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Dritte per sviluppare una disciplina interiore

Siamo spesso orientati verso "il fuori", l'esterno; la stessa filosofia occidentale da un certo punto in poi si è concentrata sulla manifestazione, sull'oggetto. Qualche dritta su come rientrare dentro, e scoprire che coltivare la disciplina interiore allarga gli angoli del sorriso

Dritte per sviluppare una disciplina interiore

Ognuno ha la propria forma di spiritualità. Vero? La perdiamo? Ce la insegnano? E ce la insegnano le persone che incontriamo? O gli eventi? Entrambi i fattori? Ascoltavo oggi a Radio Tre Emanuele Trevi che parlava della Woolf e della Lispector, dicendo come queste scrittrici sono andate a fare le "bambine cattive" della letteratura. Quelle che rompono i giocattoli. Mi servo di questa bella metafora per parlarvi di quanto la costruzione interiore abbia a che fare con il divertimento che possiamo trarre dagli errori, che non hanno in sé una valenza negativa, se noi non gliela attribuiamo. E come non attribuirgliela? Se abbiamo un fine, tutto rientra in una visione più grande. I giorni diventano mutazioni di colore di un dipinto unico; vanno a scandire il ritmo di una sinfonia più grande. 

Nel lessico yogico la disciplina possiamo definirla sadhana (deriva dalla radice sanscrita sadh, "andare dritto, avere uno scopo, avere successo"). Si tratta di fornire alla mente - il corpo seguirà - impressioni reali e benefiche, proteggendola da quelle nocive. Le impressioni negative si vanno a sedimentare nella mente profonda e creano condizionamenti. Se entriamo nella dimensione profonda dell'essere dobbiamo parlare di natura spirituale. Quella ci riguarda tutti. Ha a che fare con l'arte del modellarsi la vita, in modo da attrezzarci a fronteggiare paura, dolore e altri sentimenti che, se non gestiti, immobilizzano. Evolvendo dalla nascita alla morte, possiamo fare di quello che c'è in mezzo un cammino interessante.

Ci urlano la crisi da ogni angolo. Questo richiede di essere maggiormente centrati. La disciplina spirituale richiede costanza (abhyasana), coerenza (tapas) ed entusiasmo (utsavah). L'arte del buon vivere inizia prima della colazione. Chiedetevi se avete fame, chiedetevi se potete dedicare un pensiero che sia luminoso. Svegliatevi nel vosto corpo (già questo crea gioia), che è una minuscola parte del Corpo cosmico. La vita umana tiene insieme il piano fisico, psichico-energetico e spirituale.

 

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Andiamo a interpellare una figura importantissima: Patanjali. Nato nel III sec. aC., autore degli Yogasutra, pietra miliare dello Yoga. "Per annullare i cattivi pensieri, meditare sugli opposti". Avete una paura, andate a bere alla sorgente di quell'ansia. Come si fa? Localizzatela in una parte del corpo, fate amicizia con quell'arto o quell'organo interno. L'allenamento a pensare al contrario richiede costanza, come dicevamo. Non stiamo parlando di ricacciare sotto il letto o il tappeto un pensiero negativo, ma di opporgli il suo contrario con la stessa intensità. Avete presente gli esercizi di isometrica? Ecco qui, stesso principio.

L'arte di imparare a pensare crea luminosità. Adottate una valutazione del modo in cui state conducendo voi stessi. Per esempio, descrivete con neutralità la struttura del vostro corpo. Neutrali, dissezionatevi. Non identificatevi, andate di "bisturi". La meditazione è un ottimo strumento. Potete arrivare a modificare il campo mentale. Quel corpo lì che state analizzando è transeunte, finito e finirà. Meglio farci amicizia. L'io storico ha uno scopo. E' tendere verso quello che crea la differenza. Se vi trattate con dignità, lo farete anche con gli altri. Ricontestualizzatevi dentro l'universo.

Buon lavoro.