Intervista

Shiatsu in ospedale: intervista a Sabrina Servucci

Sabrina Servucci è una professionista del benessere pioniera in Italia: la collaborazione fra la medicina istituzionale e le discipline bionaturali ed energetiche l'ha portata a praticare shiatsu con pazienti usciti dal coma con gravi cerebrolesioni e alterazioni della coscienza.

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Sabrina Servucci ha il cuore caldo di Roma e la determinazione di Milano. È in questa ultima città che si sono formati i suoi studi: presso la scuola Shiatsu Xin di Franco Bottalo ha conseguito il diploma di Operatrice Shiatsu, poi è seguito un ulteriore triennio di approfondimento della Medicina cinese classica e ancora molti anni di studio del Qi Gong, che insegna a persone di ogni età. Dal 2001 applica il “contatto” e ha fatto di questa tecnica il suo lavoro e il suo campo di ricerca.

 

Appassionata di scrittura, ha all’attivo diversi libri, dalle poesie alle filastrocche ai testi umoristici, e ha “curato” testi di altri autori come Editor fino alla pubblicazione di Punto di conTatto - Quando lo shiatsu entra in ospedale (Infinito Edizioni).

 

Il suo libro racconta, con delicatezza e partecipazione, molti anni di esperienza di shiatsu con pazienti davvero speciali: persone uscite dal coma con gravi cerebrolesioni e alterazioni della coscienza. Proprio questo fa di lei una professionista del benessere pioniera in Italia: la realizzazione preziosa di una sinergica collaborazione fra la medicina istituzionale e le discipline bionaturali ed energetiche

 

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©Punto di contatto

Cos'è lo shiatsu? Quale tipo di shiatsu applichi?

Lo shiatsu, come molti ormai sanno, è una tecnica manuale di derivazione orientale che utilizza pressioni su zone (meridiani) o singoli punti, nel mio caso gli stessi che utilizzerebbe un agopuntore.

 

Spesso viene confuso con il massaggio o con la fisioterapia ma in realtà è proprio la manualità lenta, profonda e graduale, che può rilassare o stimolare, che lo differenzia da altre tecniche, oltre naturalmente al paradigma culturale che lo permea.

 

Quello che mi preme maggiormente però è lo stimolo che offre alle risorse di autoguarigione e, soprattutto, il contenuto di “comunicazione non verbale” che può mettere in campo, uno scambio che va oltre l’aspetto razionale e che le mani, strumento ancestrale caldo e diretto, possono esprimere al meglio.

 

Perché questo tipo di contatto può essere particolarmente utile a pazienti in stato vegetativo? Qual è lo scopo? Quali i risultati?

Il grave danno cerebrale esito del postcoma porta a forti contratture, a spasticità dolorose, a problemi di deglutizione, tosse, respirazione difficile. 

 

A volte è un problema anche solo toccare o spostare questo tipo di pazienti. Lo Shiatsu, che non prevede manipolazioni brusche e stiramenti, è una modalità di contatto dolce che può contribuire ad alleviare o, in alcuni casi, a migliorare alcune difficoltà

 

Questo se pensiamo alla “prestazione” finalizzata all’obiettivo specifico del sollievo e della qualità della vita. C’è poi il “semplice” proposito di esserci, di comunicare la propria presenza priva di aspettative, di allenare lo sguardo al momento, di ricercare, come sintetizza il titolo del mio libro, un “punto di conTatto” con persone di cui non si conosce il grado di coscienza e consapevolezza di sé e dell’esterno. 

 

In fondo è l’atto stesso del “prendersi cura” che dà valore al trattamento. I risultati possono essere un miglioramento della responsività o, semplicemente, una postura più rilassata, una fronte meno aggrottata, uno sguardo più limpido, insomma un benessere visibile.

 

Come può crearsi un ponte tra discipline bionaturali e medicina istituzionale? Perchè questa unione è utile?

Lo shiatsu, parlo di questo perché è la mia professione, è una disciplina bionaturale perfettamente compatibile con le prestazioni sanitarie già previste, nel pieno rispetto di ogni ruolo

 

Può essere a fianco della somministrazione di farmaci, della fisioterapia, della psicoterapia o di altre soluzioni senza competizione perché si propone obiettivi diversi e offre una competenza preziosa che può facilitare anche le altre, creando un clima di “sostegno” all’ambiente che lo ospita. 

