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Rummo, una seconda vita dopo l'alluvione

Rummo, storico pastificio campano, ha rischiato di chiudere nel 2015 a seguito di una tragica alluvione. Anche grazie alla mobilitazione del web, però, l’azienda è riuscita a rinascere.

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Credit foto
©PRAVIT SUWANTHEERAKUL - 123RF

Rummo e la distruttiva alluvione del 2015

È il 15 ottobre 2015 quando un’alluvione si abbatte sulla Campania, colpendo l’area del Sannio. E l’acqua e il fango investono anche il pastificio Rummo, distruggendo la merce, ma anche i magazzini e lo stabilimento. 

 

Un danno enorme, che avrebbe potuto decretare la fine della storica azienda avviata nel 1846 da Antonio Rummo a Benevento. Ma i titolari e i dipendenti non si sono mai dati per vinti e neanche il sostegno esterno è venuto meno. I produttori, ad esempio, hanno fornito i macchinari e il web si è mobilitato per loro.

 

Così, nel giro di pochi mesi, la realtà è riuscita gradualmente a riprendersi. Diventando un esempio positivo per tutta la Nazione.
 

Rummo: storia dei maestri pastai

Il primo mulino per la macinazione del grano venne costruito nel 1846 e da allora la crescita è stata inarrestabile.

Nel corso dei secoli, infatti, Rummo si è espansa, investendo costantemente in nuove attrezzature, qualità delle materie prime ed innovazione.

 

Negli anni ha certificato anche il caratteristico metodo a lenta lavorazione, una tecnica particolare per lavorare la semola di grano duro in modo ottimale e alle giuste temperature. 

 

Attualmente il pastificio produce anche prodotti per celiaci ed esporta all'estero (in 58 Paesi). Nel 2010 Rummo ha ricevuto il Premio all'Innovazione Amica dell'Ambiente da Legambiente e nel 2011 è stata insignita del Premio Leonardo Qualità Italia dal Presidente della Repubblica.

 

Un’ascesa importante, fino alla fatidica alluvione dell’ottobre 2015. In poche ore, infatti, tutto è cambiato e questa realtà campana si è trovata a fronteggiare una temporanea battuta d’arresto e un successivo nuovo inizio.
 

#saveRummo: il passaparola sui social è diventato virale

In questa rinascita, il pastificio Rummo non è mai stato solo: il popolo del web, infatti, l’ha sostenuto fin dal primo giorno.

Poco dopo la catastrofe naturale sui social sono diventati virali l’hashtag #saveRummo e lo slogan "l'acqua non ci ha rammolliti".

 

Una campagna spontanea e promossa indipendentemente dall’azienda, che in brevissimo tempo ha creato ampio consenso nei confronti del marchio. E in questo modo la pasta Rummo non ha mai abbandonato i supermercati.

 

Un incredibile esempio di sostegno globale che ha contribuito attivamente alla ripresa dell’azienda. Parliamo di anni sicuramente complessi, in cui il pastificio ha dovuto far fronte ai debiti, rimborsando anche fornitori e distributori.

Ma con un finale indubbiamente positivo: nel 2019 il fatturato complessivo di Rummo è stato 98,8 milioni, in crescita del 9% rispetto a quello del 2018.
 

Progetti per il futuro: una crescita che punta su innovazione, made in Italy e qualità

Qualità eccellente ed innovazione sono i pilastri sui quali si basano sia la filosofia di Rummo che le proiezioni per il futuro.

In quest’ottica, dunque, la realtà campana ha in previsione di fare ulteriori investimenti in impianti e macchinari, come già definito nel piano di ristrutturazione. 

 

Resta prioritario anche l’impegno con la filiera del made in Italy. Se da un lato, però, c’è il desiderio di utilizzare unicamente grano italiano, attualmente questo traguardo può essere raggiunto solo per la pasta integrale e per quella bio.

 

Infine, rimane invariata la volontà di continuare anche a produrre unicamente in Italia, consolidando al tempo stesso la presenza nei mercati internazionali. Il 35% del fatturato di Rummo, infatti, viene realizzato per l’estero. 
 

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