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Mangiare... insetti

In Europa è ancora un argomento quasi tabù, ma il mangiare insetti è una pratica estremamente diffusa nel mondo e considerata nutritiva e salutare. Perché molte istituzioni, compresa la FAO, considerano potenzialmente importante cominciare a integrare gli insetti nella nostra dieta quotidiana? Sono veramente una delle migliori fonti di proteine?

Mangiare... insetti

Tecnicamente viene definita entomofagia la pratica di nutrirsi di insetti.

Ha origini antichissime, protoumane, quando i primati trovavano negli insetti un'ottima fonte integrativa della loro dieta prettamente frutto-vegetariana. I vangeli ci dipingono la figura di Giovanni Battista nel deserto nutrirsi di cavallette e miele selvatico, giusto per fare un esempio.

Ma perché dopo millenni si continuano a mangiare insetti? E quali di essi sono i più mangiati?

Rappresentano forse una risorsa per il futuro o è un cibo destinato a scomparire come tutte le tradizioni obsolete?

 

Mangiare insetti: qualche dato

Iniziamo con qualche dato: le nazioni in cui non si mangiano insetti sono la minoranza, tutte concentrate nel cosiddetto “mondo sviluppato”.

Girando per Asia, Africa, Asia, America Latina e Oceania, scopriremo che mangiare insetti fa ancora parte delle diete tradizionali, e circa due migliaia di specie diverse sono regolarmente mangiate ogni giorno.

Non a caso la FAO ha iniziato a studiare il fenomeno interessandosi alle sue potenzialità di nutrire la popolazione mondiale meno abbiente.

 

Quali insetti si mangiano?

Ragni, larve, grilli, cavallette, cicale, formiche, termiti, bruchi e vermi, scorpioni, lumache e millepiedi. Cosa è cambiato dai tempi delle caverne ad oggi? Basta girare per un mercato sudamericano, cinese o thailandese per scoprirlo.

Agli albori dell’era umana, prima ancora che i primi ominidi sviluppassero l’uso degli utensili, mangiare insetti era un’opzione facile, comoda e veloce, come confermano le analisi paleontologiche.

Nel prosieguo dei millenni, l’essere umano non ha mai abbandonato del tutto la pratica di mangiare insetti, ma anzi l’ha evoluta, tanto che oggi possiamo trovare spiedini di grilli, cavallette alle erbe, lecca lecca alle formiche, cioccolato alle termiti, blatte in salsa.

L’uso tradizionale, legato soprattutto alle popolazioni che vivono a contatto con la natura, rimane il principale. Possiamo ancora vedere le popolazioni amazzoniche alle prese con le tarantole da arrostire, o gli aborigeni gustare le formiche nei pressi di un tronco cavo; le popolazioni desertiche e quelle delle zone tropicali e subtropicali sono i maggiori consumatori.

Nel mondo occidentale l’idea di mangiare insetti fa fatica ad attecchire, nonostante qua e là spuntino ristoranti e, come accaduto al recente EXPO di Milano, il tema è stato trattato e la dieta comprendente insetti è stata proposta come soluzione per molti problemi legati all’inquinamento derivato dagli allevamenti. Gli insetti vengono prospettati come novel food da molte istituzioni: facili da allevare, hanno un alto potenziale nutritivo.

Cosa troviamo infatti negli insetti a livello nutritivo? Valutiamo alcuni esempi.

 

Mangiare le larve

La larva è la fase embrionale della vita dell’insetto, tramite la quale pian piano si sviluppa dall’uovo all’individuo adulto.

Troviamo larve di tutti i tipi, una delle più famose è quella presente nell'agave che i messicani amano mettere nel liquore chiamato mescal.

Mediamente, le larve essiccate contengono un vastissimo spettro di amminoacidi essenziali, una dozzina di acidi grassi e una buona dose di oligoelementi che varia a seconda della pianta di cui si nutrono. Il livello di proteine è incredibilmente alto, oscillando attorno al 40%.

 

Mangiare le formiche

Solo alcune specie di formiche sono edibili, in quanto molte di esse producono acido formico, tossico per l’oganismo umano.

Le formiche edibili sono considerate un toccasana per mantenere la salute della vista, sia nella medicina cinese, che in quella ayurvedica che in quella tradizionale amazzonica.

Curiosa la disputa sul loro gusto: dagli aborigeni fino ai popoli colombiani sembra che le formiche sappiano di pistacchio o di buccia di limone.

 

Mangiare le cicale

Presto detto: pochi grassi e tante proteine, con un buon range di vitamine.

Le cicale spendono la quasi totalità della loro vita succhiando le radici di piante molto nutritive; questa alimentazione specifica dà loro un sapore a metà tra la polpa di granchio e l’asparago, a quanto pare.

Generalmente vengono consumate con la cioccolata, arrostite nelle erbe, o messe in un estrattore di succhi assieme a frutta e verdura. In fondo le cicale fanno parte dello stesso Phylum di aragoste e gamberetti.

 

Grilli e cavallette

A proposito di gamberetti… ecco due insetti che possono sostituirne facilissimamente il gusto; è risaputo che i grandi allevamenti di gamberi e scampi hanno distrutto migliaia di chilometri di coste in giro per il mondo, cancellando gran parte delle foreste di mangrovie.

Come risolvere il problema? Grilli speziati e zuppa di cavallette. Sembrano ingredienti stregoneschi ma una volta provati ne verrete convinti.

Si tratta di cibi molto nutrienti: di nuovo abbiamo un cibo ricchissimo di proteine (simili a quelle del pollo) e a basso contenuto di grassi e carboidrati.

 

Prospettive: pro e contro del mangiare insetti

Come detto, la FAO sta serimanete prendendo in considerazione i pro della dieta a base di insetti nella prospettiva di una popolazione che si suppone possa raggiugnere i nove miliardi di persone entro il 2050.

Come detto gli insetti sono molto facili da allevare, e il loro allevamento non comporta, a quanto pare, livelli di inquinamento così alti come quelli provocanti dagli allevamenti di mammiferi, di uccelli o di pesci. Ma non si tratta solo di una produzione  più "green", è anche una apparente questione di migliore qualità alimentare e facilità di conservazione. Ultimo ma non ultimo, la loro produzione è anche molto più economica.

Quali sono i contro? Difficile da dire con precisione perché questa pratica alimentare non è stata mai estesa a un grandissimo livello e quindi non si possono presagire con facilità tutti gli impatti ambientali di un allevamento su grande scala. Sicuramente non sarà facile educare gli istinti e promuovere una tale dieta visto un piuttosto comune ribrezzo verso questo genere di animali e, dal lato opposto, la sempre più diffusa dieta vegana.

 

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