 

La relazione, sempre più mancante e sempre più rimpianta dai medici migliori e dall’utenza, è una parte decisiva del processo di cura e lo shiatsu si occupa proprio di questo, in una forma da tutti percepibile, a qualunque età, in qualunque condizione, da sani e da malati. 

 

Molti medici e direttori sanitari, di vedute aperte e privi di pregiudizi o semplicemente curiosi, hanno iniziato già da un po’ a ospitare operatori in corsia per osservarne l’approccio; quello che senz’altro più conta, però, è il gradimento e la testimonianza di chi lo shiatsu lo riceve.

 

Questi trattamenti possono essere d'aiuto anche alle famiglie dei pazienti? In che modo?

I familiari di pazienti con gravi cerebrolesioni apprezzano i trattamenti proprio perché ne osservano la professionalità e l’umanità insieme. 

 

In condizioni così difficili ci si sente spesso impotenti e, nel mio caso assistendo spesso al trattamento, possono gustare il benessere che lo shiatsu contribuisce a portare sul loro caro, comprendono che quel “tocco” arriva, indipendentemente dal grado di coscienza che il paziente esprime o che la Scienza cerca di misurare. 

 

E’ come il gesto di una madre sul suo bambino che non deve essere compreso intellettivamente ma ricevuto e “sentito” e il cui effetto benefico è chiaramente visibile.

 

Colgo l’occasione per raccontare un aneddoto recente: dopo un trattamento ho inviato un sms al marito, peraltro medico, di una donna che ha dato diversi segni di contattabilità ma che nei giorni precedenti aveva dovuto assumere antibiotici per un’influenza, dicendogli che mi era sembrata un po’ debole e chiusa rispetto al solito e chiedendogli come l’aveva vista nelle ore a seguire. Lui mi ha risposto “No, anzi! L’ho trovata serena, meglio di stamattina e ha aperto gli occhi che teneva chiusi da giorni… !?”. 

 

Ecco, questi due caratteri che concludono il suo messaggio, “!?”, mi sembrano una buona sintesi.

 

Come avviene e quanto dura il trattamento?

Il trattamento è di almeno 45 minuti che, non è scontato, è una durata di tutto rispetto; medici, infermieri, operatori sanitari svolgono una mole di lavoro intensiva che non consente di fermarsi troppo a lungo a fianco di ogni persona, quindi anche il tempo dedicato ad ognuno assume un valore a prescindere. 

 

Vista la presenza di sondino per l’alimentazione, di cannula per la respirazione via tracheo, o altro, naturalmente devo modificare la mia postura nel trattamento e cercare soluzioni percorribili. Le mie mani però trovano sempre strade e strategie per raggiungere zone e punti delicati senza sconvolgere i presìdi di cui la persona necessita.  

 

Il mio contatto non si stacca quasi mai, diventa sempre più profondo e intenso e la connessione ha tutto il tempo di svilupparsi “in crescendo”. Si notano man mano i cambiamenti e, con mia commozione, si percepisce un “dialogo silenzioso”, un respiro più fluido e quanto ho già indicato in precedenza.

 

Cosa avviene, secondo la medicina tradizionale cinese, a chi riceve il trattamento?

E’ un discorso troppo difficile e ampio da sintetizzare. Mi piace solo ricordare che l’ideogramma cinese di coscienza “YI” si può tradurre con “il proposito di esistere”. Spetta a chi è intorno ai pazienti che ho descritto, però, coglierne i sottili segni.

 

Hai applicato i trattamenti anche in Hospice: in che modo lo shiatsu è di aiuto in queste situazioni tanto delicate?

Si, ho potuto trattare anche persone in “fine vita”, consapevoli o meno di essere in una fase terminale. In questa circostanza l’obiettivo non può certo essere una riabilitazione, ma il proposito, non trascurabile, del sollievo, della riduzione del dolore

 

Si apprezza anche il contributo che lo shiatsu offre a un sonno più profondo e ristoratore, a un intestino che fa fatica a funzionare. 

 

Grande importanza assume l’intimo rapporto con se stessi che lo shiatsu consente: come se le mani di un’altra persona che si fondono con chi riceve possano creare e aumentare quella interezza, dare vitalità alle parti sane a sostegno di quelle compromesse, dare un senso di accettazione, di unità. Un abbraccio.

 

Per contatti diretti: sabrina.servucci@fastwebnet.it

Sabrina Servucci è presente su Facebook con un profilo personale e con una Pagina dedicata al libro.