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Mario Paciolla: inchiesta sulla morte dell'operatore ONU

Come volontario prima e osservatore per le Nazioni Unite dopo, Mario Paciolla lavorava affianco alle popolazioni locali nella lotta contro il sanguinario potere delle organizzazioni che in Colombia controllano lo sviluppo rurale. La procura di Roma ha aperto un fascicolo per vederci chiaro su questa morte misteriosa.

Mario Paciolla

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©Fb @giustiziapermariopaciolla

Operava in Colombia nel delicatissimo terreno della lotta al narcotraffico, lavorava per le Nazioni Unite e sarebbe dovuto tornare da lì a poco nella sua Napoli. Mario Paciolla era sì un operatore per i diritti umani e il suo impegno si intrecciava con la dura battaglia degli indigeni per la difesa dell'ambiente in un Paese in cui i cartelli della droga controllano il territorio e le risorse naturali. 

La morte di Mario Paciolla, il 15 luglio di quest'anno, è un mistero che richiede chiarezza. L'operatore ONU è stato  trovato morto nel suo appartamento a San Vicente de Caguán, comune ai margini della foresta amazzonica, nella regione del Caquetá.

L'uomo si trovava a San Vicente in qualità di collaboratore delle Nazioni Unite, per conto delle quali dal 2018 partecipava alla Missione di Verifica dell’Implementazione degli Accordi di pace nel Caquetá.

Il municipio è infatti sede di uno dei 24 Spazi territoriali di Formazione e Reincorporazione (Etcr) previsti dagli Accordi di Pace firmati dalle Farc-Ep (Forze Armate Rivoluzionarie della Colombia) e dal governo colombiano nel 2016.
 

L'indagine per omicidio

Scartata la prima ipotesi di suicidio- che la madre di Mario, Anna Motta, diversi amici e colleghi hanno giudicato inverosimile- le autorità locali hanno aperto un’indagine per omicidio.

Il 16 luglio, all'indomani del ritrovamento del corpo, una squadra dell’Unità per le Indagini Speciali del reparto di sicurezza dell’ONU ha proceduto al sequestro di tutti gli effetti personali di Paciolla, rendendo inutili ulteriori indagini sul posto.

 

Il 17 luglio l’Istituto di Medicina Legale del Caquetá ha effettuato l'autopsia, di cui si attendono ancora i risultati. 

 

Il 24 luglio il corpo del giovane è stato trasportato in Italia, dove ha avuto luogo a Roma la seconda autopsia.

 

Molti i punti oscuri dell'indagine, sulla quale sono state espresse parecchie inquietudini. Secondo Claudia Julieta Duque - giornalista, attivista per i diritti umani e grande amica di Mario - già a giugno Paciolla aveva avuto un contrasto con la Missione Onu, della quale contestava alcune scelte in materia di sicurezza. 
 

Colombia, un Paese letale per gli attivisti

La morte di Mario Paciolla è avvenuta in un'area del mondo, l’America Latina, che è la più pericolosa al mondo per i difensori dei diritti umani.

Come riportato da Amnesty International, dal 2016 (anno in cui sono stati siglati gli Accordi di pace all'Avana) sono stati uccisi oltre 135 ex guerriglieri e 970 leader sociali e attivisti per i diritti umani.

La Colombia, in particolare, nel 2019 si è distinta ancora una volta come il Paese più letale, con almeno 106 omicidi: leader contadini, persone impegnate nella protezione dei diritti della terra, dei territori e dell’ambiente in un contesto di guerra e guerriglia quotidiana. 
 

La commemorazione in ricordo di Mario Paciolla

Mentre proseguono le indagini e se ne attendono gli sviluppi, nella serata del 30 luglio la Villa Comunale di Napoli ha ospitato una cerimonia in memoria di Mario Paciolla.

Moltissime le presenze tra amici, conoscenti, parenti, rappresentanti delle istituzioni e cittadini. Numerose, inoltre, le persone connesse virtualmente dai differenti luoghi del mondo in cui Paciolla aveva operato: dall'India all'Argentina, dalla Giordania alla Colombia. Tutti concordi nell'auspicare una risoluzione chiara e celere della vicenda, per rendere giustizia alla memoria di un uomo che ha perso la vita lavorando per la pace. 
 

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