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Reflusso gastroesofageo: cosa mangiare

Cosa mangiare in caso di reflusso gastroesofageo? Niente eccessi di sale, peperoncino o grassi: meglio una dieta leggera e qualche accorgimento anche lontano da tavola.

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©Tharakorn Arunothai / 123rf.com

La bocca dello stomaco brucia, e a volte sembra di avere qualcosa di bloccato proprio lì, nell'esofago: quando si ha a che fare con il reflusso gastroesofageo i sintomi sono semplici da riconoscere.

 

Spesso si tratta di sintomi alla gola o poco più in giù, nel punto in cui l'esofago si congiunge con lo stomaco, e possono essere associati a una spiacevole sensazione di nausea dopo aver mangiato.

 

A questi possono poi aggiungersi disturbi un po' meno frequenti, fra cui tosse, singhiozzo, difficoltà di deglutizione, rigurgito, raucedine o cambiamenti nel tono di voce, mal di gola e respiro sibilante.

 

Il tutto può peggiorare di notte, quando ci si piega in avanti o se ci si sdraia, soprattutto se lo si fa poco dopo aver mangiato.

 

Per questo per combattere il disturbo non basta fare affidamento sui farmaci: il reflusso gastroesofageo si sconfigge con la dieta e con piccoli accorgimenti nello stile di vita.

 

Reflusso gastroesofageo: cosa mangiare

In effetti il cibo può addirittura contribuire alla comparsa del reflusso, un problema strettamente legato a una chiusura imperfetta dello sfintere esofageo inferiore – l'anello di fibre muscolari posto alla giunzione tra esofago e stomaco – che normalmente impedisce al cibo di tornare proprio nell'esofago.

 

Tale chiusura imperfetta favorisce la risalita del contenuto acido dello stomaco, che entrando in contatto con la più delicata mucosa dell'esofago la irrita scatenando i sintomi tipici del reflusso gastroesofageo.

 

I cibi potenzialmente coinvolti nella comparsa del problema sono quelli salati e ricchi di grassi; inoltre anche il cioccolato e le bibite gassate sono stati associati allo sviluppo del reflusso.

 

Non solo, le bevande contenenti caffeina, gli agrumi e i loro succhi, gli alcolici, la menta, il pomodoro e i suoi derivati, l'aglio, la cipolla e i cibi piccanti sono tutti potenziali nemici di chi soffre di reflusso.

 

Per tutti questi motivi è meglio preferire latticini a basso contenuto di grassi, prodotti da forno semplici non ricchi di burro, margarine o oli, e carni magre.

 

Detto ciò, bisogna ricordare che quando si soffre di reflusso gastroesofageo la sensibilità ai cibi è un fattore individuale; un buon modo per approcciare il problema è quindi prendere nota degli alimenti che scatenano i sintomi per sapere come regolarsi quando ci si siederà nuovamente a tavola.

 

Inoltre non bisogna sottovalutare il ruolo giocato dal sovrappeso, soprattutto quando il grasso in eccesso si accumula a livello addominale.

 

Per questo in alcuni casi un aiuto contro il reflusso gastroesofageo arriva da una dieta dimagrante.

 

Una questione di buone abitudini

Come accennato, però, non basta solo fare attenzione a quello che si mangia, ma occorre apprendere anche altre abitudini alimentari.

 

Può essere per esempio utile fare pasti più frequenti ma meno abbondanti, e anche mangiare lentamente può essere di grande aiuto.

 

Per evitare che i sintomi del reflusso tormentino il sonno è invece bene evitare di coricarsi subito dopo aver cenato, rialzare leggermente la testa e dormire preferibilmente sul fianco sinistro.

 

Infine, è bene ricordare che anche il fumo ha un ruolo nel reflusso: un buon motivo in più per non abbandonarlo.