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"Ocean cleanup": un modello per pulire l'oceano

La Great Pacific Garbage Patch è la più grande zona di accumulo di plastica e rifiuti nell'oceano pacifico. Ripulirla è sempre sembrato un progetto impossibile. Fino all'avvio del progetto Ocean Cleanup di Boyan Slat.

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Credit foto
©Tetyana Kochneva - 123RF

Il Great Pacific Garbage Patch

La Great Pacific Garbage Patch si presenta come una grande isola dove sia la superficie che la profondità è totalmente ingombra di oggetti di plastica e di microplastiche. 

L'acqua non è praticamente visibile, balza all'occhio solo un'enorme distesa di plastica che si estende al largo delle coste tra la California e l'arcipelago delle Hawaii, nelle correnti sub tropicali che convergono nel Nord Pacifico.

Alcune zone sono totalmente sature di microplastiche. La plastica, infatti, non si degrada: si frantuma in pezzi via via più piccoli.
 

Pulire l'oceano: un'attività dispendiosa

Numerosi sono stati i progetti studiati per la pulizia di questo oceano di rifiuti nell'oceano, ma tutti sono falliti di fronte alla quantità dei rifiuti, ai costi e ai tempi.

Raccogliere la plastica, compresa quella di dimensioni ridotte, con reti e sistemi convenzionali di rimozione e trasporto, rappresenterebbe un impegno economico esorbitante da sostenere per un periodo di tempo  potenzialmente lunghissimo.
 

Ocean Cleanup: dalla mappatura al modello per la pulizia

Boyan Slat ha 18 anni quando, nel 2012, inizia a promuovere la sua idea per la pulizia degli oceani dalla plastica.

Dopo anni di ricerche, mappature e sperimentazioni, oggi Ocean Cleanup è un progetto che pare possa risolvere il problema della Great Pacific Garbage Patch, e di altri accumuli di plastica nei mari, in tempi ridotti e costi sostenibili.
 

Il viaggio della plastica nei mari

Sono state necessarie numerose spedizioni nell'Oceano Pacifico, per studiare a fondo il sistema delle correnti, i siti di accumulo, la natura dei rifiuti, i tragitti seguiti e il comportamento di plastiche e microplastiche all'interno delle correnti stesse.

Una bottiglia di plastica dispersa nell'oceano in California percorre migliaia di chilometri, attraversa tutto il Pacifico, fino ad arrivare lungo le coste del Giappone, per poi venir trasportata di nuovo verso il Nord America e l'Alaska.

Nel frattempo si frantuma in milioni di piccoli frammenti, disperdendosi in maniera ancora più dannosa.
 

Dai numerosi dati raccolti, e dopo una accurata mappatura aerea, si è visto che la Great Pacific Garbage Patch è ben più estesa ed eterogenea di quanto si presumesse.

Solo a seguito di questo sforzo per comprendere a fondo il problema e la sua genesi, è stato possibile mettere a punto un prototipo efficace.
 

Il modello di Ocean Cleanup

La descrizione di questo modello per pulire gli oceani è semplice: una serie di galleggianti, con reti che arrivano fino in profondità, che raccolgono la plastica in accumuli precisi e circoscritti che ne permettono poi il trasporto via mare, incluse le microplastiche fino a 1 mm di spessore.

L'economicità del sistema deriva dalla possibilità di sfruttare la complessità delle correnti oceaniche vorticose, e quindi far raccogliere passivamente i rifiuti. In pratica si sfruttano i modi in cui la plastica, trasportata dall'acqua, si accumula, per arrivare ad una circoscrizione e alla raccolta.

Dopo una partenza difficoltosa nel 2018, il sistema è stato ulteriormente perfezionato, è partito dalle coste Californiane e sta rastrellando la plastica dall’Oceano, plastica che verrà poi trasportata a terra, presumibilmente entro il mese di dicembre, e riciclata.
 

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