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Venezia e Mose, cantiere infinito

Le barriere del Mose, a Venezia, consistono di paratoie installate sul fondale per consentire di separare temporaneamente la laguna dal mare aperto in caso di acqua alta.

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Credit foto
©Iakov Kalinin - 123RF

Il destino della Serenissima sembra davvero riservare infinite sorprese. Venezia, una delle città più belle del mondo, sembra sta pian piano affondando nella laguna.
 

Tempistiche dei lavori del Mose

Sappiamo tutti che la soluzione scelta dalle autorità competenti per far fronte al problema dell'acqua alta veneziana si chiama Mose, acronimo che sta per "Modulo Sperimentale Elettromeccanico".

L’opera faraonica ha visto i natali nel 2003 e benché la stragrande parte dei lavori sia quasi terminata, tutta l’opera sembra rischiare di incartarsi nelle ultime fasi, molto più onerose del previsto.

Oggigiorno parliamo di chiusura dei cantieri per la fine del 2023
, un tempo comunque enorme che, tra l’altro, non riesce a convincere molti esperti osservatori come data attendibile per la fine dei lavori.

Tecnologia del Mose

Uno dei problemi maggiori per questo tipo di cantiere è che la tecnologia ai nostri tempi evolve e si aggiorna ad una velocità stratosferica, inimmaginabile in passato, il che trasforma nella quasi totalità dei casi progetti di questa portata in fiaschi annunciati.

Il cantiere tecnico del Mose compie sedici anni e molte delle soluzioni pensate nel 2003 hanno perso gran parte del loro valore e vanno ripensate oggi, il che si traduce in una stressante procrastinazione e in una maggiore spesa in termini di risorse economiche, energetiche ed umane.

Conseguenze dei ritardi

Questi sono solo alcuni dei motivi per cui il leitmotif delle autorità locali, quando si tratta di rispondere alla vexata quaestio riguardo l’inaugurazione dell’opera e l’inizio della sua funzione, è il classico “non ancora ma ci siamo quasi”.

La promessa del "fine lavori" risale ormai al 2011, prima data sbandierata come fine definitiva dei lavori e messa funzione dell’opera.

Oggi, ad inizio 2019, si parla di una piccola percentuale di lavori ancora da terminare e di una fase di collaudo di “minimo” 3 anni.

Chi è pratico del mestiere, sa che queste dilazioni e tali programmatici ritardi nei lavori si traducono in spese di milioni di euro ed in difficoltà nel trovare aziende invogliabili a prendere in mano i lavori e portarli a termine, il che, in ultima analisi, prende la forma di un concreto disagio per i residenti.

I lavori non sono ancora terminati e già si tratta di gestire la manutenzione di macchine e parti dell’opera mai entrate in funzione.

Moltissime sono le pressioni sul cantiere: dall’aspetto sicurezza a quello, non indifferente, della sostenibilità ambientale.

Per ora rimangono da segnare sul calendario, le nuove date proposte dall'attuale gestione: la data è il 2023.

 

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