Joaquin Phoenix da sempre vegano

Una star hollywoodiana può diventare un punto di riferimento per il mondo vegano? La risposta è sì, e lo dimostra Joaquin Phoenix. Fin da giovanissimo, l’attore segue con coerenza uno stile di vita cruelty free.

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©buzzfuss / 123rf.com

Ci ha fatto gelare il sangue con il suo Joker cupo e tormentato, ha sfoderato le sue doti canore nei panni di Johnny Cash, ci ha fatto riflettere con Her. Joaquin Phoenix però non è soltanto una pluripremiata star hollywoodiana, ma anche un punto di riferimento per il mondo vegano.

 

 

Joaquin Phoenix, vegano da sempre

“Avevo tre anni, è ancora un ricordo vivido. Io e la mia famiglia eravamo in barca a pescare. Quando è stato catturato, un pesce ha iniziato a contorcersi e poi è stato sbattuto contro lo scafo. Non si poteva mascherare cos’era. Era quello che facevamo agli animali per mangiarli. Poco prima era una creatura vivente, attiva, che lottava per vivere; da un momento all’altro aveva subito una morte violenta. L’ho capito, e l’hanno capito anche i miei fratelli e le mie sorelle”. 

 

Così Joaquin Phoenix racconta in un’intervista le origini di una scelta, quella di seguire una dieta vegana, che lo accompagna fin dalla tenera età. Nella stessa occasione, chiarisce che la filosofia cruelty free coinvolge anche le sue scelte professionali e si esplicita in tanti modi, dalla scelta del catering sul set fino alla presenza di animali nelle riprese. Questi ultimi ormai possono essere ricreati in digitale, con una resa incredibilmente realistica e meno complicazioni di carattere organizzativo.  

 

Il discorso sui diritti animali agli Oscar

Invitato sul palco a ricevere il suo primo Oscar come Migliore attore per la sua magistrale interpretazione di Joker, Joaquin Phoenix non ha perso l’occasione per dare voce alla sua battaglia.

 

“Penso che, se stiamo parlando di disuguaglianza di genere, o razzismo, o diritti Lgbt, diritti dei popoli indigeni o degli animali, stiamo sempre parlando di lotta contro l’ingiustizia. Stiamo parlando di lotta contro la credenza per cui una nazione, un popolo, una razza, un genere o una specie abbia il diritto di dominare, controllare, usare o sfruttarne un altro impunemente”, ha dichiarato di fronte a una platea rapita.

 

A suo parere, è proprio quello che succede negli allevamenti. “Ci sentiamo in diritto di inseminare artificialmente una mucca e rubarle il suo cucciolo quando partorisce, anche se i suoi pianti di dolore sono inconfondibili. E poi preleviamo il latte destinato al suo vitellino e lo mettiamo nel nostro caffè coi cereali”.

 

La soluzione? La possiamo trovare se coniughiamo l’innovazione tecnologica con una nuova mentalità. “Credo che, quando ci facciamo guidare dai princìpi dell’amore e della compassione, possiamo creare, sviluppare e implementare sistemi di cambiamento che sono favorevoli per tutti gli esseri senzienti e per l’ambiente”, ha continuato.

 

Joaquin Phoenix testimonial di Peta

Strettissimo il legame con Peta (People for the Ethical Treatment of Animals), la ong statunitense che si batte strenuamente contro le pellicce, gli allevamenti intensivi, la sperimentazione sugli animali e i circhi, anche mediante inchieste in incognito e campagne di comunicazione disturbanti

 

Nel 2019, anno del film-capolavoro Joker, la ong ha conferito a Phoenix il titolo di “Persona dell’anno”. L’attore ha prestato il suo volto anche a svariate campagne di Peta, con gli slogan di “Cambia il mondo dalla tua cucina. Diventa vegano” e “Siamo tutti animali”.

 

Questa seconda campagna invita a “mettere fine allo specismo”, cioè alla convinzione per cui gli esseri umani meritino di stare su un piano superiore rispetto agli animali. “Quando guardiamo il mondo con gli occhi degli animali, vediamo che dentro siamo tutti uguali. E che tutti meritiamo di vivere liberi dalla sofferenza”, ha dichiarato l’attore.

 

Il documentario The animal people

Joaquin Phoenix è anche produttore esecutivo di The animal people, uscito nel 2019 per la regia di Cassandra Suchan e Denis Henry Hennelly. Raccogliendo ben 15 anni di riprese, il documentario racconta l’incredibile storia della campagna di protesta contro le crudeli pratiche di sperimentazione animale adottate dalla multinazionale Huntington Life Science.

 

Queste rivelazioni destano scompiglio nell’opinione pubblica, portando l’azienda sull’orlo del fallimento. Quando però alcuni gruppi prendono una deriva violenta, arrivando addirittura alle aggressioni fisiche contro i dirigenti, l’Fbi apre un’inchiesta

 

L’accusa verso i sei giovani ideatori della campagna è pesantissima: terrorismo. Da qui l’avvio, da parte del Congresso statunitense, di uno stato di sorveglianza senza precedenti. Partito con un focus sui diritti animali, quindi, il film allarga i suoi orizzonti invitandoci a riflettere sui diritti civili e sulla libertà di espressione.

 

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