California (Usc) e l’Istituto Firc di oncologia molecolare (Ifom) di Milano. In cosa consiste questo ormai famoso approccio alimentare?

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Le proteine secondo La Dieta della Longevità

Il digiuno oltre la sua dimensione spirituale, ma in forma controllata e in funzione di cura. Il centro del pensiero di Valter Longo è l’esistenza nelle varie specie animali di due “sistemi” che operano in maniera “antagonista”

 

Il primo sistema è stimolato dall’abbondanza di cibo, collegato all’invecchiamento e all’insorgenza di malattie, il secondo invece viene attivato in condizione di restrizione dietetica. L’obiettivo della dieta del ricercatore è di tenere a freno il più possibile il primo “sistema”, agendo sui 3 fattori dietetici che lo stimolano: le calorie assunte, le proteine e gli zuccheri. 

 

Sulla base di questi elementi Il ricercatore oggi a capo dell'Istituto  propone di controllare l’introito calorico totale, limitando il numero di pasti (2 o 3 al giorno) e di spuntini (1 o 2 al giorno) da 100 kcal, cercando di mantenere una finestra (notturna) di almeno 12 ore in cui non si assume cibo.

 

L’ulteriore fattore citato molto spesso da Longo, Direttore dell’Istituto di Longevità della University of Southern California (USC) e Group Leader IFOM sono le proteine

 

Nei topi, cavie degli studi presi in esame, queste favoriscono l’invecchiamento e l’insorgenza di tumori, che invece si sviluppano più lentamente quando gli animali ne assumono meno nella dieta. 

 

Nel libro si citano molti studi sull’uomo evidenziando come le proteine e i grassi di origine animale siano associati a una maggior incidenza di tumori e, nel complesso, di morte. 

 

Longo vuole riavvicinarci alle linee guida dell’OMS suggerendo come modello alimentare ideale un’assunzione quotidiana di 0,7 g di proteine pro kg di peso corporeo, e fa notare che nella società occidentale in genere si assume il doppio delle proteine necessarie. 

 

La proposta è un’alimentazione priva di carne, latte, formaggio, uova, con molti legumi e poca pasta, cioè una dieta quasi vegana, con piccole quantità di pesce 2-3 volte la settimana più qualche supplemento di omega 3 e multivitaminici.

 

Troppi zuccheri non vanno bene

Il secondo punto preso in esame sono gli zuccheri perché attivano il “sistema” dell’invecchiamento. In questo caso, Longo suggerisce di limitare drasticamente sia gli zuccheri aggiunti artificialmente dall’uomo nei prodotti, sia quelli della frutta, che andrebbe inserita solo una volta al giorno. 

 

Inoltre, suggerisce di limitare indifferentemente il pane, la pasta e le patate, a favore dei carboidrati complessi contenuti in legumi e verdure.

 

Tuttavia, per la precisione, bisogna sottolineare che mentre i carboidrati dei legumi sono per lo più complessi quelli delle verdure sono semplici (in media 2,7 %) come quelli della frutta. Con il messaggio “mangiare di più e non di meno”, Longo introduce il concetto di densità calorica degli alimenti, cioè l’invito ad assumere prodotti con un basso contenuto calorico. 

 

Ad esempio le verdure, i fagioli, i ceci hanno poche calorie e un volume-peso importante. Mentre il formaggio ha tante calorie rispetto al volume e al peso.  

 

La Dieta Mima Digiuno

Il caposaldo della teoria di Longo è appunto l’approccio alla Dieta Mima Digiuno (DMD) come metodo che consenta al nostro corpo di “rigenerarsi” e “ringiovanire” eliminando le cellule danneggiate e reclutando nuove cellule staminali.
Questo protocollo alimentare della durata di 5 giorni, ripetibile nel tempo, deve però essere consigliato e seguito da soli professionisti della nutrizione (nutrizionisti, dietisti e medici) dato che potrebbe essere frainteso e utilizzato nei modi più errati da persone con patologie correlate a Disturbi del comportamento alimentare. 

 

Il protocollo ideato da Valter Longo non è dimostrato essere lo strumento univocamente esatto per il raggiungimento dei 110 anni da lui auspicati.  Lo stesso autore parla nei suoi testi dei diversi elementi che concorrono all'obiettivo: ad esempio, la possibilità di avere facile e libero accesso alle cure

 

Se ci accontentiamo di vivere in buona salute sino ai 90 anni, il primo riferimento sono le linee guida della FAO-OMS. Ciò non toglie che le sue teorie se applicate con criterio e sotto stretto controllo medico-sanitario, possano dare ottimi risultati.