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Come praticare il tantra

Tantra, tra teoria, storia e pratica. Quali sono le differenze con gli yoga classici? Su cosa si basa il tantra tradizionale? Che connessione c'è con la pratica sessuale?

Come praticare il tantra

Molti affermano di praticare tantra, eppure ognuno lo fa in maniera diversa. Stessa cosa dicasi per lo yoga in generale.

Tuttavia il tantra è una faccenda più delicata e profonda. Anzitutto dobbiamo decidere se considerare il tantra uno yoga o no. In origine erano probabilmente discipline separate ma col tempo, tutta la conoscenza occulta tantrica tipica del Nord dell’India si è riversata sia nello yoga che nel lamaismo buddhista e nel taosimo integrandosi perfettamente.

Tuttavia l’approccio di base rimane diametralmente opposto. Tutti gli yoga classici, ovvero quelli vedantini, si fondano sull’esperienza del Purusha, ovvero il testimone interiore, l’anima differenziata dalla natura, realizzando la quale si sperimenta una distanza dalla materia, dalla vita e dal mondo fenomenico, che ci spinge a rinunciarvi.

Il tantra parte dall’estremo opposto dello spettro delle esperienze divine. Pur riconoscendo la divinità nell’anima individuale, il tantra considera il polo materiale, Prakriti la Matrix creatrice, come divinità fondamentale, proiettandovi tutta la numinosita’ possibile.

 

Le tecniche del tantra

Da qui derivano tutte le pratiche yoga relative al corpo, alle energie, allo sviluppo delle siddhi (poteri), comprese tutte le forme di beatitudine sperimentabili fin nelle cellule.

Si tratta di una conoscenza non razionale, occulta, quindi non trasmissibile verbalmente in termini logici, e come tale necessita di un linguaggio metaforico che apra gli occhi interiori del praticante.

Fu così che il lato del tantra focalizzato sulla beatitudine, il vama marga o sentiero delle sinistra, cominciò ad utilizzare il linguaggio sessuale per descrivere i processi di alchimia interiore.

Non solo perché la beatitudine era coinvolta fino a livello fisico, ma perché la relazione tra i poli maschili e femminili delle energie interiori era facilmente rappresentabile dall’amplesso sessuale.

Fin dalle prime tracce scritte che fanno riferimento alle tecniche tantriche in modo non metaforico, si parla di tre elementi principali: mantra, yantra e mandala. Secondariamente abbiamo i mudra e i nyasa.

 

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Gli elementi principali del tantra

I mantra sono forse la parte più nota. Sappiamo che l’universo è nato da un suono, da una vibrazione, dal passaggio da energia a materia.

Nel silenzio della meditazione possiamo ricollegarci all’eterno suono interiore, riverbero del Big Bang iniziale che, modulandosi, ha dato vita a tutte le forme esistenti. La scienza dei mantra si basa sull’agire sulla materia con la consapevolezza che essa è energia condensata.

Gli yantra sono diagrammi basati sulla geometria sacra. Anche in questo caso le proporzioni delle forme rimandano a principi eterni e richiamano energie senza tempo.

In esse troviamo costantemente numeri irrazionali e sequenze considerate magiche, come il pi greco, la sezione aurea e la sequenza di Fibonacci. Il risveglio di queste energie frattaliche in noi si rispecchia nei loro corrispettivi fisici, uno dei quali è il DNA.

I mandala, anch’essi piuttosto famosi, possono sembrare simili agli yantra ma in realtà non rappresentano una energia precisa ma l’intero universo, la compenetrazione del macrocosmo e del microcosmo.

Mentre nel caso dello yantra usufruiamo della forma finita, nel mandala i veri benefici sono concentrate nel processo di formazione, che appunto ci ribilancia allineandoci con l’universo, in grado di sviluppare uno stato di cosceinza vicino alla trance.

I mudra, o sigilli, sono l’equivalente delle asana fatte con le mani, anche se alcuni di essi coinvologono tutto il corpo. Anche in questo caso, l’intera mano con le cinque dita rappresenta l’universo e i suoi cinque elementi, quindi lavorando con essa possiamo lavorare sull’universo sia in macro che in micro.

I nyasa sono le connessioni tra i mantra e i punti occulti del corpo o marma. Questo aspetto pratico dei mantra è legato a doppio filo con l’apertura dei chakra, la liberazione della kundalini e lo sviluppo di tutti i canali energetici.

Oggigiorno, molte scuole occidentali e alcune scuole indiane di vama marga che si sono separate dal dakshina marga, ovvero sentiero della mano destra o della conoscenza, non interpretano più le metafore sessuali e le praticano letteralmente, almeno in parte.

Ognuno ha il suo parere a riguardo ed è difficile capire dopo millenni se queste scuole siano deviate o abbiano ragione almeno in parte. L’unica cosa che si può affermare è che, nonostante non ci siano mai stati dogmi morali riguardo le energie sessuali, esse erano considerate la materia prima di un processo trasformativo, e non lo scopo finale.

 

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Foto: sergeyp / 123rf.com

 

 

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