Intervista

Yoga, quando ancora non era una moda

Un dialogo con Aleksandra Vukotik Shaligram, una delle prime insegnanti ad aver portato lo yoga in Bulgaria, ci racconta com'era insegnare quando lo yoga non era una moda e com'è oggi, che molte sfide si aprono e riguardano l'autenticità della disciplina

Yoga, quando ancora non era una moda

Quando ho incontrato per la prima volta Aleksandra Vukotik Shaligram ne ho riconosciuto gli occhi di sincera praticante di yoga, insieme a qualcosa che aveva anche un che di indiano nel senso di nativa americana. Un mix di intensità, fierezza, umiltà.

Il suo maestro devoto è  Swami Sivananda Saraswati,che ha iniziato Swami Satyananda Saraswati ai segreti dello yoga, alle profondità che questa pratica tocca e veicola. 

L’ho incontrata al Casale in Lunigiana e ci siamo ritrovate a parlare subito di scelte e vita. Lei, con tono dolcissimo, se ne uscì così: “È importante andare dentro, è fondamentale. Yoga, per dirti, è anche pulire casa nel migliore dei modi possibili, farlo bene, poi imparare a farlo con amore". Intorno avevamo animali e natura e penso si sia trattato di uno di quei momenti che si reputano preziosi per la vita. 

L’avrei incontrata poi di nuovo, sempre al Casale, per poche ore, prima che col suo gruppo di allievi ripartisse per la Bulgaria, ci saremmo scambiate qualche opinione sullo yoga del tocco e la dimensione tantrica profonda. E poi una terza volta, sorprendentemente, a Sofia, in Bulgaria, dopo aver ricevuto un suo invito a dare un seminario di pratiche taoiste e yoga del tocco. Vydia Studio è il nome del suo tempio sacro.

Pieno di dettagli, cura, colori, libri, cuscini, persone pronte a orientare e aiutare col sorriso sulle labbra. Le stanze principali hanno nomi divini, Deva e Ganesha, stanze riempite ogni ora di grandi respiri, allungamenti, canti, cerimonie. Poi la stanza del neurofisiatra che si prende cura di chi ne ha bisogno, Pavel Dunin, un polacco alto, competente e generoso che ha messo le mani sulle mie anche e ha sbloccato la zona lombare con incredibile facilità. 

Quando Aleksandra parla dei suoi studenti e delle sue studentesse si sente amore puro. Quando qualcosa di imprevisto avviene nella gestione dello studio, diventa una guerriera ferma e gentile. Ho avuto soprattutto maestri uomini in passato e di recente mi sto confrontando con molte insegnanti donne, trovandone beneficio, utilità. Con Aleksandra conta già la presenza.

Sono arrivata allo Studio Vydia quando Navaratri era già iniziato, ovvero, letteralmente la festa che prende il nome di “nove notti” ed è dedicata all’adorazione della Devi o Shakti, la Madre Divina, espressione dell’energia femminile. Sono giorni di celebrazione, di pulizia interiore e canti sacri. Nei momenti in cui non stavo insegnando per il mio seminario, Aleksandra mi ha permesso di andare a cantare insieme a lei e alle altre insegnanti, in un’atmosfera di totale accoglienza e resa.  

Quando le ho chiesto quale fosse il problema dello yoga al giorno d’oggi, dove fosse l’inghippo, la trappola in cui molti stanno cadendo, lei ha abbassato lo sguardo, inspirando. Poi, con un sorriso serio, uno strano sorriso serio: "Lo sai già, ne sono certa. È diventato una moda. E’ pura moda. Non c’è amore per la tradizione, non c’è tempo per guardarsi dentro. Non c’è umiltà".

 

Lo yoga e l'ego: il marcio nella mela

 

Quale potrebbe essere l’evoluzione di questa inversione verso la pura esibizione, l’edonismo, l’egoismo?  

Di certo quel che non è vero, quel che non è genuino cadrà, nei prossimi anni, ma come sopravviviamo nel frattempo? Vedi, io sono stata una delle prime a portare lo yoga qui in Bulgaria, dall’India, direttamente da un insegnamento faticoso e lungo, che ha messo alla prova prima di tutto il mio cuore.

E ho visto crescere un centro dopo l’altro. Ho visto crearsi tanta competitività, diffidenza e mancanza di dialogo tra insegnanti. Questa è la situazione in cui ci ritroviamo continuamente a lavorare, questa è la sfida in cui si gioca il futuro di questa disciplina.

Nei 6 giorni che ho passato allo Yoga Vydia ho visto una vera comunità: scambi di chiavi, cibo, favori, aiuti per la casa, gli animali, le piante…    

"Eh, certo!" mi sorride entusiasta Aleksandra. "Il senso della comunità è parte della pratica dello yoga. Che fine fa lo yoga se agisco solo in terimini di una mia presunta e personale felicità?"

 

Aleksandra Vukotik Shaligram

 

Qual è la relazione tra disciplina e libertà? 

La prima genera la seconda. Avere a che fare con la disciplina, impegnarsi in questo senso significa conoscersi meglio e capire quante possibilità sono disponibili, porte che attendono solo di essere aperte.  

 

Dove conducono queste porte? 

Al cambiamento, alla trasformazione profonda. Ti portano a comprendere quanta ricchezza, abbondanza nasce se si entra nella dimensione dell’accettazione.   

 

A volte mi dai la sensazione di non avere paura mai. Non vedo in te paura, né da donna né da maestra. È così?  

Oh no, la annuso, la riconosco arrivare la paura e arriva, non credere, la sento crescere. Provo solo a non reagire immediatamente. Prendo tempo. Provo a non essere meccanicamente reattiva.  

 

Il canto vedico. Perché un principiante assoluto, qualcuno che non ha mai fatto l’esperienza dovrebbe poterla provare? 

Il canto vedico trasforma radicalmente lo stato della mente, ha un effetto di cambiamento profondo sulle nostre emozioni e sulla nostra energia. Ed è un cambiamento che avviene in modo forte e simultaneamente gentile. 

 

Gli stereotipi sullo yoga: quali sono?



Per approfondire:

> Vai al sito Yoga Vidya 



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