Carrube: perché stanno tornando nell’alimentazione naturale
Un alimento antico, con proprietà nutrizionali importanti, che merita di essere inserito nuovamente nell'alimentazione familiare
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- Origine e caratteristiche nutrizionali delle carrube
- Perché sono state a lungo dimenticate
- Utilizzi moderni nella cucina naturale
- Quando inserirle nella dieta quotidiana
Origine e caratteristiche nutrizionali delle carrube
Il carrubo il cui nome botanico risponde a Ceratonia siliqua L. è un albero sempreverde, molto longevo originario delle regioni sud-orientali del Mediterraneo, diffusa in Italia specialmente in Sicilia e Sardegna, ma presente anche in Toscana.
Il carrubo è considerato uno degli alberi più antichi del Mediterraneo, e il suo nome deriva dall'arabo "kharrub". E’ conosciuto anche come il "cacao dei poveri", il frutto è un legume usato storicamente sia per l'alimentazione umana sia animale.
Il suo baccello custodisce i semi duri, scuri e tondi chiamati carati. Il carato era usato anticamente come unità di misura per l’oro purissimo, diamanti e pietre preziose poiché si credeva avesse un peso quasi uniforme.
Il fitocomplesso del carrubo è molto ricco e molto diverso in base alla parte della pianta considerata.
Per quanto riguarda il baccello, la parte di pianta maggiormente utilizzata, la composizione macroscopica vede un 90% costituito dalla polpa, ed il restante 10% costituito dai semi.
Da un punto di vista nutrizionale la carruba è ricca in carboidrati, proteine, fibre, minerali e vitamine, in particolare la vitamina B2.
La polpa di carruba possiede un alto contenuto in polisaccaridi, saccarosio, glucosio, fruttosio e maltosio e circa il 18% di cellulosa ed emicellulosa, oltre ad un ricco mix di polifenoli, principalmente appartenenti alle classi dei tannini, che svolgono nell’intestino una profonda azione detossinante nei confronti dei batteri e per questo motivo le carrube sono considerate un potente anti-diarroico naturale. A completare il fitocomplesso una componente di flavonoidi e dei derivati dell’acido gallico e clorogenico; polifenoli quali quercitina, acido gallico e delfinidina svolgono azioni anti-proliferative e pro-apoptotiche.
Sono presenti elevate percentuali di sali minerali, quali potassio, calcio, sodio, fosforo, magnesio, zinco, selenio e ferro e vitamine del gruppo B (B1, B2, B3, B5, B6 e B12), la vitamina C, la vitamina E, K e folati alimentari.
Il frutto, inoltre, è privo di glutine e può essere consumato da celiaci, ideale per prodotti di alta fascia dedicati al cane.
Perché sono state a lungo dimenticate
In passato, specialmente durante i periodi di carestia e guerre, le carrube rappresentavano un alimento di sussistenza fondamentale e venivano usate per sfamare gli animali. Con il boom economico, la ricerca e la possibilità di rivolgersi ad alimenti più raffinati hanno portato a dimenticare quelli più umili.
La carruba è un ottimo surrogato del cacao, ma quando il cioccolato è diventato più accessibile, la carruba è stata accantonata.
Anche il baccello della carruba,cche poteva essere consumato come uno snack, poichè molto duro e di masticazione impegnativa, è stato sostituito dagli snack moderni.
Nel tempo poi il calo della sua coltivazione e lo spopolamento delle zone rurali hanno ridotto la valorizzazione di questa pianta resistente.
Utilizzi moderni nella cucina naturale
La carruba è ricca di fibre, antiossidanti, vitamine e minerali come il calcio, il magnesio e il potassio. È anche povera di grassi e priva di glutine.
E’ ideale per chi segue una dieta dimagrante, grazie al suo elevato potere saziante, per chi soffre di problemi di colite, in quanto è in grado di migliorare la flora intestinale, e utile per il controllo dei valori del colesterolo.
La carruba come già accennato è un sostituto del cacao, ricco di fibre e naturalmente dolce, utilizzato in cucina sotto forma di farina o sciroppo. Ideale per dolci, creme spalmabili, gelati e bevande, si usa in rapporto 1:1 al posto del cacao amaro o come addensante naturale, ottimo per vegani e celiaci inoltre la farina di carrube è priva di caffeina e teobromina.
- Si possono realizzare torte, muffin, biscotti e cioccolata calda, riducendo la necessità di aggiungere zuccheri.
- La farina ottenuta dai semi (E410) è un potente addensante naturale per gelati, budini, creme, mousse e salse, conferendo una consistenza vellutata.
- I baccelli essiccati possono essere consumati come snack croccante o utilizzati per preparare un decotto, noto per le sue proprietà lenitive.
- Si può realizzare anche uno squisito liquore di Carrube: un digestivo aromatico ottenuto mettendo i baccelli a macerare in alcol, poi uniti a uno sciroppo di acqua e zucchero in cui lasciare a macerare le carrube, ridotte a pezzi per circa un mese, mescolando di tanto in tanto e da filtrare.
- Per chi è particolarmente goloso si può realizzare una crema spalmabile a base di farina di carrube. Si devono tritare a crema le nocciole tostate, aggiungere 1 o 2 cucchiai di farina di carrube, del dolcificante e dell’olio di riso fino ad ottenere la consistenza desiderata. Il risultato sarà una crema energetica ideale da gustare sul pane.
Quando inserirle nella dieta quotidiana
Tra i benefici della carruba vi è anche quella di essere un alimento saziante, consigliato anche nelle diete ipocaloriche: ogni 100 gr di carruba si assorbono circa 250 calorie e ben 40 gr di fibre, 1 grammo di grassi totali, e 5 grammi di proteine, stimola il senso di sazietà e favorisce la regolarità intestinale grazie al notevole apporto di fibre alimentari.
La polvere di carruba svolge una funzione gastro-protettiva per la sua trasformazione gelatinosa a contatto con i liquidi. La gomma di carrube controlla il reflusso gastrico, con un’azione antinfiammatoria.
La polvere promuove la peristalsi intestinale, attraverso un’azione chimico-meccanica di assorbimento di liquidi e la trasformazione in un gel voluminoso in grado di distendere le pareti intestinali. Per lo stesso principio è utile anche in caso di scariche diarroiche.
La componente di polifenoli agisce sul controllo del colesterolo LDL e dei trigliceridi, riducendone i valori, coadiuvata anche dal processo di gelificazione che riduce l’assorbimento di grassi e zuccheri.