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Possibile tassa sulle emissioni per i produttori di carne

Un recente report, analizzando il dibattito internazionale attorno alla necessità di arginare le emissioni create dagli allevamenti intensivi, indica come probabile e auspicabile l'introduzione di una carbon tax sulla produzione di carne.

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© Tanat Loungtip -123rf

Una tassa sulla produzione di carne. Se ne parla da anni ma, secondo quanto sta emergendo dall'attuale dibattito internazionale- resosi più pressante in seguito al dilagare del Covid-19 nei macelli- l'ipotesi sta assumendo un carattere sempre più concreto.

Anche, e soprattutto, a partire da studi recenti, che dimostrano come sia impossibile mettere realmente un freno alle emissioni globali senza occuparsi adeguatamente degli allevamenti intensivi.
 

Carbon tax sulla produzione di carne, una misura necessaria?

E' opinione sempre più diffusa che non saremo in grado di raggiungere gli obiettivi fissati dall'Accordo sul Clima di Parigi se non faremo i conti con i sistemi di allevamento intensivo, un settore che emette gas serra in quantità superiore rispetto a tutti gli aerei, i treni e le auto messi insieme”. 

Le dichiarazioni di Jeremy Coller- fondatore della rete globale di investimento FAIRR- trovano forza e fondamento nei dati emersi dal recente rapporto “The Livestock Levy: Update report”. Si tratta di un'analisi promossa dallo stesso FAIRR negli anni scorsi e aggiornata, in questo 2020, con i risultati più recenti.
 

Il report: dati ed evidenze

“The Livestock Levy” si basa sul White Paper reso noto nel 2017 dalla stessa organizzazione in materia di tassazione sulla carne e include le più recenti discussioni, tenutesi in merito a livello globale. Stando ai dati riportati e alle misure pensate in alcuni Stati per arginare l'impatto degli allevamenti intensivi, sembra pertanto imminente e auspicabile un'accelerazione verso una tassa sulla produzione di carne. 

Da un lato, la questione ambientale: secondo il Rapporto speciale “Cambiamento climatico e territorio” (2019) dell'IPCC, una riduzione del consumo di carne e della deforestazione, necessaria a ricavare terreni per l'alimentazione del bestiame, sarebbero condizioni imprescindibili per risolvere la crisi climatica.  

Dall'altro, le conseguenze sulla salute: l'OMS classifica la carne lavorata come cancerogena e la carne rossa come probabilmente cancerogena.

Senza contare che il consumo di carne è associato a un maggiore livello di resistenza agli antibiotici: l’impiego di farmaci negli allevamenti per prevenire le malattie da contagio, spesso dovute alle condizioni di vita estreme a cui gli animali sono costretti, causa nell'organismo umano un'assuefazione a tali farmaci, con il rischio che essi diventino inefficaci per curare le infezioni.

Una ricerca dell'Università di Oxford del 2018 conclude che una tassa sulla carne rossa e sulla carne lavorata potrebbe risparmiare oltre 40 miliardi di dollari in costi sanitari a livello mondiale.
 

Imposta sulla carne: il dibattito internazionale

In alcune nazioni, il cammino verso un'imposta sulla produzione di carne è già iniziato.

Nel report si fa riferimento, ad esempio, a uno studio commissionato dal Governo olandese, focalizzato sul giusto prezzo che la carne dovrebbe avere tenendo conto del suo impatto: dall'inquinamento alle emissioni, dalla deforestazione a tutti i danni collaterali che la sua produzione genera durante l'intera catena. 

Anche la Nuova Zelanda si sta muovendo, adottando nel breve termine misure concrete. Un emendamento alla Climate Change Response (Emissions Trading Reform) del Paese prevede, a partire dal 2025, una tassazione sulle emissioni derivate dall'allevamento del bestiame. 

Proposte al fine di introdurre una qualche forma di “imposta sulla carne” sono inoltre state discusse in Svezia, Danimarca e Germania.
 

Preoccupazione Covid-19

Il documento non manca di considerare il fattore Covid-19, virus in grado di propagarsi dagli animali all'uomo, che rende i decisori politici più propensi- rispetto al passato- a prendere provvedimenti nella direzione del benessere animale.

Nelle ultime settimane, diverse strutture dedicate alla macellazione delle carni in tutto il mondo (Italia compresa) si sono trasformate in focolai del Coronavirus. Non stupisce, dunque, che si accendano i riflettori sulla questione degli allevamenti intensivi. “Nello scenario post- Covid” ha affermato Jeremy Coller “c'è la possibilità che i Governi possano smettere di dare sussidi agli allevamenti, e comincino invece a tassarli”.

Gli introiti derivati dalla tassazione- sottolinea il rapporto- potrebbero essere utilizzati per garantire prezzi di frutta e verdura più bassi, supportando da un lato gli agricoltori e incoraggiando dall'altro i consumatori finali a privilegiare prodotti alimentari più sostenibili

 

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