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Ferro e vitamina C

La vitamina C svolge un ruolo di riduzione sul ferro per renderlo assimilabile: non sempre la formulazione di questo importante minerale è facilmente biodisponibile.

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©Roman Iegoshyn / 123rf.com

Siamo tutti cresciuti con il mito di Braccio di Ferro e le sue lattine di spinaci dai super poteri all'idea che in questa verdura ci fossero gli elementi per una forza sovrumana.


Un po’ è verità un po’ è leggenda, certo il ferro è una fonte di energia vitale per il nostro organismo e in caso di carenza, la spossatezza è dietro l’angolo.

Persino il colore dell’incarnato cambierebbe in un insano aspetto emaciato, perchè in presenza di anemia. Cerchiamo allora di capire bene cosa significano termini come ferro, ferritina, acido folico e, soprattutto, quanto possono essere assorbiti dal nostro organismo.

 

Ferro, il suo assorbimento

Lo sapevate che il ferro si distingue in varie forme? Esiste il ferro organico e il ferro inorganico. Il ferro organico è il ferro emico, quello che si è legato all’emoglobina.

Il Ferro EME si assorbe facilmente, non viene intaccato o scisso da altri elementi e arriva intatto all’intestino; rappresenta circa il 75% di ferro presente nell’organismo.

Lo assumiamo generalmente attraverso l'alimentazione a base di proteine animali, carni di manzo, cavallo, maiale, pollame.

Il ferro inorganico invece è il ferro non emico, quello che si è legato alla ferritina e all’emosiderina.

Il Ferro NON-EME non è di così immediato assorbimento, poiché dipende dallo stato di ossidazione.

Si distinguono infatti due tipi di ferro, quello bivalente, solubile, e quello trivalente insolubile. Quello trivalente potrà essere assorbito solo se ridotto allo stato bivalente, ed è proprio in questa operazione che interviene l’acido ascorbico, ovvero la vitamina C.

Il Ferro NON-EME si trova depositato nel fegato, nella milza, nel midollo osseo e rappresenta circa il 25% di ferro presente nell’organismo. Lo assumiamo attraverso alimenti vegetali e tutte le carni.


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La vitamina C amica del ferro

Le verdure apportano ferro in stato trivalente, quindi non solubile. E’ necessario liberarlo da questa condizione e ridurlo a bivalente per essere biodisponibile.

La vitamina C è in grado di attivare questa riduzione, così come l’acido citrico e mantenerne lo stato fino al suo completo assorbimento. L’acido citrico dello stomaco è generalmente in grado di coadiuvare questa trasformazione insieme alla pepsina.

In caso però di condizioni in cui si è debilitati, in cui vi è carenza di ferro, o appunto il ferro non viene reso biodisponibile perché magari si sta facendo uso di farmaci che inibiscono la pompa protonica per una gastrite o per controllare il reflusso gastroesofageo è necessario integrare la vitamina C.

Logicamente gli agrumi in queste condizioni sono sconsigliati.

In erboristeria è possibile ricorrere ad integratori di vitamina C ricavata da acerola e rosa canina da associare all’assunzione di ferro.

Esistono preparati di gluconato ferroso arricchiti di vitamina C, ben assorbibili per sopperire alle carenze di ferro senza appesantire lo stomaco.


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