Articolo

Olio di cocco: un ausilio nella dieta

Rinforza i capelli, sbianca i denti e rimuove la placca, brucia i grassi, riduce lo stress, rafforza il sistema immunitario, protegge lo stomaco e il cuore. Andiamo a scoprire i benefici dell’olio di cocco, e in particolare come questo grasso possa essere inserito senza problemi anche nella nostra alimentazione.

olio-cocco-dieta

Credit foto
©Ratchapol Yindeesuk / 123rf.com

Cos'è l'olio di cocco

Farà bene? Può sostituire l'olio d'oliva? Si può usare durante la cottura?  

 

Questi e altri sono i dubbi riguardo alimenti poco noti nell’alimentazione mediterranea

 

Oggi si sente molto parlare dell’olio di cocco e delle sue proprietà, sia in ambito nutrizionale sia in ambito cosmetico. Si tratta di un olio molto resistente all’ossidazione e alla polimerizzazione, è dunque molto stabile e può essere utilizzato in cucina senza il rischio della formazione di prodotti cancerogeni

 

Olio o burro sono termini analoghi in quanto la bassa temperatura di fusione fa sì che questo "olio" sia solido sopra i 24° C e liquido sotto tale temperatura, quindi a seconda della stagione, in estate lo ritroviamo sotto forma di olio e in inverno come burro

 

Acidi grassi saturi (SFA) e Acidi grassi saturi a catena media (MCFA)

Gli acidi grassi possono essere insaturi o saturi. Un eccesso di questi ultimi nell’alimentazione è di solito associato a un aumentato rischio cardiovascolare. 

 

Infatti, se in eccesso causano infatti un irrigidimento delle pareti vascolari, con una riduzione della loro elasticità, favorendo dunque ipertensione e formazione di placche ateromatose, con conseguente aumento del rischio cardiovascolare. 

 

Un'alimentazione con eccessi di SFA, è stata anche correlata a un aumento del colesterolo LDL (colesterolo “cattivo”). Gli SFA possono essere a lunga o corta catena. 

 

Quelli a lunga catena sono responsabili degli effetti dannosi sopra citati, differentemente da quelli a corta catena, i quali al contrario, sembrano avere effetti benefici per la nostra salute. Gli MCFA hanno infatti una via di assorbimento diversa dagli SFA: essendo di dimensioni minori possono essere trasportati attraverso il circolo portale, dove si legano all’albumina e vengono depositati direttamente nel fegato. Qui vengono immediatamente ossidati e utilizzati per produrre energia.   

 

Questo meccanismo sembra essere molto importante nell’aumentare la flessibilità metabolica. Molto spesso infatti si osserva un blocco del metabolismo e la difficoltà a perdere peso, nonostante si segua un regime alimentare corretto. Questo può essere dovuto all’incapacità del nostro organismo di utilizzare i grassi come substrato energetico, di mobilitarli dal tessuto adiposo e di conseguenza di favorire il dimagrimento.  

 

L’utilizzo di questi MCFA sembrerebbe stimolare le vie metaboliche deputate all’ossidazione dei grassi e quindi aiuterebbero nel migliorare la flessibilità metabolica dell’organismo. 

 

MCFA e olio di cocco

L’olio di cocco è stato per molto tempo demonizzato, a causa dell’elevato contenuto in SFA. Da poco è stato però visto che nello specifico, contiene un’elevata quantità di MCFA, tra cui l’acido laurico (ne compone circa il 50% e si trova in abbondanza anche nel latte materno). 

 

E’ importante sottolineare e differenziare l’olio di cocco dall’olio vergine di cocco. I processi di raffinazione che portano all’olio di cocco, fanno si che venga persa parte dei MCFA. 

 

Questi processi non vengono effettuati per l’ottenimento dell’olio vergine di cocco, che dunque presenta una maggiore concentrazione di MCFA, ed è dunque da preferire all’olio di cocco.  

 

Consumare o meno olio di cocco?

Un cucchiaio di olio di cocco contiene 12g di grassi saturi, più del tanto discusso olio di palma o del comune burro ma mentre l’olio di palma è ricco di acido palmitico (C16:0, 41%), associato a forte infiammazione dell’organismo e danni a livello cardiovascolare, l’olio di cocco contiene pochissimo acido palmitico (solo l’8%) a favore di un’elevata presenza degli acidi grassi “buoni” a catena media: possiamo quindi considerare l’olio di cocco più salutare dell’olio di palma.

 

Ancora una volta, la verità sta nel mezzo. Non si può certo pensare di sostituirlo all’olio di oliva, del quale sono noti da tempo in letteratura gli effetti protettivi a livello cardiovascolare. Di certo però può essere usato all’interno di una dieta bilanciata per il suo contenuto più o meno rilevante di MCFA.

 

Inoltre, non è un’ottima alternativa per la frittura. Il suo punto di fumo è infatti di 175°, minore rispetto all’olio di oliva (190°) o ai 230° di olio di arachidi o di mais.
In conclusione: olio di cocco si, ma con moderazione!