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Steam cracking, riciclare la plastica senza limiti

Una nuova tecnologia svedese promette di realizzare plastica di altissima qualità senza fare uso di idrocarburi. Ecco come funziona.

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©jvdwolf / 123rf.com

Il dilemma della plastica

Se dovessimo fare una classifica delle espressioni cult dell’ultimo biennio, “plastic free” meriterebbe sicuramente il podio. Le immagini agghiaccianti dell’isola di plastica nel Pacifico, o dei cetacei spiaggiati con lo stomaco ingombro di sacchetti, hanno finalmente scosso le coscienze.

 

Ormai è chiaro a tutti i livelli che la plastica monouso – quella di cannucce, piatti, bicchieri, bottiglie – è un’emergenza ambientale pura e semplice, perché soltanto in minima parte viene riciclata.

 

Soprattutto, il suo clamoroso impatto ambientale non è per nulla giustificato dal suo valore. Si tratta pur sempre di utensili che hanno una vita utile di pochi minuti, e che potrebbero essere sostituiti da alternative valide ed economiche (dalle borse di tela alle stoviglie riutilizzabili).

 

Fin qui, il ragionamento è cristallino. Ma come la mettiamo con tutti quei prodotti che devono necessariamente essere in plastica? Dopotutto, questo materiale ha spopolato per decenni perché gode di indiscusse qualità: è economico, leggero, flessibile e incredibilmente resistento. 

 

Proprio la resistenza è il suo più grande pregio dal punto di vista funzionale e il suo più grande limite dal punto di vista ambientale. Ma uno studio recente della Chalmers University of Technology di Göteborg, in Svezia, propone di cambiare prospettiva

 

Plastica ed economia circolare

Se la plastica non si degrada, propongono i ricercatori, ciò significa che può essere sfruttata in un’ottica di economia circolare. Finora l’industria ha seguito un processo del tutto sbagliato per un motivo puramente economico, sostiene Henrik Thunman, primo firmatario del paper pubblicato da Sustainable Materials and Technology

 

“Il problema è che la produzione di plastica ha un costo talmente basso che finora è stato più conveniente fabbricarne di nuova, a partire dai combustibili fossili, piuttosto che riutilizzare i rifiuti”, spiega a Science Daily

 

Certo, esiste la possibilità del riciclo, ma presenta alcuni limiti perché ad oggi segue la cosiddetta “gerarchia dei rifiuti”. Ciò significa che i prodotti usati vengono degradati e, passaggio dopo passaggio, perdono qualità. Si arriva a un punto in cui il materiale residuo è di qualità talmente bassa che l’unico impiego possibile è quello di bruciarlo.

 

Ora la tutela del Pianeta ci impone di cambiare rotta, e le tecnologie ci aiutano a trasformare questo proposito in realtà. Quella sviluppata dal team del professor Thunman si chiama steam cracking

 

Come funziona lo steam cracking

Tramite alcuni esperimenti, i ricercatori sono riusciti a catturare atomi di carbonio, scomponendo la plastica usata in gas e oli che possono essere riutilizzati per produrre plastiche indistinguibili da quelle nuove

 

“Trovando la temperatura giusta, che si aggira attorno agli 850 gradi centigradi, la giusta velocità di riscaldamento e il giusto tempo di permanenza, siamo riusciti a dimostrare la validità del metodo, trasformando 200 chili di rifiuti di plastici all’ora in una miscela. Quest’ultima può essere riciclata a livello molecolare per diventare nuova plastica di qualità vergine”, afferma Henrik Thunman.  

 

Il team sostiene che tale processo possa essere riprodotto su scala industriale e integrato negli impianti petrolchimici esistenti a costi ragionevoli.

 

Certamente ciò richiederebbe una radicale trasformazione degli stabilimenti, che non può essere portata a termine dall’oggi al domani. Ma il professor Thunman assicura: si può fare. E promette di andare avanti con la ricerca, per consentire alle aziende di farla propria e abbassare drasticamente il proprio impatto ambientale. 

 

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