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Yurta, l’abitazione ecologica

Niente consumo di suolo, niente cemento e spreco di materiali, la yurta è una casa della tradizione mongola realizzata a partire da tendaggi e tappeti. Comoda e isolante rispetto ai climi freddi e caldi, questa soluzione abitativa sostenibile sta suscitando sempre più interesse anche da noi.

Yurta, l’abitazione ecologica

I secoli passano, ma nonostante il loro susseguirsi molti popoli centroasiatici, soprattutto i mongoli, continuano a vivere nelle yurte piuttosto che nel concetto di casa importato dal mondo occidentale.

Non solo il nostro concetto di casa non riesce a penetrare ed attecchire del tutto nel mondo centroasiatico, ma addirittura il loro modello, quello della yurta, sta pian piano diventando materia di interesse da noi, in quanto capace di soddisfare molti dei parametri di quella che chiamiamo abitazione ecologica.

Nonostante la reticenza della burocrazia e dell'amministrazione locale, non sono pochi quelli interessati a tentare la soluzione yurta per risolvere la questione dell’abitazione ecologica. Quindi non solo mongoli, kazaki, kirghizi, uzbeki, tagiki e altri popoli di origine altaica, anche da noi adesso qualcuno sta sperimentando la yurta.

 

Cos'è la yurta

La yurta è un simbolo della natura nomade dei popoli centrasiatici, dediti al nomadismo per via del clima del luogo e per il forte legame con le bestie di allevamento che necessitano lunghe transumanze. Si tratta quindi di un’abitazione basata sui concetti di temporaneità e mobilità.

La yurta ha generalmente una struttura di base in legno, oggigiorno talvolta in metallo, rivestita di tappeti e pesanti stoffe di lana, così come accade per il pavimento. All’interno l’ambiente è diviso da tende, in modo da creare stanze separate. Molti fattori arredanti sono polivalenti: letti e divani sono un unico oggetto, che cambia funzione a seconda dell’ora del giorno o della notte.

 

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I pro della yurta

Abbiamo accennato ad un crescente entusiasmo per le yurta in Occidente. Fino ad adesso questo si è manifestato maggiormente negli Stati Uniti e in Canada: la loro resistenza ai climi molto freddi, la mobilità, i bassi costi di produzione e la possibilità di utilizzare materiali hi-tech hanno permesso a quello che all’inizio era sono un esperimento, di proliferare.

Infatti, se si è in cerca di una soluzione ecologica per il problema abitativo, la yurta primeggia fra le molte possibili scelte. Anzitutto, come ripetuto più volte, è mobile ed economica: si può costruire con soli materiali ecologici, come legno e stoffe, non necessita di fondamenta e, se fatta a regola d’arte, riesce ad isolare benissimo sia dal caldo che dal freddo.

L’assenza di impalcature e di cemento riduce moltissimo i costi di materiali, ma anche i costi del lavoro possono essere fortemente abbattuti se si ha a disposizione un piccolo team di amici che sanno la tecnica costruttiva. Si calcola che uno spazio di 100 metri quadrati dovrebbe costare attorno ai 30.000 euro.

Le yurte moderne non mancano di tecnologia: è possibile istallarvi una stufa o un sistema di riscaldamento ben isolato, per aiutare a combattere il freddo, è molto facile portare al suo interno cavi tv o per il computer. Un po’ più complicata è la faccenda degli impianti idraulici e dei bagni.

Ma in fondo è solo questione di prospettiva. La yurta è uno spazio unico, e l’ideale è avere cucina e spazio fuori, non all’interno. In questo senso, la difficoltà può trasformarsi in una perfetta soluzione a livello sociale, perché tutto sta nel condividere i servizi con altre yurte o altre abitazioni.

L’uso in comune delle cucine, della lavanderia e di altri servizi migliora la socializzazione e ridimensiona il nostro concetto di casa e di proprietà privata, miti che vanno sempre più sfatandosi a favore di alternative come il cohousing. In fondo lo spazio vitale privato necessario, il bozzolo nel quale recuperare le energie, può ridursi davvero a poco. Più tempo passiamo fuori assieme agli altri, meglio è.

 

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Foto: highwaystarz / 123RF Archivio Fotografico

 

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