Intervista

Plastica ed economia circolare: la parola a Corepla

La nostra intervista ad Antonello Ciotti, presidente di Corepla, il consorzio per la raccolta, il riciclo e il recupero degli imballaggi in plastica.

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©Corepla

Gettare i rifiuti nel cassonetto giusto è il primo, grande gesto di civiltà che ciascuno di noi è chiamato a compiere giorno dopo giorno. Così facendo diamo il via a un percorso lungo e complesso, che va a buon fine soltanto se tutti i passaggi vengono eseguiti alla perfezione.

 

Tra i protagonisti di questo gioco di squadra ci sono i sei consorzi del sistema Conai, che gestiscono il riciclo degli imballaggi. Per capire meglio questo meccanismo abbiamo chiesto lumi ad Antonello Ciotti, presidente di Corepla, che si fa carico di un materiale per cui ultimamente l’opinione pubblica ha un occhio di riguardo: la plastica.

 

Nel 2018 Corepla ha raccolto oltre 1.200.000 tonnellate di imballaggi in plastica (oltre 20 kg per abitante), riciclandone 644.000 tonnellate e recuperandone 380.000 tonnellate da trasformare in energia. Siete soddisfatti di questo risultato? Quali sono i vostri prossimi obiettivi?

Siamo molto soddisfatti perché significa che Corepla intercetta oltre l’80% dell’immesso al consumo. Questo ci pone ai primi posti in Europa in termini di EPR – extended producer responsibility (il principio per cui anche i produttori e i distributori devono assumersi la responsabilità gestionale e finanziaria dello smaltimento dei rifiuti, ndr).

 

C’è ancora molto da fare perché l’Unione europea ci pone l’obiettivo – estremamente ambizioso – di arrivare al 50% di riciclato entro il 2025. Se oltre l’80% è la quota che intercettiamo, quella che effettivamente ricicliamo oggi si aggira attorno al 43%. 

 

Tra regione e regione, ci sono ancora notevoli differenze nella raccolta differenziata annua pro capite. Per quale motivo?

Vorrei sfatare un pregiudizio comune, che vuole che le regioni del Sud siano sistematicamente in ritardo. In realtà la Campania è arrivata a 19 kg annui pro capite di materiale riciclato, al pari della Lombardia. Il Veneto è all’avanguardia con 23-24 kg, mentre Sicilia e Puglia sono il fanalino di coda con 10-12 kg. 

 

La differenza sta chiaramente nelle pubbliche amministrazioni, perché i cittadini fanno la raccolta differenziata solo se la loro fatica viene ricompensata. Tra le missioni di Corepla c’è anche quella di far sì che i Comuni si attivino e i cittadini siano consapevoli del proprio ruolo.

 

Quando il cittadino butta la classica bottiglia di plastica nell’apposito cassonetto, l’amministrazione raccoglie il tutto e lo porta al centro di selezione, dove si svolgono due operazioni:

 

> pesare il quantitativo che viene conferito, poiché il Comune viene ricompensato con circa 300 euro a tonnellata. Questo meccanismo ha fatto sì che nel 2018 oltre 350 milioni di euro siano tornati ai Comuni e reinvestiti nella raccolta differenziata

 

> differenziare e selezionare le varie plastiche che compongono l’imballaggio (PET, contenitori dei detergenti ecc.), per poi avviarle a riciclo. Questo processo è altamente automatizzato e i macchinari italiani sono all’avanguardia nel mondo. 

 

Quali sono ad oggi gli errori più comuni commessi dai cittadini nel conferimento degli imballaggi in plastica?

I grossi problemi sono due: 

 

> le regole sono diverse da Comune a Comune: in alcuni casi la plastica va conferita da sola, in altri insieme all’alluminio e così via. È chiaro che le amministrazioni fanno questa scelta sulla base delle caratteristiche del territorio e del volume di rifiuti, ma è altrettanto chiaro che questo non aiuta i cittadini;

 

> i cittadini non sanno di dover conferire solamente la plastica degli imballaggi. Nei bidoni ci capita di trovare scarpe, giocattoli, casalinghi. 

 

A luglio entra in vigore la plastic tax, sulla quale lei ha espresso un certo scetticismo. Quali sono le vostre perplessità in merito?

Innanzitutto l’importo è molto elevato, perché una cifra di 450 euro a tonnellata equivale a oltre il 50% del costo della plastica. 

 

Questa tassa inoltre viene ridotta proporzionalmente alla quantità di plastica riciclata che è presente nel manufatto, ma non esiste nessuna indagine che consente di definire il contenuto di riciclato di un oggetto. Possiamo immaginare che dal 1° luglio chiunque dichiarerà che i suoi prodotti contengono il 50% di plastica riciclata, a discapito di chi segue la legge in modo pedissequo. 

 

Quando poi gli articoli provengono dall’estero, come i comuni pacchi di Amazon, come facciamo a verificare se il produttore ha impiegato una certa percentuale di materiale riciclato? 

 

Negli ultimi anni l'economia circolare è diventata un tema caldo. Aziende e istituzioni sembrano impegnate in una "corsa" alla costruzione di buone pratiche da far conoscere ai cittadini. In questo contesto, come si pone Corepla?

Oggi tutti parlano di economia circolare, ma questa materia impone un confronto tecnico e non ideologico. Il nostro compito è anche quello di lanciare un avvertimento: prima di rimpiazzare la plastica, bisogna accertarsi del fatto che il nuovo imballaggio sia effettivamente più sostenibile a livello ambientale. 

 

Una vaschetta di polipropilene, per esempio, è riciclabile. Una vaschetta di cartoncino protetto da un film di polietilene a base bio, al contrario, è costituita da due materiali che sono riciclabili solo se vengono usati singolarmente. Una volta uniti, vanno buttati nell’indifferenziato. 

 

Lo stesso discorso vale per i piatti in polpa di cellulosa, se vengono ricoperti da un film impermeabilizzante o da un acido che mantiene il piatto integro a contatto con i cibi caldi.

 

Per i prossimi mesi avete in programma qualche campagna o iniziativa?

Il 13-14 maggio si terrà la terza edizione delle Giornate della Ricerca di Venezia, in cui imprese, università, istituzioni e cittadini si confrontano e presentano le innovazioni del settore, parlando delle soluzioni per l’economia circolare.

 

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