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I guna e l'alimentazione

Una delle caratteristiche della sapienza indiana è senz’altro l’universalità: tutto è studiato in funzione della dello sviluppo spirituale e niente è escluso a priori. È così che nei testi sacri troviamo anche l’alimentazione analizzata dal punto di vista dello yoga e dei tre “modi” della natura: i guna

I guna e l'alimentazione

In accordo con la filosofia Indiana, specie quella mistica della Bhagavad Gita, i guna possono essere definiti come le 3 modalità principali attraverso le quali la natura opera.

Essendo l’essere umano, in quanto corpo ed ego, un prodotto della natura, queste tre modalità lo compongono e lo definiscono in modo più o meno variabile.

Secondo una scala evolutiva ideale, la natura prende origine dalla stasi oscura e incosciente, dalla latenza, dopodiché viene animata e spinta da un principio dinamico di forza, movimento, passione e pressione; in ultimo questo movimento cinetico cerca una sorta di armonia luminosa e bilanciata, un raffinamento, una sublimazione.

Questi tre stadi e modi della natura non si trovano mai allo stato puro ma sono sempre interconnessi: c’è’ una forza cinetica ma decadente e tendente al lassismo e più alla distruzione che alla creazione, così come possiamo trovare anche una forza paziente e bilanciata capace di pazientare sui dettagli e mettervi ordine; possiamo notare anche una luminosità troppo veememente e intransigente, oppure quella vanagloriosa e convinta di non avere niente da imparare, così come una tendenza ad una luminosità passiva, ascetica e troppo distaccata.

Tutte queste infinite sfumature, secondo i testi, si riflettono anche nella dieta.

 

Primo guna: Tamas

Il tamas è il primo livello della natura, quello della staticità muta e pigra della pietra, quello della lentezza e della sonnolenza della pianta.

Nell’essere umano si manifesta come una tendenza a rigirarsi comodamente nell’ignoranza come farebbe un pigrone tra le lenzuola, cercando di evitare il progresso necessario con scuse, e non rispondendo al richiamo dello sviluppo interiore.

Generalmente questo tipo di persone non si prende la briga di ricercare e adotta meccanicamente credenze e abitudini già fatte e, spesso, prive di vera linfa.

A livello alimentare le persone tamasiche amano le sostanze che appesantiscono e obnubliano, come l’alcool e il fumo, si cibano di alimenti troppo cotti e privi di nutrimento, oppure cibi lavorati come i junk food.

Non amano perdere tempo a cucinare e mangiano quello che c’è, spesso anche gli avanzi freddi. Per loro l’importante è la sazietà, per chetare lo stimolo della fame. Tutti questi cibi legano al tamas e creano apatia, accidia, ignoranza, pesantezza, indolenza.

 

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Secondo guna: Rajas

Il rajas è il fuoco rosso che smuove l’oscurità del tamas: più tamas è dormiente, più il fuoco è intenso e, spesso, distruttivo. Nella natura il rajas si riscontra nei predatori, nella forza delle bestie, nelle tempeste, mentre nell’uomo si presenta come eccessiva ricerca di passione e soddisfazione, animosità, amore per l’eccitamento e il caos.

È l’abbandonarsi a comportamenti che in genere hanno, almeno in parte, conseguenze distruttive, è l‘egocentrismo, il credersi gli unici padroni della propria vita e il centro del proprio universo. Il dinamismo dell’uomo rajasico tenta di imporsi, accrescendo il peso insostenibile della propria fame e passione, di cui in realtà è una marionetta.

A livello alimentare gli individui rajasici propendono per cibi dai sapori forti, intensi, eccitanti: il piccante, il troppo salato, il troppo dolce, il troppo caldo, il troppo speziato e le erbe piene di terpeni come l’aglio e la cipolla.

La tendenza predatoria si manifesta come una grande soddisfazione nel mangiare carne. Danno eccessiva importanza alla preparazione del cibo, e ciò che conta è la delizia del palato. Questo tipo di cibo lega ancor di più al rajas creando egocentrismo, assenza di controllo, desideri e appettiti, irrequietezza.

 

Terzo guna: Sattva

Il sattva è una luce calma che cerca di porre una pressione equilibrante su rajas e tamas; è la ragione, il buon senso, l’equanimità, la lungimiranza, l’altruismo, la pacatezza, la moderazione.

Nella natura è la tendenza a manifestare la bellezza, come nei fiori e negli uccelli, è la spinta umana ad allontanarsi dall’animalità verso la ragione e l’erigere sistemi che pretendono di essere equilibrati, meccanismi virtuosi di formule e sistemi di condotta etica.

Anche questo modo della natura ha i suoi difetti e spesso ricade in una passione rajasica distruttiva che dia nuova linfa alla sterilita’ delle filosofie e della ragione che si danno scacco matto da sole.

A livello alimentare i sattvici mangiano i cibi salutari, spesso crudi, senza mai abbondare. Amano la frutta e la cucina vegetariana o, meglio ancora, vegana, e non cedono alla tentazione degli spuntini fuori orario, ma cercano un equilibrio tra gli elementi nutritivi.

Questo tipo di alimentazione spinge verso il sattva creando un distacco luminoso, lucidità, una minore focalizzazione sulle proprie soddisfazioni inferiori.

 

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Immagine | Bhagavadgītā

 

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