Il cervello odia le novità più di quanto pensiamo
"Lasciare la strada vecchia per quella nuova, non si sa mai cosa si trova" e il cervello lo sa e spesso non aiuta a veicolare i cambiamenti con facilità
- Come il cervello reagisce al cambiamento
- Abitudini e sicurezza neurologica
- Perché le novità affaticano
- Il ruolo della ripetizione
- Cambiare senza stressare il sistema nervoso
Come il cervello reagisce al cambiamento
“Ho sempre fatto così”, “sono abituato a procedere in questo modo”: quanto volte si sentono affermazioni di questo genere e quante volte ognuno di noi procede per modelli comportamentali acquisiti nel tempo. Spesso le esperienze procedurali non sono nemmeno nostre ma instillate dalle nostre radici genitoriali, tanto da divenire realtà granitiche. La famigerata confort zone nella quale ognuno trova il suo conforto e riparo nasce proprio da tempi lontani, cresce con ognuno di noi e diventa un fortino da difendere.
Il cervello umano è una struttura molto complessa e lo spazio dedicato alla memoria è un ambito affascinante e strutturato. Esistono vari tipi di memoria, quella sensoriale, quella episodica, quella semantica, quella prospettica, quella retrospettiva, quella procedurale. Tutte queste concorrono a creare un bagaglio esperienziale che il cervello immagazzina e trattiene come un tesoro prezioso.
Dover accogliere un cambiamento a livello consapevole può essere facile, ma per la memoria implicita e per tutti i processi inconsapevoli non è così immediato. Significa attivare un’operazione di scardinamento di alcune di quelle convinzioni granitiche che nel tempo si sono “adagiate” nel cervello umano.
Abitudini e sicurezza neurologica
Vivere di abitudini, di routine, se da un lato può dare adito a noia, ma solo verbale, dall’altro infonde sicurezza. Coltivare i propri spazi con amicizie consolidate, frequentare gli stessi ambienti, andare in vacanza sempre nello stesso posto, lavorare sempre nella stessa azienda, dare una cadenza alla settimana con impegni programmati, sono tutti cardini che creano ordine e l’ordine infonde tranquillità. In questo modo alcuni recettori sensoriali possono rilassarsi e tenere a bada forme di ipervigilanza, stress o ansia.
Perché le novità affaticano
Quando invece si incontrano cambiamenti sulla propria strada, sia piccoli sia grandi, i recettori di allerta si attivano e l’organismo produce ormoni che tengono ben alta l’attenzione: adrenalina, noradrenalina, per esempio vengono rilasciate perchè il cervello segnala “cambiamenti in vista” per cui possono non esserci archivi della memoria a supporto della reazione comportamentale da tenere e quindi l’ipervigilanza è una condizione che prende spazio. Stati di agitazione, nervosismo, ansia, sonno disturbato possono essere reazioni che modificano lo stato di tranquillità abituale e il risultato è che si ingenera una forma di affaticamento che può perdurare per lassi di tempo variabilli, dipende dalla capacità di adattamento al cambiamento soggettiva.
Il ruolo della ripetizione
La ripetizione è una strategia che aiuta ad accelerare i processi di adattamento al cambiamento, e in ogni caso un buon allenamento a prepararsi alle piccole grandi modificazione della vita a cui tutti sono soggetti, perchè niente permane nel suo stato in eterno.
In generale la ripetezione, di azioni, parole, esercizi, crea esperienza e l’esperienza crea abillità, l’abilità ingenera sicurezza e la sicurezza calma. E’ una catena processuale molto semplice in sè, che muove sistemi complessi. Un esempio molto esplicativo è la guida dell’automobile: quando si impara a guidare l’auto si è pieni di incertezze, paure e il sistema nervoso centrale è iperallertato per prestare attenzione a tutte le fasi e a tutte le procedure e manovre che si devono attivare e che sembrano complicatissime da gestire tutte insieme. Poi man mano che si ripetono, con costanza si entra in una dinamica più automatizzata, in cui il nostro cervello ha incamerato atti consapevoli che diventano inconsapevoli, per cui premere la frizione con il piede sinistro e nel contempo cambiare la marcia con la mano destra non sono più azioni separate ma contigue; osservare rapidamente lo specchietto retrovisore non crea più ansia perchè si distoglie l’attenzione dalla vista frontale, ma un atto di controllo automatico. E con la ripetizione si acquisisce esperienza di guida, che diventa nel tempo abilità che infonde sicurezza. Poi nello specifico è bene non adagiarsi troppo nello stato di sicurezza, perchè il risvolto della medaglia è la distrazione!
Questo meccanismo è alla base dell’allenamento e lo sport insegna: nessun risultato arriva con facilità ma necessita d’impegno.
Cambiare senza stressare il sistema nervoso
L’allenamento può aiutare a controllare i picchi di stress del sistema nervoso in generale. Allenarsi a cosa? Come? Certo ognuno di noi non deve pensare di fare “esercitazioni in caso di” perchè è difficile prevedere quale cambiamento possa essere dietro l’angolo, a meno che non sia frutto di una decisione propria, però ci sono alcune tecniche che possono aiutare ad “elasticizzare” la corazza protettiva che la confort zone crea.
Quando si innesca una modificazione stressante cambia il ritmo respiratorio, il battito cardiaco, le ghiandole surrenali ricevono input contrattivo di rilasciare ormoni e questo processo attiva le reazioni. Attraverso allenamenti alla respirazione profonda, alla visualizzazione e alla meditazione è possibile veicolare questi processi reattivi per sollevare il sistema nervoso da pesi stressogeni e da eccessi produttivi di cortisolo.
La Mindfulness per esempio è una strategia che viene in aiuto in queste situazioni e può essere applicata, ma come tutte le displine necessita di allenamento.
Lo yoga, non solo quello legato alle asana, ma la parte più complessa che studia la respirazione, il controllo sensoriale come il Pranayama e il Pratyhara sono tecniche che necessitano di allenamento per essere poi abili ad accogliere il cambiamento con agilità.